Di Pietro Mancini
A casa, dunque, Maurizio Lupi, scaricato dal premier e da Angelino Alfano, ministro privo di quid e “cabasisi”. Ma perché Matteo Renzi ha confermato i due viceministri, del PD, che Incalza, oggi detenuto a Regina Coeli, si vantò di aver, personalmente, scelto: il suo concittadino, Nencini, il secondo, l’ex craxiano Del Basso de Caro, indagato a Napoli per peculato ? Come è noto, i sottosegretari e i viceministri non li nomina il Capo dello Stato, ma il Capo del governo.
Si fa peccato, o ci si azzecca, ricordando l’editoriale di de Bortoli, sul “Corriere della Sera” di qualche mese fa, ventilando l’intervento di qualche potente loggia massonica ?
Perché, il rottamatore di Rignano, a fine 2014, quando giunse a scadenza l’ultimo contrattone annuale al maneggione pensionato, Incalza, gli consentì di scegliersi il successore, nella persona di don Paolo Emilio Signorini, coinvolto nella vicenda MOSE, per essersi fatto pagare le esose ferie al mare da don Giovanni Mazzacurati ?
Il successore di Lupi al Ministero delle Infrastrutture sarà don Raffaele Cantone, presidente dell’Authority anti-corruzione? Molte buone intenzioni, sinora, ma, tuttavia, l’ex magistrato napoletano aveva scoperto che la direzione dei lavori di quasi tutte le opere pubbliche (25 miliardoni !) era nelle mani di don Stefano Perotti, socio di Incalza e amico di famiglia dei famelici… Lupi, con costi gonfiati fino al 40 per cento (e non solo per le mazzettone).
Se Renzi, sulla poltrona del ministro dimissionario, collocherà un esponente renziano, magari toscano, l’avvicendamento al vertice delle Infrastrutture non potrà non essere bocciato come l’ennesima operazione gattopardesca dell’aspirante statista di Rignano. Che, sinora, si è dimostrato molto furbo
Ma, per guidare il governo del Paese, occorre dimostrare intelligenza politica e capacità di guardare agli interessi complessivi e non farsi guidare dal tornaconto personale suo e degli uomini e dalle donne a lui più vicine, da quello, cioè, che il concittadino di Matteo, Francesco Guicciardini ( 1483-1540 ) definì il “particulare”.

