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L’ex ministra dell’istruzione Gelmini: “Il tetto agli stranieri? Un provvedimento nato per includere. Ora diventi legge”

Ad Affaritaliani, la senatrice di Noi Moderati rivendica la paternità del tetto agli studenti stranieri, oggi rilanciato da Meloni: “La libertà religiosa non può diventare un alibi contro la parità uomo-donna”

L’ex ministra dell’istruzione Gelmini: “Il tetto agli stranieri? Un provvedimento nato per includere. Ora diventi legge”

Mariastella Gelmini: “Scuole di serie A e di serie B senza il tetto agli stranieri. E sul velo integrale la libertà religiosa non è un alibi”

Il tetto del 30% agli studenti stranieri per classe, oggi al centro dello scontro politico dopo l’annuncio di Giorgia Meloni, porta la firma di Mariastella Gelmini. Fu lei, da ministra dell’Istruzione, a scriverlo per la prima volta in una circolare del 2010. Sedici anni dopo, la senatrice di Noi Moderati rivendica quella intuizione e apre alla svolta legislativa chiesta dalla premier, ma avverte: senza modalità applicative legate alla prossimità dei territori, il rischio è alimentare le stesse polemiche di allora. Intervistata da Affaritaliani, Gelmini si sofferma anche sulla vicenda dell’accoltellamento della professoressa Isabella Marsilio, sul velo integrale in classe e sul bilancio della sua battaglia, insieme a Maurizio Lupi, per il fondo dedicato agli oratori italiani.

Senatrice, partiamo da un caso di cronaca. Guardano all’accoltellamento della professoressa Isabella Marsilio, e più in generale all’escalation di episodi di violenza nelle scuole italiane, qual è oggi la vera emergenza: la sicurezza, il disagio psicologico dei ragazzi, la carenza di personale di supporto, o un mix di tutto questo?

Aggredire un docente è un atto inaccettabile che colpisce non una singola persona, ma l’intera comunità scolastica. Alla professoressa Marsilio e a tutta la scuola ho espresso subito la mia solidarietà e vicinanza. Voglio ricordare che grazie al governo Meloni, oggi il nostro ordinamento dispone di strumenti più incisivi per contrastare la criminalità giovanile, con pene più severe e misure chiare, come il divieto di introdurre armi a scuola. Casi di cronaca come questo, però, ci ricordano che siamo di fronte a un disagio giovanile sempre più profondo e che le leggi, da sole, non bastano. Servono anche prevenzione, educazione, formazione dei docenti e adeguato supporto psicologico per i ragazzi.

Negli anni della sua riforma il tema era soprattutto organizzativo. Oggi sembra essersi spostato tutto sul piano emotivo/relazionale: cosa è cambiato, secondo lei, nei ragazzi in questi anni e, soprattutto, non trova che la scuola si accorga dei problemi troppo tardi, quando ormai esplodono?

Il disagio giovanile che vivono oggi le nuove generazioni è sempre più complesso. Disturbi psicologici, disturbi alimentari, violenza, isolamento e dispersione scolastica, bullismo e cyberbullismo, autolesionismo, dipendenze: si tratta purtroppo di un disagio che ha molteplici sfaccettature, che gli adulti non sempre riescono ad intercettare per tempo. Negli ultimi anni c’è chi ha provato a scaricare tutto sulla scuola e sulle famiglie. Da sole non ce la fanno. Ecco perché credo che serva ricostruire la “comunità educante”: ho presentato anche un disegno di legge su questo, perché la crescita di un adolescente è responsabilità collettiva e come genitori, insegnanti, istituzioni, associazioni e mondo dello sport, parrocchie e oratori, siamo tutti coinvolti.

Quali sono, secondo lei, le priorità su cui il governo dovrebbe intervenire subito? La strada intrapresa dal Ministro Valditara è quella giusta? 

In questi anni sono state messe in campo misure che condivido come il ritorno al voto in condotta, il divieto dei cellulari in classe e pene più severe per chi aggredisce un docente, sono state aggiornate le linee guida sull’educazione civica in classe, con maggiore attenzione all’educazione digitale per un uso responsabile e consapevole dei social. Bene anche l’impegno sulla violenza di genere: nessuno vuole negare l’importanza dell’educazione all’affettività, del rispetto della persona, della prevenzione alla violenza e, per esempio, il consenso informato con il coinvolgimento delle famiglie su cui si è tanto discusso va in questa direzione. Bisogna ricostruire un’alleanza educativa tra scuola, famiglia e società. Perché educare non significa solo trasmettere nozioni.

L’esposizione continua a smartphone e social media sta amplificando il disagio adolescenziale rispetto a quando lei era ministra: a questo proposito, l’AI rischia di essere un ulteriore fattore di isolamento e di limitazione dell’apprendimento?

L’uso e talvolta l’abuso di social network e IA è un tema che stiamo affrontando anche in Parlamento. Si è espressa recentemente l’Europa con un pacchetto di misure per regolamentare l’accesso dei minori ai social network e come Noi Moderati al Senato abbiamo presentato una proposta di legge che va in questa direzione. I nostri ragazzi sono sempre più soli davanti ad uno smartphone e finiscono per confondere la realtà virtuale con la vita reale. Credo che sia fondamentale restituire loro relazioni autentiche, sane, reali, come quelle che possono crearsi in luoghi educativi come gli oratori. Grazie a Maurizio Lupi e a Noi Moderati, oggi possiamo contare su un fondo da 6,5 milioni all’anno, per tre anni, a sostegno degli oratori italiani. Una promessa mantenuta e un segnale importante a tante famiglie.

Passiamo alla politica: un divieto specifico su un simbolo religioso non rischia di scontrarsi con i principi di libertà religiosa e di sollevare problemi di costituzionalità? 

La libertà religiosa va sempre rispettata, ma non può diventare un alibi per mettere in discussione la legge italiana o quei principi fondamentali come la parità uomo-donna che tengono insieme la nostra comunità. È in questa logica che va affrontato il tema del velo integrale in classe. Per noi integrazione vuol dire diritti, ma anche doveri; accoglienza, ma anche responsabilità; libertà, ma nel rispetto delle norme nazionali.

Il “tetto agli studenti stranieri” annunciato da Meloni era già presente in una sua circolare del 2010. La misura trova oggi, a distanza di qualche tempo, la sua approvazione? 

Condivido la proposta di Meloni di rilanciare il principio del tetto del 30% degli alunni stranieri per classe già previsto da una mia circolare. Oggi i tempi sono maturi per arrivare ad una legge. Bisognerà trovare modalità applicative compatibili con il principio della prossimità della scuola e con le caratteristiche dei singoli territori, coinvolgendo maggiormente rispetto al passato Comuni e Regioni. Tutto questo però non deve essere un pretesto per non affrontare questo fenomeno. Non si può far passare per xenofobo un provvedimento nato per includere, evitando scuole o classi di serie A e di serie B.

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