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Politica
Davide Faraone, membro della segreteria di Matteo Renzi, interpellato da Affaritaliani.it, risponde all'appello della minoranza del Pd per introdurre le preferenze nell'Italicum. "Sul punto delle preferenze siamo stati chiarissimi. Come gruppo dirigente del Pd non abbiamo alcun problema ma Forza Italia ha posto come elemento essenziale per raggiungere l'accordo con che ci siano le liste bloccate. Se chi vuole introdurre le preferenze riesce a trovare un modo per non compromettere le riforme allora ben vengano. Comunque, per noi è prioritaria la riforma elettorale, oltre all'abolizione del Senato e alla riforma del Titolo V, per garantire stabilità al Paese e il tutto non può essere pregiudicato da una questione marginale. Marginale visto che abbiamo già deciso di fare le primarie". Quindi con le preferenze salterebbe l'accordo? "Basta vedere cosa dicono da Forza Italia...".

@AlbertoMaggi74

Mentre la minoranza interna al Pd va in pressing per cambiare la legge elettorale su cui oggi si ritrova d'accordo il trittico formato da Renzi più Berlusconi e Alfano (anche se sulle preferenze Ncd non intende smettere di dare battaglia), slitta l'approdo nell'aula della Camera della riforma del Porcellum, che inizierà il suo iter in assemblea il 29 gennaio (nel pomeriggio), anziché il 27 come precedentemente deciso. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio dopo un'accesa discussione. Il voto sul provvedimento è previsto tra il 30 e il 31 gennaio. A richiedere di posticipare l'inizio del confronto è stata Sel, che sarà impegnata nel week end con il congresso di partito dove sarà discusso il testo dell'Italicum (ma Nichi Vendola, leader di Sinistra e libertà, ha già annunciato il proprio voto contrario al testo se non sarà emendato). Intanto, però, a causa dell'apposizione della fiducia da parte del governo sul decreto legge Imu-Bankitalia salta il voto per l'adozione del testo base sulla legge elettorale in commissione Affari costituzionali previsto per stasera.

E si staccano i percorsi della riforma elettorale e di 'Impegno 2014': il governo va avanti, quindi, già a partire dalla riunione del Consiglio dei ministri di domani, con i provvedimenti economico-fiscali e con gli obiettivi indicati durante il discorso sulla fiducia dell'11 dicembre scorso. Secondo quanto riferiscono fonti di palazzo Chigi, il percorso della riforma elettorale, che è un tema chiave in questo momento, e il percorso del patto alla base del governo prendono necessariamente due vie diverse. A piazza Colonna, peraltro, in questi giorni tiene banco il tema del rimpasto, a cui si lega quello del rapporto tra Matteo Renzi e il premier Enrico Letta.  Ma siccome accanto a un'ipotesi di Letta bis starebbe prendendo sempre più piede dentro alla maggioranza l'idea di un governo guidato - da subito - dallo stesso Renzi (senza passare dal voto), è Gianni Cuperlo, a capo della minoranza interna ai democratici, a tentare di stoppare un eventuale blitz che avrebbe come obiettivo il tentativo di blindare il patto sulle riforme: "Non consiglio a Renzi di andare a palazzo Chigi senza la legittimazione del voto - dice l'ex presidente del Pd che si è dimesso dall'incarico in contrasto con lo stile della gestione Renzi -. E io sto a quanto detto da lui. Certo il Pd deve sentire il governo, un governo che io cambierei e rafforzerei, come suo. Solo così può andare avanti la legislatura. Se questo cambiamento non avviene e non ci sono le condizioni di un cambio di passo allora meglio andare a votare".

Gli attriti e le differenze di vedute sono evidenti. Tanto che sulla legge elettorale oggi l'area Cuperlo insiste: il testo va cambiato. Certo, tutti insieme. Proprio per questo domani mattina - quando si riuniranno i deputati Pd della commissione Affari costituzionali - ufficializzeranno la richiesta di emendamenti unitari su alcuni punti dirimenti. Innazitutto le liste bloccate. La sinistra del partito, che si è riunita oggi, chiede di introdurre o i collegi uninominali o le doppie preferenze o le primarie obbligatorie per legge. E in ogni caso, di stabilire l'alternanza di genere nelle liste. Ma la richiesta è anche di innalzare almeno al 38% la soglia da cui scatta il premio di maggioranza e abbassare la soglia di sbarramento dell'8 per cento per i partiti non in coalizione.

Sul fronte politico che caratterizza l'Italicum, dunque, Renzi ha già incassato anche il sì del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. E se la Lega preannuncia una battaglia serrata visto che con le soglie di sbarramento contenute nell'Italicum il Carroccio si ritroverebbe fuori dal parlamento, i partitini collocati al centro non mollano sulle preferenze (e dunque contro le liste bloccate, ancorché limitate nel numero e dunque corte). A parlare stamani è il ministro della Difesa Mario Mauro, che insiste: "Le preferenze sono l'unico modo per riavvvicinare gli italiani alla politica. Bisogna restituire ai nostri cittadini la possibilità di scegliere il proprio parlamentare. Gli italiani non vogliono più in parlamento i nominati, gli italiani vogliono poter decidere. I Popolari per l'Italia sono gli unici rimasti in parlamento a sostenere questa battaglia". In realtà, anche dentro allo stesso Ncd si continua a insistere affinché le preferenze vengano accordate.

Gli fa eco Beppe Grillo, che rivendica la posizione del Movimento 5 Stelle a favore delle preferenze. "Lo diciamo fin dal primo V-day, quando abbiamo raccolto 350mila firme su tre leggi popolari: via i condannati dal parlamento, limite delle due legislature e, terzo punto, il voto di preferenza. E noi eravamo l'antipolitica", aggiunge sottolineando che il M5S ha votato, lo scorso anno, a favore della mozione Giachetti (che impegnava il governo a un ritorno al Mattarellum, ndr). Noi siamo sempre stati coerenti". Ma poi: "Niente preconcetti, se il Pd fa una buona legge, noi la votiamo".

Gli risponde, a stretto giro di posta, Luca Lotti, 'fedelissimo' di Renzi e responsabile Organizzazione del Pd: "Grillo pensi piuttosto ai 150 parlamentari chiusi a chiave e obbligati a prendere ordini da un blog. Nel momento in cui si stanno riscrivendo le regole per far funzionare il Paese, dia al loro movimento la possibilità di partecipare al cambiamento".

Ma in giornata arriva pure la proposta di Scelta civica: "Se si alza la soglia per ottenere il premio di maggioranza - dice Stefania Giannini, segretaria di Sc - noi siamo pronti a votare sì al testo presentato da Pd, Forza Italia e Ncd. Scelta civica è pronta a contribuire al testo base della legge elettorale - ha aggiunto -. Ci preme che il premio di maggioranza abbia una soglia più alta di questo 35% che rischia di essere non costituzionale. Vogliamo che ci sia garanzia di governabilità e di democrazia. A queste condizioni siamo disponibili a votare favorevolmente il testo".

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