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Legge elettorale, Pd: “Solo se ci stanno tutti”. Ma M5s frena

Riparte l’iter della legge elettorale tra (finte) aperture e paletti

Tutti disponibili (almeno a parole) a riaprire il confronto sulla legge elettorale, ripartendo dal proporzionale alla tedesca che naufrago’ in Aula a giugno per mano dei franchi tiratori. Ma sui tempi resta l’incertezza. Tanto piu’ dopo lo stop dei 5 Stelle, che vogliono incassare prima l’addio definitivo ai vitalizi, sul quale pero’ ora il Pd frena. Ufficialmente la legge elettorale deve approdare in Aula entro fine mese, ma spettera’ alla conferenza dei capigruppo, gia’ convocata per mercoledi’ prossimo, stilare il calendario e non e’ escluso che la data di avvio dell’esame da parte dell’Assemblea di Montecitorio slitti nuovamente.

Sulle chance che si arrivi davvero a un’intesa, poi, pesano due appuntamenti: il voto in Sicilia a novembre e la legge di Bilancio. Restano inoltre intatti anche i paletti piantati dalle forze politiche, o meglio le ‘condizioni’ per poter cercare un’intesa: M5S punta i piedi, chiedendo al Pd una sorta di prova di tenuta dei propri parlamentari se non addirittura una sorta di prova di fedelta’. Che consiste nell’approvare in via definitiva al Senato la legge sull’abolizione dei vitalizi prima di riprendere in mano il dossier riforma del sistema di voto. “Se il Pd lo fara’ – e’ la sfida pentastellata – per noi sara’ il segnale che puo’ riuscire a gestire i franchi tiratori”.

La Lega ci starebbe anche a riprende i fili del dialogo, ma chiede a Forza Italia di appoggiare la sua proposta sul maggioritario. Solo cosi’, scandisce Matteo Salvini, si puo’ parlare seriamente di coalizione. Il Pd, pur offrendo la disponibilita’ al confronto, pone la condizione che all’accordo partecipino “almeno” tutte e quattro le forze che sostennero il ‘Fianum’, un sistema proporzionale che prevede un mix di collegi e listini. E “se c’e’ l’accordo sulla legge elettorale noi ci si siamo. Ma a pochi mesi dalla fine della legislatura, diciamo che se c’e’ un accordo di tutti bene, ma se e’ un accordo contro qualcuno sara’ difficile da far accettare”, ribadisce Matteo Renzi.

Paletti a parte, la ripresa dei lavori della commissione Affari costituzionali di Montecitorio sulla legge elettorale fa segnare sulla carta un punto positivo: “tutti i gruppi sono disponibili a ripartire”, osserva infatti il presidente Andrea Mazziotti. E il proporzionale alla tedesca, almeno stando alle odierne dichiarazioni di intenti, fa registrare l’en plein.

Oggi in commissione Affari costituzionali non si sono registrate grosse novita’ rispetto alle posizioni espresse dai vari partiti nelle ultime settimane, fatta eccezione per la frenata dei 5 Stelle. Un modo, secondo alcuni dem, per sottrarsi al confronto e rinviare sine die la riforma elettorale, visto che “sono ben consapevoli dei problemi che abbiamo al Senato sull’ok alla legge Richetti”. La posizione pentastellata fa riemergere, viene spiegato da fonti Pd, ma anche azzurre, tutti i dubbi sulla effettiva volonta’ dei grillini a voler cambiare la legge elettorale. Insomma, “di loro non ci si puo’ fidare”. Ma allora perche’, si chiedono in casa azzurra ma anche a sinistra, “il Pd continua a mettere tra gli interlocutori indispensabili proprio i 5 Stelle?. Facile, perche’ in realta’ nemmeno Renzi vuole cambiare la legge”, e’ il ragionamento di un big azzurro. Non solo: a far sorgere sospetti e’ la presa di posizione di Toninelli contro le coalizioni: “non sono presenti nel sistema elettorale tedesco e chi le chiede portera’ all’affossamento della legge”, ha affermato il pentastellato.

Forza Italia, Mdp e Sinistra italiana hanno chiesto ufficialmente che il lavoro riparta dal ‘tedesco’, seppur con alcune modifiche. Anche Ap si e’ detta d’accordo, ma con alcuni cambiamenti (tra cui il premio di maggioranza e l’eliminazione del listino bloccato e delle pluricandidature). Per FdI serve il premio alla coalizione. A proporlo e’ stato anche Giuseppe Lauricella del Pd (“ha parlato a titolo personale”, ha precisato Fiano), facendosi portavoce della linea Orlando. Nessuna novita’ nemmeno dal Pd: il capogruppo in commissione e relatore, Emanuele Fiano, ha ribadito quanto i vertici dem, a partire dal segretario Matteo Renzi, vanno dicendo da mesi: “atteggiamento costruttivo”, “disponibili al confronto purche’ ci stiano anche FI, M5S e lega e purche’ si riparta dal lavoro gia’ fatto”.

La Lega ha ribadito la preferenza per un sistema maggioritario, e Salvini ha rilanciato, in un discorso tutto interno al centrodestra: “Forza Italia dimostri che il centrodestra e’ compatto sostenendo una legge chiara e maggioritaria, che aiuti le coalizioni. La Lega e’ disponibile a far parte di una coalizione per vincere le elezioni”.