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Politica
Beppe Grillo: "Fuori Artini e Pinna". Continua l'"epurazione" nei 5Stelle

La motivazione dichiarata è la mancata restituzione di parte dello stipendio. Ma dietro potrebbero esserci le critiche mosse al Movimento dai due deputati messi sotto accusa. Beppe Grillo lascia la decisione alla Rete e dal blog apre un voto on line, sino alle 19, sulla proposta di cacciare da M5S i deputati Paola Pinna e Massimo Artini, rei di non rispettare il codice interno. "Chi non restituisce parte del proprio stipendio (come tutti gli altri) viola il codice di comportamento dei cittadini parlamentari M5S, impedisce in questo caso a giovani disoccupati di avere ulteriori opportunità di lavoro oltre a tradire un patto con chi lo ha eletto. Un comportamento non ammissibile in generale, ma intollerabile per un portavoce del M5S", si legge nel 'capo d'imputazione'. "Quindi valuta: sei d'accordo - si chiede ai militanti - che Pinna e Artini NON possano rimanere nel Movimento 5 Stelle?". Immediata le replica della deputata: "Io le regole le ho sempre rispettate, i soldi li ho restituiti come previsto. Sono loro che le stanno violando visto che", sulla procedura di espulsione, "non stanno passando per l'assemblea come previsto da Statuto M5S", ha detto Pinna.

I due deputati finiti nel mirino, dopo il risultato delle consultazioni Regionali, non hanno risparmiato critiche al M5S: Paola Pinna, già in passato accusata di essere una 'dissidente', aveva apertamente dichiarato che il Movimento "perde pezzi, è inutile nasconderlo. Da interpreti della  protesta e da unica alternativa credibile a un sistema corrotto e inefficace, dominato da un malaffare lontano dalle istanze dei cittadini, siamo diventati marginali sulla scena politica. Ci siamo auto-condannati all'esclusione rinunciando al nostro ruolo di innovatori, che è stato usurpato da chi oggi inneggia a un 2 a 0 che non c'è o da chi festeggia dicendo 'ho fatto meglio dell'Umberto e anche del Silvio'. Dicono che diamo 'un'immagine di stallo aggravata da una comunicazione confusa'. E non è la  cattiva stampa a farlo, o i giornali di regime. È il voto di quelli che  erano gli unici nostri alleati, gli italiani, stanchi di essere arringati da questo e da quest'altro capopopolo e desiderosi di vedere le cose cambiare in meglio". Non meno dure le parole di Massimo Artini: "La gente sul territorio non è arrabbiata, di più", ce l'ha "con chi si inventa una cavolata come quella di Mussolini che non ha ucciso Matteotti da mettere sul sito il giorno in cui ci sarebbe da parlare della sconfitta elettorale. Immagino ce l'avessero nel cassetto da mesi", aveva detto in un'intervista a Repubblica. "Il punto è che non riusciamo ad avere la credibilità che ci meritiamo. Anche stavolta, non siamo stati credibili. E visibili". Dichiarazioni forti, che potrebbero aver accelerato la decisione del leader di mettere ai voti la permanenza o meno dei due nel Movimento.

"I cittadini deputati Massimo Artini e Paola Pinna stanno violando da troppo tempo il codice di comportamento dei Parlamentari M5S sulla restituzione di parte dello stipendio liberamente sottoscritta al momento della loro candidatura senza la cui accettazione non sarebbero stati candidati", ricorda il post pubblicato dal leader. "Finora, con i 10 milioni di euro restituiti dagli altri cittadini parlamentari, il MoVimento 5 Stelle ha creato lavoro con i fatti, finanziando la nascita di nuove imprese, uno sbocco per ragazzi disoccupati. Nelle prossime settimane sul sito del ministero dello Sviluppo economico saranno disponibili, finalmente..., i moduli per presentare la propria idea imprenditoriale e vedersela finanziata con parte degli stipendi dei cittadini parlamentari M5S, stiamo aspettando l'ultimo regolamento attuativo, se non si daranno una mossa faremo un altro sit-in davanti al al ministero", si legge ancora. "Chi non restituisce parte del proprio stipendio come tutti gli altri, non solo - è la frustata del guru M5S - viola il codice di comportamento dei parlamentari M5S, ma impedisce a giovani disoccupati di avere ulteriori opportunità di lavoro. Nel Movimento 5 Stelle le regole vengono prima di ogni cosa ed è inaccettabile - ecco la conclusione - che la cittadina deputata Paola Pinna non faccia bonifici sul fondo per il microcredito da quasi un anno al contrario di tutti gli altri parlamentari che hanno restituito una media di 50.000 euro a testa. Massimo Artini invece da gennaio ha applicato un sistema di rendicontazione personale dove, mancano all'appello 7.000 euro". E insiste Grillo: "Nonostante i solleciti del capogruppo e dello staff ad attenersi alle regole, come potete verificare, il cittadino deputato Artini continua a non utilizzare il portale online per le rendicontazioni e quindi a non restituire i rimborsi spese. La mancanza di parola rispetto alle regole del codice di comportamento e verso gli altri eletti in Parlamento è evidente ed è una situazione che non può più continuare", è ancora l'accusa. Dunque "ti si chiede per questo - è l'appello ai militanti - di esprimerti sulla permanenza di Pinna e di Artini nel Movimento 5 Stelle".

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