Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » Legge elettorale, la battaglia sulle preferenze si tinge di rosa: “Non votiamole, sono un rischio per noi donne”

Legge elettorale, la battaglia sulle preferenze si tinge di rosa: “Non votiamole, sono un rischio per noi donne”

L’appello bipartisan di Elena Bonetti, Silvana Comaroli, Isabella De Monte, Chiara Gribaudo e Luana Zanella

Legge elettorale, la battaglia sulle preferenze si tinge di rosa: “Non votiamole, sono un rischio per noi donne”

Preferenze, appello bipartisan di cinque deputate: “Rischio boomerang per le donne in Parlamento”

Cinque partiti diversi, cinque collocazioni spesso agli antipodi, un’unica richiesta. Elena Bonetti, Silvana Comaroli, Isabella De Monte, Chiara Gribaudo e Luana Zanella – rispettivamente di Azione, Lega, Forza Italia, Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra – hanno firmato insieme un appello alle colleghe deputate: non votare a favore delle preferenze nella riforma della legge elettorale in discussione alla Camera. Il punto di partenza è un dato che le firmatarie definiscono difficile da ignorare: nel Parlamento eletto senza preferenze le donne sono il 34% degli eletti. Numero che crolla se si guarda alle Regioni, dove si vota invece con le preferenze e le consigliere restano ferme a circa un quarto degli eletti. Un confronto che, secondo le deputate, non lascia molto spazio a interpretazioni diverse.

Leggi anche: Sondaggi, gli italiani promuovono Meloni al 54,3%. Ma il campo largo sorpassa (di poco) il centrodestra

“Sappiamo tutte che il cammino delle donne nelle istituzioni italiane è stato lento, e che il superamento del voto di preferenza, insieme all’introduzione di norme per garantire l’equilibrio di genere, ha contribuito a un incremento progressivo della rappresentanza femminile in Parlamento”, spiegano le deputate promotrici dell’appello contro le preferenze. “Nel tempo, le parlamentari hanno dimostrato in modo trasversale la capacità di costruire convergenze su battaglie fondamentali: tra le più recenti, il contrasto al divario salariale, le politiche per la natalità e la demografia, il rafforzamento degli strumenti di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne. Questo lavoro comune ha prodotto risultati concreti e un avanzamento della qualità del dibattito pubblico e delle politiche nel nostro Paese. Proprio per questo non possiamo arretrare, ma è anzi fondamentale che andiamo avanti insieme su questo percorso e siamo noi, oggi, a raccogliere il testimone e a dare alle giovani donne di domani più opportunità di quante ne abbiamo ereditate”, le loro parole.

Le preferenze tenderebbero “a penalizzare la rappresentanza femminile” perché premia soprattutto forza delle reti personali, disponibilità economica e notorietà accumulata nel tempo – tre condizioni che vedono ancora troppo spesso le donne partire svantaggiate o dipendere da reti di potere costruite da altri. Una lettura che le firmatarie presentano come qualcosa di già confermato dalla letteratura comparata su Italia e altri Paesi. Le deputate richiamano le Madri Costituenti – appena 21 su 556 – ricordando che la loro battaglia non era per far entrare qualche donna nelle istituzioni, ma perché le istituzioni riflettessero in pari misura uomini e donne del Paese. Un compito, scrivono, ancora aperto, e che tocca oggi a loro portare avanti.

Infine l’appello a non votare l’introduzione delle preferenze: “Care Colleghe, votiamo in maniera solidale e compatta: facciamolo non per noi stesse, ma per tutte le donne che aspireranno, come noi, a rappresentare le istituzioni del nostro amato Paese”, concludono Elena Bonetti (Azione), Silvana Comaroli (Lega), Isabella De Monte (Forza Italia), Chiara Gribaudo (Partito Democratico), Luana Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra). 

LEGGI LE NEWS DI POLITICA