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Politica
"Legge elettorale solo per la Camera". La minoranza Pd prova lo sgambetto


Una sorta di compromesso per approvare l'Italicum nel giro di due mesi e senza collegarlo alle riforme costituzionali ma in modo tale da far sì che la riforma valga solo per la Camera, e non per il Senato, come se Palazzo Madama, di fatto, fosse già abolito. L'ipotesi di intesa tra Matteo Renzi e Angelino Alfano prende forma nel momento in cui Alfredo D'Attorre, deputato della minoranza interna al Pd, presenta un emendamento alla riforma della legge elettorale. L'Italicum, infatti, torna martedì all'esame dell'aula di Montecitorio, e la modifica proposta da D'Attorre limita alla sola Camera l'introduzione del nuovo sistema elettorale.

Una modifica che incassa subito il no secco di Forza Italia: "Cambiare la legge elettorale solo per la Camera - è il commento a caldo di Renato Brunetta (Forza Italia) - creerebbe solo caos, caos che la Corte costituzionale non potrà far altro che dichiarare illegittimo alla prima occasione. Secondo Brunetta, infatti, in un sistema vigente di bicameralismo perfetto "non è concepibile ripensare il sistema elettorale per un solo ramo del parlamento, e non possiamo credere che il presidente della Repubblica possa firmare una legge che prevede una riforma della legge elettorale a metà".

Alla vigilia dell'appuntamento in aula, dunque, il clima è arroventato: la legge elettorale è la prima vera prova per il nuovo premier che non vuole rinvii. Oggetto della discussione quell'emendamento Lauricella (dal nome del deputato Pd che l'ha scritto) che collega l'entrata in vigore della legge elettorale alla definitiva abolizione del Senato. Emendamento che non piace affatto alla Fi di Silvio Berlusconi, coautore dell'accordo con Renzi sull'Italicum, e che di fatto non piace troppo neanche al premier, il quale non vuole precludersi l'uso di elezioni anticipate.

In casa Pd, intanto, Lauricella fa sapere che lui il suo emendamento non lo ritirerà mai. Ma D'Attorre replica: "Non è un problema, la sua modifica verrebbe votata dopo quella che abbiamo presentato noi". Nel merito, poi, spiega: premesso che "emendamenti del genere erano già stati presentati da diversi gruppi, il mio abolisce l'articolo 2 dell'Italicum e toglie anche dal titolo della legge qualsiasi riferimento al Senato". Si tratterebbe di un passepartout per 'splittare' i sistemi di voto: uno, l'Italicum, per Montecitorio, e l'altro, la risultante dalla sentenza della Consulta, per Palazzo Madama.

D'Attorre peraltro non ritiene che, qualora l'emendamento fosse approvato, si creerebbe un problema di costituzionalità per l'esistenza, di fatto, di due diversi sistemi elettorali per Camera e Senato: "Già nel precedente sistema vigevano due diversi sistemi ed era così anche nella prima Repubblica. Del resto, la Consulta non ha motivato" la bocciatura del Porcellum "con l'esistenza di due sistemi". Tra l'altro, osserva l'esponente bersaniano, "con l'Italicum così come è adesso il rischio di avere due ballottaggi diversi per Camera e Senato è altissimo".

Disco verde a questa ipotesi dall'Udc. E' Gianpiero D'Alia a dire che "sulla legge elettorale è indispensabile portare subito a casa i risultati: approvarla in pochi giorni per la sola Camera dei deputati è un modo corretto di procedere, visto che l'accordo complessivo sulle riforme istituzionali prevede il superamento del Senato per come lo abbiamo inteso fino a oggi". L'ex ministro per la Semplificazione sostiene che "non si può pensare che lo spauracchio del voto anticipato possa condizionare ancora una volta un percorso riformista su cui si gioca la credibilità della politica e nel quale molti avrebbero la tentazione di lasciare tutto cosi com'è".

Ottimismo sul timing arriva da Luigi Zanda (Pd). "La riforma della legge elettorale è una priorità assoluta. La Camera ha fatto un buon lavoro e potrà approvarla entro una settimana, al massimo entro dieci giorni", afferma il presidente dei senatori dem. "Poi - prosegue - sarà il Senato ad esaminare il provvedimento e potrà approvarlo in poche settimane. Entro un mese la riforma elettorale sarà legge dello Stato".

La bocciatura a D'Attorre, invece, arriva dai Popolari per l'Italia che definiscono "insensato" l'emendamento.
 

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