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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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Con lo strappo di Alfano "un ciclo politico si è chiuso. Ora dobbiamo mettere insieme tutte le persone che si richiamano ai valori del popolarismo". Lorenzo Dellai, capogruppo di Scelta Civica alla Camera, con una intervista ad Affaritaliani.it lancia l'idea di fondare un grande partito popolare. "Il popolarismo è una cultura politica che è stata troppo velocemente archiviata". Dellai apre al segretario del Pdl: "Alfano ha avuto un grande coraggio e senso di responsabilità. Se modificasse il Dna del partito in senso popolare, superando questi ultimi 20 anni di berlusconismo, allora si aprirebbero scenari interessanti".

Capogruppo Dellai, che cosa pensa delle fibrillazioni che sta vivendo il Pdl in questo momento?
"La mia opinione è che un ciclo politico si sia chiuso. Nei prossimi mesi assisteremo ad una evoluzione dell''intero sistema politico. Il periodo che va dal '94 ad oggi ha visto la politica polarizzarsi sulla contrapposizione berlusconiani-antiberlusconiani. Questo sistema si è rotto e come sempre accade in casi analoghi non c'è mai un momento netto di chiusura. Però mi pare che le vicende della settimana scorsa hanno rappresentato il compimento di un ciclo. Noi, come partito, dobbiamo guardare con molta attenzione ciò che accade".

Negli anni passati tante volte si è detto che Berlusconi era finito, poi però è sempre ritornato sulla scena politica facendo man bassa di voti. Lei crede che questa volte il Cavaliere sia veramente uscito di scena?
"Non ho mai sottovalutato Silvio Berlusconi. Per molti anni ha interpretato una parte importante dell'opinione pubblica nel Paese e noi ci siamo sempre confrontati con lui, anche se su posizioni distanti. Questa volta credo sia diverso perché un ciclo della vita del Paese si sia chiuso. Probabilmente ciò che sta accadendo dal punto di vista sociale ed economico ha obbligato l'Italia ad aprire degli scenari nuovi. La capacità di attrazione di un certo messaggio che ha funzionato negli ultimi 20 anni ora non corrisponde più alla vera domanda politica del Paese".

Si parla tanto di 'stati generali dei moderati'. Ne ha parlato il ministro della Difesa Mario Mauro e Gabriele Albertini ha ripreso questa idea. Che cosa ne pensa?
"Ho il massimo rispetto per il ministro Mauro, ma diffido del termine 'moderato'. Per me non significa nulla. Moderato è un atteggiamento metodologico, seppure apprezzabile. Se però la proposta vuole mettere insieme tutte le persone che si richiamano ai valori del popolarismo, allora la cosa è degna di grande attenzione".

In che senso?
"Uno dei punti importanti di questa fase delle vita del Paese è il fatto che riemerge la necessità che la politica torni a nutrirsi di valori, dopo 20 anni in cui era fatta di semplificazioni e di personalismi. La politica deve tornare ad essere visione della società. Il popolarismo è una grande cultura politica che forse è stata troppo velocemente archiviata. Non possiamo pensare di cambiare le cose con congetture tattiche, né con un mero riposizionamento di gruppi dirigenti o di sigle. Quello che serve è rifondare una cultura politica".

Serve una riflessione di tutti i partiti 'centristi'?
"Mentre il governo, che ha avuto la fiducia rinnovata in Parlamento, lavora per affrontare i nodi portanti della vita del Paese, parallelamente deve andare avanti una riflessione politica profonda sull'architettura politica dell'Italia. Con nuovi contenuti, nuovi protagonisti e nuovi linguaggi".

Fino a settimana scorsa Angelino Alfano è sempre stato visto come un politico al seguito di Berlusconi, dipendente dalla sua figura. Dopo lo strappo sulla fiducia sembra invece che il segretario del Pdl si sia affrancato da questo ruolo, trovando una certa autonomia e leadership all'interno del partito. Alfano può essere un interlocutore valido con cui dialogare in vista della costruzione di questo nuovo 'partito popolare'?
"Dal punto di vista istituzionale va riconosciuto ad Alfano e agli altri ministri Pdl un grande coraggio e senso di responsabilità. Dal puto di vista politico il discorso è ancora aperto. Se lo scenario che si andrà componendo è semplicemente quello di un nuovo gruppo dirigente che punta ad ereditare un sistema politico che prima era nelle mani di Silvio Berlusconi, senza modificarne il Dna politico, allora è una operazione che si muoverebbero nel solco di una assoluta continuità".

In caso contrario?
"Se viceversa, da questo dibattito interno al Pdl, venisse fuori, con coraggio, la volontà di mutare il paradigma della politica italiana, aprendo anche degli scenari che superino le impostazioni di questi 20 anni. E se ci fosse la disponibilità a costruire un ragionamento che vada nel senso dell'area popolare, allora si aprirebbe uno scenario interessante".

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