"Il senatore Giarrusso del M5S si è autosospeso". La notizia, raccolta in un tweet sull'account ufficiale di Sky Tg24, è solo l'ultima traccia dei nervosi sommovimenti in atto nel MoVimento 5 Stelle, già alle prese con la probabile fuga verso il gruppo misto di due parlamentari. In breve, giungono le dichiarazioni dello stesso Giarrusso, che annuncia: "Ho scritto al presidente Grasso di sostituirmi in Giunta visto che non ci si può dimettere. Stefano (neo presidente della Giunta per le elezioni e le immunità del Senato) è un infiltrato dell'Udc. In Giunta c'è una maggioranza palese e una occulta trasversale che vogliono salvare il Cav. Da noi mele marce, se ne devono andare".

Giarrusso "tradito" da Crimi. La mossa di Michele Giarrusso è evidentemente conseguenza di quanto accaduto al momento della votazione per il presidente della Giunta per le elezioni e le immunità del Senato. Come annunciato alla vigilia, un accordo di maggioranza ha garantito l'elezione di Dario Stefano di Sel, mentre naufraga il candidato di M5S, appunto Giarrusso. L'avvocato siciliano raccoglie solo tre voti, oltre al suo quello dei colleghi di gruppo Maurizio Buccarella e Serenella Fucksia. E Giarrusso lascia la riunione nell'antico palazzo di a Sant'Ivo alla Sapienza, adiacente a Palazzo Madama, facendo notare ai cronisti, con malcelato nervosismo, un'assenza pesante. Al voto, infatti, non ha partecipato il capogruppo in Senato di M5s, Vito Crimi. "Abbiamo votato, sì, ma il nostro capogruppo Crimi non c'era, non si è presentato. Perché? Bisognerebbe chiederlo a lui".

Crimi arriva quando i giochi per la presidenza sono fatti, giustificandosi: "E' successo un inghippo". Poi, interpellato dai cronisti, aggiunge: "Facendo il capogruppo ho mille impegni, oggi c'era il Copasir, poi adempimenti burocratici. E poi dovevo trovare il luogo, visto che era la prima volta che ci venivo.
Speravo si attendesse, come in altre occasioni si è fatto, invece...".

Giustificazioni che, evidentemente, non hanno sopito l'amarezza di Giarrusso. La cui vicenda va a intricare la trama del dissenso che in queste ore sta emergendo tra i parlamentari M5S. Due in particolare, i pugliesi Alessandro Furnari e Vincenza Labriola, dati in uscita dal gruppo alla Camera. Crimi non vulo sentir parlare di scissione e, a proposito di Furnari e Labriola, ipotizza una fuga per motivi economici: "Non mi sembra che ci sia una fuga al Senato, i due che fuoriescono alla Camera non hanno mai manifestato disagio. Voglio sapere bene i motivi che secondo me sono economici. Un passo indietro di Grillo? con lui siamo sempre d'accordo".

Grillo chiama Furnari. Sarà, ma intanto corre voce che il leader del M5S piomberà a Roma per prendere parte all'assemblea dei suoi parlamentari. Voce ufficialmente smentita dall'ufficio stampa di M5S, mentre Grillo è a Pomezia per la campagna elettorale delle comunali. Ma Grillo fa sentire ugualmente la sua presenza chiamando al telefono un parlamentare: il potenziale transfuga Alessandro Furnari.

Le agenzie riferiscono di uno squillo giunto al cellulare del deputato grillino proprio mentre stava parlando con un suo collega, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, davanti alla buvette, in un Transatlantico semideserto. Venti minuti di telefonata in cui si è parlato di tutto. Dalle dinamiche interne al MoVimento alla vicenda Ilva che il deputato Furnari, tarantino, sente particolarmente.

Grillo, sempre a quanto si apprende, avrebbe detto "cose belle" e, soprattutto, avrebbe ascoltato dettagli di prima mano della 'vita vissuta' da eletto in Parlamento. Non è detto che il colloquio abbia fatto del tutto cambiare idea a chi, secondo quanto riferito da più voci, è pronto a lasciare il MoVimento alla volta del gruppo misto. Ma forse è stato sufficiente a fare decantare ancora la decisione. In fondo, ci sono le Comunali in Sicilia e Furnari non vuole danneggiare in alcun modo il MoVimento. Subito dopo Furnari assicura: "Oggi metterò un post in cui darò delle informazioni".

Attraverso un colloquio con Repubblica, parla anche Vincenza Labriola: "Deciderò al momento opportuno. Ci sono volte in cui devi scegliere tra la persona che sei e un'idea che forse non esiste più. Posso dire solo che sono una persona istintiva e che deciderò d'istinto, quando mi troverò davanti a un bivio". "Io lavoro benissimo con i miei colleghi della Commissione Lavoro, sono come una famiglia per me", ma alla domanda se il problema sia l'assemblea, Labriola non risponde, così come non vuole parlare dell'Ilva, pur essendo anche lei tarantina: "Non voglio dire qual è la mia posizione politica. Non ancora almeno. E' una discussione che stiamo facendo con la rete, una cosa in cui siamo tutti coinvolti".

Piovono insulti via Facebook. Ma dal web, che solo pochi mesi fa aveva consacrato la loro candidatura alle politiche per M5S, su Furnari e Labriola piove una pioggia di insulti via Facebook. "Scilipotina", "corrotta", "traditore", "venduto". E ancora, "Taranto tradita dai suoi figli!", come scrive una concittadina dei due parlamentari sulla bacheca Fb di Furnari. A un utente che scrive "per fortuna, il Movimento Cinque Stelle non è Alessandro Furnari", replica un altro: "lo so, ma mi rode che due tarantini, in una situazione cosi delicata pensino ai soldi, quando il vero problema da discutere e spendere energie e l'Ilva".

"Le risposte le vogliamo adesso - scrive un militante tarantino - vogliamo capire noi che ci abbiamo messo la faccia per mandarvi a Roma, se abbiamo sbagliato a fidarci o meno, vogliamo capire tutto, visto che abbiamo speso il nostro tempo, i nostri soldi, trascurato famiglia e lavoro per questa campagna elettorale che doveva cambiare tutto e invece sembra che tutto sia peggio di prima". Un utente chiede a Furnari "coerenza: dimettiti in silenzio e torna a casa, evita di confluire in un partito che fino l'altro giorno ci ha rubato le nostre vite".

Sulla bacheca di Labriola non va meglio, anzi. "A pappona - attacca un utente - pappa adesso che te finisce presto. Vergognati". "Sono tutte scuse quelle che inventi - rimprovera un militante - vuoi solo i soldi e dare una svolta alla tua vita con 15.000 euro al mese e basta. Sei una pappona, tu sei stata eletta con i voti di Beppe Grillo perche ha Taranto non ti si fila nessuno. Dei voti neanche uno è tuo, sia chiaro. Dimettiti immediatamente". Gli attacchi si susseguono, un post dopo l'altro. "Che vergogna - scrive un utente - per i cittadini di Taranto che vi hanno votato, ma riuscirete a guardarli negli occhi? Godetevi questi pochi mesi di stipendio pieno, saranno gli ultimi non verrete più votati".

Restituita parte dell'indennità parlamentare. "Come promesso, restituiamo allo Stato la parte dell'indennità cui abbiamo rinunciato e la porzione della diaria non rendicontata". Lo fa sapere attraverso una nota il gruppo M5S alla Camera. "Solo per l'indennità si parla di circa 200mila euro al mese - proseguono i deputati del movimento - i partiti ci hanno impedito di aprire un conto istituzionale e hanno bocciato tutte le nostre proposte di fondi cui destinare le eccedenze degli emolumenti. L'assemblea dei gruppi M5S alla Camera e Senato di stasera deciderà a chi destinare le risorse. Le opzioni emerse in questi mesi sono la Tesoreria dello Stato e il mondo della ricerca, cui prestiamo molta attenzione alla luce dei sempre maggiori tagli subiti anche per mano del governo Letta. In assemblea potrebbero comunque emergere altre proposte che saranno discusse e votate".

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"Il senatore Giarrusso del M5S si è autosospeso". La notizia, raccolta in un tweet sull'account ufficiale di Sky Tg24, è solo l'ultima traccia dei nervosi sommovimenti in atto nel MoVimento 5 Stelle, già alle prese con la probabile fuga verso il gruppo misto di due parlamentari. In breve, giungono le dichiarazioni dello stesso Giarrusso, che annuncia: "Ho scritto al presidente Grasso di sostituirmi in Giunta visto che non ci si può dimettere. Stefano (neo presidente della Giunta per le elezioni e le immunità del Senato) è un infiltrato dell'Udc. In Giunta c'è una maggioranza palese e una occulta trasversale che vogliono salvare il Cav. Da noi mele marce, se ne devono andare".

Giarrusso "tradito" da Crimi. La mossa di Michele Giarrusso è evidentemente conseguenza di quanto accaduto al momento della votazione per il presidente della Giunta per le elezioni e le immunità del Senato. Come annunciato alla vigilia, un accordo di maggioranza ha garantito l'elezione di Dario Stefano di Sel, mentre naufraga il candidato di M5S, appunto Giarrusso. L'avvocato siciliano raccoglie solo tre voti, oltre al suo quello dei colleghi di gruppo Maurizio Buccarella e Serenella Fucksia. E Giarrusso lascia la riunione nell'antico palazzo di a Sant'Ivo alla Sapienza, adiacente a Palazzo Madama, facendo notare ai cronisti, con malcelato nervosismo, un'assenza pesante. Al voto, infatti, non ha partecipato il capogruppo in Senato di M5s, Vito Crimi. "Abbiamo votato, sì, ma il nostro capogruppo Crimi non c'era, non si è presentato. Perché? Bisognerebbe chiederlo a lui".

Crimi arriva quando i giochi per la presidenza sono fatti, giustificandosi: "E' successo un inghippo". Poi, interpellato dai cronisti, aggiunge: "Facendo il capogruppo ho mille impegni, oggi c'era il Copasir, poi adempimenti burocratici. E poi dovevo trovare il luogo, visto che era la prima volta che ci venivo.
Speravo si attendesse, come in altre occasioni si è fatto, invece...".

Giustificazioni che, evidentemente, non hanno sopito l'amarezza di Giarrusso. La cui vicenda va a intricare la trama del dissenso che in queste ore sta emergendo tra i parlamentari M5S. Due in particolare, i pugliesi Alessandro Furnari e Vincenza Labriola, dati in uscita dal gruppo alla Camera. Crimi non vulo sentir parlare di scissione e, a proposito di Furnari e Labriola, ipotizza una fuga per motivi economici: "Non mi sembra che ci sia una fuga al Senato, i due che fuoriescono alla Camera non hanno mai manifestato disagio. Voglio sapere bene i motivi che secondo me sono economici. Un passo indietro di Grillo? con lui siamo sempre d'accordo".

Grillo chiama Furnari. Sarà, ma intanto corre voce che il leader del M5S piomberà a Roma per prendere parte all'assemblea dei suoi parlamentari. Voce ufficialmente smentita dall'ufficio stampa di M5S, mentre Grillo è a Pomezia per la campagna elettorale delle comunali. Ma Grillo fa sentire ugualmente la sua presenza chiamando al telefono un parlamentare: il potenziale transfuga Alessandro Furnari.

Le agenzie riferiscono di uno squillo giunto al cellulare del deputato grillino proprio mentre stava parlando con un suo collega, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, davanti alla buvette, in un Transatlantico semideserto. Venti minuti di telefonata in cui si è parlato di tutto. Dalle dinamiche interne al MoVimento alla vicenda Ilva che il deputato Furnari, tarantino, sente particolarmente.

Grillo, sempre a quanto si apprende, avrebbe detto "cose belle" e, soprattutto, avrebbe ascoltato dettagli di prima mano della 'vita vissuta' da eletto in Parlamento. Non è detto che il colloquio abbia fatto del tutto cambiare idea a chi, secondo quanto riferito da più voci, è pronto a lasciare il MoVimento alla volta del gruppo misto. Ma forse è stato sufficiente a fare decantare ancora la decisione. In fondo, ci sono le Comunali in Sicilia e Furnari non vuole danneggiare in alcun modo il MoVimento. Subito dopo Furnari assicura: "Oggi metterò un post in cui darò delle informazioni".

Attraverso un colloquio con Repubblica, parla anche Vincenza Labriola: "Deciderò al momento opportuno. Ci sono volte in cui devi scegliere tra la persona che sei e un'idea che forse non esiste più. Posso dire solo che sono una persona istintiva e che deciderò d'istinto, quando mi troverò davanti a un bivio". "Io lavoro benissimo con i miei colleghi della Commissione Lavoro, sono come una famiglia per me", ma alla domanda se il problema sia l'assemblea, Labriola non risponde, così come non vuole parlare dell'Ilva, pur essendo anche lei tarantina: "Non voglio dire qual è la mia posizione politica. Non ancora almeno. E' una discussione che stiamo facendo con la rete, una cosa in cui siamo tutti coinvolti".

Piovono insulti via Facebook. Ma dal web, che solo pochi mesi fa aveva consacrato la loro candidatura alle politiche per M5S, su Furnari e Labriola piove una pioggia di insulti via Facebook. "Scilipotina", "corrotta", "traditore", "venduto". E ancora, "Taranto tradita dai suoi figli!", come scrive una concittadina dei due parlamentari sulla bacheca Fb di Furnari. A un utente che scrive "per fortuna, il Movimento Cinque Stelle non è Alessandro Furnari", replica un altro: "lo so, ma mi rode che due tarantini, in una situazione cosi delicata pensino ai soldi, quando il vero problema da discutere e spendere energie e l'Ilva".

"Le risposte le vogliamo adesso - scrive un militante tarantino - vogliamo capire noi che ci abbiamo messo la faccia per mandarvi a Roma, se abbiamo sbagliato a fidarci o meno, vogliamo capire tutto, visto che abbiamo speso il nostro tempo, i nostri soldi, trascurato famiglia e lavoro per questa campagna elettorale che doveva cambiare tutto e invece sembra che tutto sia peggio di prima". Un utente chiede a Furnari "coerenza: dimettiti in silenzio e torna a casa, evita di confluire in un partito che fino l'altro giorno ci ha rubato le nostre vite".

Sulla bacheca di Labriola non va meglio, anzi. "A pappona - attacca un utente - pappa adesso che te finisce presto. Vergognati". "Sono tutte scuse quelle che inventi - rimprovera un militante - vuoi solo i soldi e dare una svolta alla tua vita con 15.000 euro al mese e basta. Sei una pappona, tu sei stata eletta con i voti di Beppe Grillo perche ha Taranto non ti si fila nessuno. Dei voti neanche uno è tuo, sia chiaro. Dimettiti immediatamente". Gli attacchi si susseguono, un post dopo l'altro. "Che vergogna - scrive un utente - per i cittadini di Taranto che vi hanno votato, ma riuscirete a guardarli negli occhi? Godetevi questi pochi mesi di stipendio pieno, saranno gli ultimi non verrete più votati".

Restituita parte dell'indennità parlamentare. "Come promesso, restituiamo allo Stato la parte dell'indennità cui abbiamo rinunciato e la porzione della diaria non rendicontata". Lo fa sapere attraverso una nota il gruppo M5S alla Camera. "Solo per l'indennità si parla di circa 200mila euro al mese - proseguono i deputati del movimento - i partiti ci hanno impedito di aprire un conto istituzionale e hanno bocciato tutte le nostre proposte di fondi cui destinare le eccedenze degli emolumenti. L'assemblea dei gruppi M5S alla Camera e Senato di stasera deciderà a chi destinare le risorse. Le opzioni emerse in questi mesi sono la Tesoreria dello Stato e il mondo della ricerca, cui prestiamo molta attenzione alla luce dei sempre maggiori tagli subiti anche per mano del governo Letta. In assemblea potrebbero comunque emergere altre proposte che saranno discusse e votate".

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