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Politica

Ieri si erano schierati con Walter Rizzetto, "scomunicato" via blog per la partecipazione a Omnibus su La7, dove aveva osato esortare il Movimento 5 Stelle a un confronto aperto sulle cose che non vanno e che hanno portato a una nuova disfatta elettorale nelle regionali in Emilia Romagna e Calabria. Oggi hanno voluto sfidare di persona il comandamento pentastellato che vorrebbe i parlamentari lontani da trasmissioni televisive e soprattutto talk show. Si tratta dei deputati Sebastiano Barbanti e Tancredi Turco, questa volta ad Agorà su Raitre, con un collegamento da Piazza Montecitorio.

Rizzetto ieri era ospite in studio a Omnibus. La sua critica/autocritica alle strategie politiche e comunicative di una entità venuta dal basso che, elezione dopo elezione, ha visto dissolversi quell'enorme patrimonio di sostegno popolare e consenso che ne aveva fatto, in termini di voti, la seconda forza politica nel Paese alle politiche del 2013, era stata bollata da un post sul blog di Beppe Grillo come "opinioni personali" non rappresentative della linea del movimento.

Ma sul blog questa volta gli attivisti non avevano dato man forte alla "scomunica" di Rizzetto, prendendone invece le difese per averci messo la faccia. A seguire, altri deputati pentastellati erano usciti allo scoperto, in quella che è apparsa come mla prima autentica messa in discussione della linea dettata dalla leadership del movimento e della leadership stessa.

Tra questi, appunto, Barbanti e Turco, che ad Agorà hanno contestato apertamente il diktat della non partecipazione alle trasmissioni tv sottolineando proprio la necessità, in un momento evidentemente critico per il M5s, di andare in televisione e parlare alla gente.

"E' il momento di fare autocritica, di fare una riflessione seria al nostro interno. Troppe volte i cittadini hanno visto i toni accesi e poche volte le nostre proposte" ha dichiarato Barbanti, riprendendo lo stesso invito di Rizzetto. "Abbiamo presentato una proposta sul reddito di cittadinanza, una nostra contro-legge di stabilità, una proposta sul dissesto idrogeologico. Dobbiamo capire quali sono i migliori mezzi per poter comunicare questi contenuti ai cittadini".

Ma Barbanti non vuole che il suo intervento passi come un attacco diretto a Grillo. "Beppe deve rimanere a capo del movimento - ha precisato -. E' il nostro megafono. E' quello che ci ha consentito di essere qui. E' indubbia la sua capacità di parlare alla pancia delle persone, la sua capacità di aggregazione. Deve rimanere lo dico con ammirazione. Non siamo qui per soddisfare il nostro punto G, ma per far conoscere i nostri temi".

Per Turco, invece, Grillo non deve essere l'unico "nostro megafono, ma è opportuno che venga affiancato anche da altri megafoni: noi parlamentari. Sono tra coloro che nel movimento pensano che andare in tv sia necessario, perché molti italiani si informano attraverso la televisione. Sono convinto che ne parleremo al nostro interno. La cosa migliore sarebbe fare un sondaggio sul nostro blog per chiedere agli iscritti, agli attivisti, se andare in tv e in quali trasmissioni".

Si è invece spiegato a chiare lettere con un'intervista a Repubblica Massimo Artini, deputato toscano fra i più in vista dell'ala critica. Che ha duramente contestato la scelta di chi, il giorno dopo il flop elettorale in Emilia Romagna e Calabria, ha pubblicato sul blog di Grillo un'intervista allo storico Arrigo Petacco a sostegno della tesi che Benito Mussolini non fu responsabile dell'assassinio di Giacomo Matteotti.

La gente, ha spiegato Artini, "non è arrabbiata, di più. Ma non ce l'ha con noi che abbiamo deciso di restituire parte dello stipendio rendicontando tutto sulle nostre pagine Facebook, per non usare un sito gestito fuori dal Parlamento. Ce l'ha con chi si inventa una simile cavolata da mettere sul sito il giorno in cui ci sarebbe da parlare della sconfitta elettorale. Immagino ce l'avessero nel cassetto da mesi". Artini mette a fuoco il "punto": "Non riusciamo ad avere la credibilità che ci meritiamo. Anche stavolta, non siamo stati credibili. E visibili".

Via Facebook è tornata a farsi sentire anche la senatrice Serenella Fucksia, che ieri, nelle ore della "rivolta", aveva attaccato apertamente lo staff della comunicazione M5s e il "cerchio stellare" che, alla faccia dell'"uno vale uno", decide tutto. "La comunicazione non funziona - è tornata alla carica Fucksia -. Perché non è chiaro chi fa cosa e nemmeno la responsabilità e l'autonomia di chi la gestisce", "perché la scaletta delle priorità è discutibile, non sono trasparenti le scelte", "perché ridondante negli slogan, ma poco articolata nei dettagli", "perché siamo assenti nei dibattiti liberi televisivi e no, quindi sembriamo poco sul pezzo, assenti dalla scena politica".

"Dovevamo essere un movimento di idee - ha rincarato la senatrice -, siamo diventati un movimento di vip gestiti a click e in stile più Mediaset che alternativo". Cosa fare, dunque? "La mia proposta - ha rilanciato Fucksia- è anzitutto di ritrovarci tutti per discutere insieme un piano strategico con sano spirito critico e propositivo". "Il M5s - osserva - non ha segreterie di partito, non ha (almeno in teoria) gerarchie. Ma quando non è chiaro chi decide, capita che poi a farlo siano veramente in pochi e spesso non noti. Questo è invece un problema che richiede una soluzione urgente".

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