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Politica
Lega, "Giorgetti da sempre l'uomo delle nomine. Anche ai tempi di Bossi..."
Foto LaPresse

Che cosa sta accadendo nella Lega visto lo scontro a distanza tra Roberto Maroni e Giancarlo Giorgetti? Affaritaliani.it lo ha chiesto a Francesco Enrico Speroni, ex ministro delle Riforme nel primo governo Berlusconi (1994), ex co-presidente del gruppo EFD al Parlamento europeo e capo-delegazione della Lega a Strasburgo per tanti anni, fondatore della Lega Nord nel 1990 e attualmente segretario cittadino del Carroccio di Busto Arsizio.

Lei che è stato un fondatore della Lega Nord, come sono storicamente i rapporti tra Roberto Maroni e Giacarlo Giorgetti, protagonisti oggi di uno scontro a distanza su Siri e il figlio di Arata?
"Formalmente buoni, se poi ci sono cose sotteranee non mi è dato da conoscere. Posso dire che non li ho mai visti litigare e polemizzare. Forse oggi è la prima volta. Non ho visto o letto che uno parlasse male dell'altro e viceversa".

Beh, quando nel gennaio 2012 Giorgetti pronunciò il famoso editto contro Maroni...
"Quella fu un'idea di Bossi, se poi fosse influenzato da Giorgetti non lo so".

Qual è oggi il peso di Maroni nella Lega?
"Dal punta di vista formale conta zero, come me. Non ha nessun incarico esterno o interno. Non è più segretario, ministro o presidente di Regione. E' qualcuno che ha avuto visibilità, ma non ha più incarichi come tanti altri, come ad esempio Cota o Bricolo o Borghezio (quando tra poco non sarà più parlamentare europeo)".

Però quando parla fa rumore...
"Ha peso come può averlo Alberoni o chiunque abbia ricoperto ruoli autorevoli come ha fatto lui".

E il dualismo Salvini-Giorgetti?
"Salvini è il segretario della Lega, Giorgetti il vice con un ruolo certamente importante visto che secondo molti il segretario della Presidenza del Consiglio ha più poteri di un ministro. Dal punto di vista formale, ma anche sostanziale, conta di più Salvini di Giorgetti, non ci sono dubbi".

Però...
"Certo, Giorgetti come segretario della Presidenza del Consiglio ha molto peso".

Molti sostengono che Salvini sia l'uomo immagine che raccoglie i voti nelle piazze, in tv e sui social mentre Giorgetti l'uomo del potere. E' davvero così?
"Salvini prende i voti e buca in televisione perché questa è la sua caratteristica. E' fatto così. C'è gente che riesce meglio in tv e gente che non sfonda. Poi Giorgetti è apparentemente più moderato e in questa società dell'immagine e mediatica è ovvio che Salvini appaia molti di più di Giorgetti. Comunque Salvini è anche sostanza e non solo fumo. Insomma, c'è anche l'arrosto".

Giorgetti uomo del potere?
"Può darsi che avendo più familiarità con la politica italiana, visto che da molto più tempo è nel Parlamento e che Salvini è stato a lungo eurodeputato, Giorgetti si occupi maggiormente di certe questioni per motivi di esperienza e conoscenza. Ricordo che anche ai tempi di Bossi era lui l'uomo delle nomine".

Ci spieghi meglio...
"Se c'era da nominare qualcuno in un posto pubblico, ad esempio Enel o Ferrovie, era Giorgetti il filtro, se non a volte il decisore".

Da quanti anni è così?
"Usando un'espressione imprecisa, posso rispondere da sempre. E penso che continui a fare quello che faceva prima. All'epoca ero più vicino al vertice della Lega, anzi ne facevo parte, ora non ho modo di sapere con esattezza".

Conosce Armando Siri?
"E' venuto nella mia città a spiegare la tassa piatta e ho letto il suo libro. Lo abbiamo invitato a Busto Arsizio per un incontro pubblico nel 2017 e mi è sembrato molto convincente".

Che cosa pensa del caso giudiziario che lo coinvolge?
"E' una montatura. C'è un doppio peso che si dà all'informazione di garanzia, perché si chiama così e non avviso di garanzia come dicono i giornalisti".

Cioè?
"Raggi indagata resta lì, Siri indagato deve andar via. Non capisco. Il patto di governo tra Lega e M5S dice che le azioni della Magistratura hanno come effetto la rimozione del soggetto se come minimo c'è un rinvio a giudizio, che avviene in una fase successiva".

Maroni dice che il vero problema è Giorgetti...
"Può darsi che sia una coincidenza e cioè che Giorgetti conoscesse e stimasse il figlio di Arata tanto da affidargli un incarico senza sapere dei rapporti tra Siri e lo stesso Arata".

Ma perché Maroni ha detto che il problema è Giorgetti?
"Tutto è un problema, Arata padre e Arata figlio. O meglio, qualcuno cerca di farlo diventare un problema, il padre con Siri e il figlio con Giorgetti. Giornali e televisioni ne parlano tutti i giorni e qualche problema questa situazione la sta creando. Può darsi che Maroni sappia qualcosa in più di me".

E infatti i 5 Stelle hanno commentato: se Maroni sa qualcosa vada in Procura...
"Nessuno è obbligato ad andare in Procura. Se io sapessi che una persona ha commesso un reato non ho l'obbligo di recarmi in Procura a denunciarlo e quindi Maroni non ha l'obbligo di andare in Procura a denunciare nessuno".

Beh se dice così un motivo ci sarà, no?
"Può parlare, ma non ha obblighi. Se io so che una persona è un malvivente posso affermarlo, salvo querele, ma non ho l'obbligo di denunciarlo in Procura anche se conosco fatti che costituiscono reato. Questo è il diritto italiano".

Però le parole di Maroni sono forti e indirizzate direttamente a Giorgetti. Perché?
"Bisogna sapere che cosa sa Maroni, quello che vuol dire e poi finisce lì".

E' vero che se dovesse cadere (politicamente) Siri il governo comunque va avanti e invece va a casa se i 5 Stelle se la prendono con Giorgetti?
"Vista l'importanza dei due, direi che ripercussioni nel caso Siri sul governo ne vedo poche, ripercussioni nel caso Giorgetti sul governo sono sicuramente più sensibili".
 

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