Via libera del Senato alla riforma della legge elettorale con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti. Prima del voto le opposizioni hanno esposto cartelli contro la “legge truffa”, mentre il capogruppo M5s Luca Pirondini si è scontrato con Ignazio La Russa. Il testo modificato torna ora alla Camera.
A Palazzo Madama 113 sì, proteste delle opposizioni e scontro Pirondini-La Russa prima del voto
Il Senato ha approvato la riforma della legge elettorale con 113 voti a favore, 71 contrari e 2 astenuti.
Il provvedimento era arrivato a Palazzo Madama dopo il primo via libera della Camera. Durante la seconda lettura il testo è stato modificato e dovrà quindi tornare a Montecitorio per la terza lettura.
Prima dell’approvazione, i senatori delle opposizioni hanno mostrato in Aula cartelli gialli e rossi con la scritta “No alla legge truffa”, subito dopo la dichiarazione di voto di Fratelli d’Italia. Per il governo erano presenti i ministri Roberto Calderoli, titolare degli Affari regionali e delle autonomie, e Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento.
Pirondini mostra “Fratelli di casta”, scontro con La Russa
La tensione è salita durante l’intervento del capogruppo M5s Luca Pirondini, che ha parlato di “legge truffa” e mostrato un fac-simile di scheda elettorale con la scritta “Fratelli di casta”.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa lo ha richiamato: “La richiamo all’ordine, non mi aspettavo da un capogruppo questa caduta di stile”. La Russa ha poi precisato che il richiamo riguardava l’esposizione del foglio e non il suo contenuto.
Pirondini ha replicato: “Lei non può interrompere il mio intervento”, tornando poi ad attaccare la riforma.
Boccia: “Con il 42% premio fino a 70 deputati e 35 senatori”
Il capogruppo del Pd Francesco Boccia ha concentrato l’attacco sul meccanismo del premio di maggioranza. “Avete previsto che il 42% possa far scattare un premio fino a 70 deputati e 35 senatori, ma che idea di democrazia è? Prendete quasi tutto e sperate di eleggervi da soli il presidente della Repubblica, ma che idea è di democrazia la vostra? Forse che si arriva al Colle, si nominano i 5 giudici della Corte costituzionale perché questa formazione così straordinariamente voluta dai Costituenti non vi è mai piaciuta, così come la Costituzione che non riuscite a sentire vostra infatti fate fatica a definirvi antifascisti”.
Avs: “Sperate che venga affossata alla Camera”
Il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro ha sostenuto che la riforma potrebbe ritorcersi contro la stessa maggioranza.
Nel fare questa riforma “avete anche sbagliato i conti: sette mesi fa Vannacci era all’1%, ma nel frattempo è cresciuto e quindi questa legge elettorale che vi siete fatti su misura vi si potrebbe ritorcere contro” e “sono convinto che tutti voi state sperando che questa legge venga affossata alla Camera, è il vostro grande desiderio inconfessabile, perchè la politica è spesso così ma questo succede quando invece di seguire l’interesse generale si pensa a inseguire l’interesse di parte”.
Calenda: “Perpetua le coalizioni una contro l’altra”
Carlo Calenda ha annunciato il voto contrario di Azione. “Noi voteremo contro questa legge elettorale e le ragioni di fondo non hanno a che fare con la soglia del premio che pure credo vi si ritorcerà contro o con l’indicazione del presidente del consiglio, ma ha che fare con una ragione più di fondo: questa legge mira a perpetuare uno scontro continuo e costante che in questo Paese va avanti da 30 anni e che sarebbe il tempo di chiudere mandando in soffitta questo bipolarismo”.
Il leader di Azione ha aggiunto che ci sono “coalizioni che nascono solo per spodestare l’altro” col risultato di “costruire sempre nuovi populisti estremisti e propaganda, lo sappiamo: dall’onestà al ‘prima gli italiani’ a ‘sono una madre, sono italiana’ adesso al ‘generale’ Vannacci, a Corona. Chi sarà il prossimo? Grillo? E poi dopo Grillo avremo altri influencer?”.
“Abbiamo un problema di intelligenza artificiale del quale non parliamo, tre guerre e non ne parliamo, abbiamo l’inflazione che esplode e non ne parliamo: siete così convinti che fare delle coalizioni l’uno contro l’altro garantità la compattezza a questo Paese per quello che viene?”, ha concluso definendo la legge “un errore”.
Renzi: “La cambiate perché avete paura di perdere”
Contro la riforma anche Matteo Renzi. “Voi decidete di cambiare la legge elettorale nel settembre 2026 per avere più stabilità nei governi e nello stesso mese ci fate uan capa tanto per festeggiare il governo più longevo della storia italiana. Allora delle due l’una: o la stabilità nasce dalla legge elettorale o quella che c’è va benissimo. Quella che voi cambiate è l’unica che ha consentito la stabilità. Voi non la cambiate per la stabilità ma perché siete convinti che al prossimo giro rischiate seriamente di perdere. Voi l’altra volta non avete vinto per il Rosatellum ma perché la sinistra non si è unita”.
Riferendosi al centrosinistra, il leader di Italia viva ha aggiunto: “Chi si incarica di rompere questa unità per ragioni ideologiche o personali passerà alla storia come chi darà altri 5 anni a Meloni, Vannacci e compagnia”.
Casellati: sui candidati donne la responsabilità è dei partiti
La ministra per le Riforme Elisabetta Casellati è intervenuta sul meccanismo dell’alternanza di genere. “Per quello che riguarda l’alternanza di genere, sono sempre i partiti a essere responsabili del posizionamento delle donne. Possiamo anche stabilire formalmente una proporzione del 40 e del 60 per cento, ma se poi, come è già successo – mi ricordo il Porcellum – le candidate vengono collocate nei collegi dove non si vince o, proporzionalmente, nelle posizioni meno favorevoli, allora il rispetto delle percentuali rischia di diventare un falso. Per questo continuo a ritenere giusto prevedere il 60 e il 40 per cento, ma è altrettanto importante che i partiti si assumano la responsabilità di garantire alle donne un posizionamento adeguato e, quindi, la rappresentanza che hanno diritto ad avere”.
“Oggi, però – continua – c’è una maggiore consapevolezza del valore delle donne e del contributo che hanno dato al cambiamento della nostra società, anche attraverso la politica. Sono quindi fiduciosa che questo principio venga rispettato. Anche nel mio partito il segretario ha immediatamente chiarito che sarà così. Credo, inoltre, che si stia affermando sempre più il principio del merito. Una donna non deve essere scelta semplicemente perché è una donna, ma per il valore e le capacità che esprime. Io stessa ne sono un esempio: sono stata la prima donna Presidente del Senato, così come il presidente Meloni è la prima donna Presidente del Consiglio. Al di là delle percentuali, dunque, c’è stata un’evoluzione significativa. E oggi – conclude – sono molte le donne che guidano imprese e realtà importanti. Le quote hanno certamente rappresentato una spinta importante, per esempio nei consigli di amministrazione delle aziende. Ma dovevano avere una funzione transitoria: servire ad aprire alle donne uno spazio che, una volta conquistato, potesse essere occupato stabilmente sulla base del merito”.
Dopo il voto del Senato, il confronto si sposta nuovamente alla Camera, chiamata a esaminare le modifiche introdotte a Palazzo Madama.


