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Politica
M5s, il dissenso non si placa. La battuta velenosa: “Grillo draghiano"
(fonte Lapresse)

Il dissenso non si placa nel corpaccione del Movimento. E la riunione, convocata ieri sera grazie al tam-tam della rete su iniziativa di diversi consiglieri regionali, ne è la prova. Quattro ore di confronto serrato su Zoom a partire dalle 21 e circa 200 partecipanti. L’ipotesi governo Draghi ha infatti risvegliato lo spirito grillino delle origini. Non a caso per l’iniziativa, che ha ricevuto l’adesione di diversi parlamentari,  è stato scelto un nome molto evocativo: "V day, No governo Draghi". In ricordo proprio dei vecchi tempi, a cominciare dal primo Vaffa day. Solo che stavolta non c’è Beppe Grillo. “Draghi grillino, secondo Beppe? Per il momento abbiamo un Grillo ‘draghiano’”: è questo il commento riportato a taccuino chiuso da un parlamentare M5s che ha partecipato alla riunione.

E, in effetti, come conferma ad Affaritaliani.it una fonte parlamentare Cinque stelle presente all’incontro via web, il video del garante è stato oggetto di una lunga riflessione ieri sera. “Tanto per cominciare il fatto che sia stato girato alla Camera è segno che anche i più convinti sostenitori del governo qualche interrogativo se lo stanno ponendo. Riflessione tardiva, ma meglio di niente”. Ingoiare il rospo Draghi, comunque, per molti resta impossibile. E non manca chi ci prova a rinfrescare le idee “appannate” in casa M5s. Lo fa tirando fuori dal suo archivio un articolo del Fatto Quotidiano dal titolo “Noi in armi contro la Bce”. E’ datato 12 ottobre 2014, all’indomani della seconda giornata di Italia5Stelle al Circo Massimo. “Fu proprio in quell’occasione che Casaleggio scandì queste parole: ‘Draghi è un banchiere, non può darci ordini e io non mi faccio togliere un pezzo di sovranità nazionale, devono venire con le armi’”.

Al di là della persona-Mario Draghi e di ciò che ha rappresentato per il Movimento, però, quello che proprio è risultato e risulta indigesto tra le fila pentastellate “è l’intera linea seguita fino ad ora. Da Grillo ai big governisti, infatti, ciò che traspare è solo un obiettivo: governare. E’ questa l’impressione che si è data. Ci si è seduti al tavolo in modo troppo possibilista. Qualcuno dei vertici si è posto il problema che partecipando all’esecutivo si diventa corresponsabili delle scelte altrui?”. “Al governo purché sia - si sfoga il parlamentare pentastellato – io non ci sto. Si può anche stare all’opposizione. Si può anche essere responsabili dai banchi della minoranza”. Una linea netta. Molto più avanzata rispetto, per esempio, a quella della senatrice Barbara Lezzi, secondo cui per il Movimento sarebbe praticabile la strada dell’astensione. O dello stesso Alessandro Di Battista che ieri ha detto chiaramente: "Io credo che la possibilità di vederci sedere al tavolo con Fi sia una ragione in piu' per astenersi".

Pure tra i parlamentari che vedono come fumo negli occhi un governo a guida Draghi, però, ora si aspetta il quesito o i quesiti, dal momento che la votazione sulla piattaforma Rousseau è stata rimandata. “Il diavolo si nasconde nei dettagli - avverte la fonte -. E’ chiaro che la formulazione potrebbe condizionare molto la scelta. Ecco perché, al punto in cui siamo, sarebbe meglio porre agli iscritti una domanda secca: Sì o No a un governo Draghi? Sarebbe più onesto”. La verità, è lo sfogo raccolto da Affaritaliani , è che “il Movimento ha sbagliato tutto sin dall’inizio. Paghiamo senza dubbio pure il prezzo di avere da un anno solo un capo politico reggente. Ma è colpa anche di come è stata impostata la comunicazione. In casa M5s, in pratica, una posizione ha validità 24 ore. Se va bene”. La sintesi, a tal proposito, la fa il deputato Cinque stelle Pino Cabras, intercettato nel cortile della Camera: “Ormai siamo all’‘orwellismo al sugo’”.

Il dissenso, tuttavia, assume sfumature differenti. Per cui nella pattuglia dei critici (solo guardando alle Camere sono una 15 i deputati e oltre 40 i senatori) c’è anche chi sostiene che ormai al punto in cui si è tanto vale “aspettare e vedere cosa propone Draghi. Magari tira fuori un programma che è davvero Cinque stelle doc. Ma, attenzione, non mere riverniciature green”.  Su una questione, comunque, la maggior parte conviene: “L’attuale dirigenza del M5s ha sbagliato. Dovrebbero tutti fare un passo indietro e lasciare spazio alle seconde file per cercare di salvare l’anima al Movimento e rimettere insieme i cocci. Visto che siamo di fronte alla capitolazione di un progetto nato per cambiare il Paese”. In pratica, Draghi o non Draghi, il vaso di Pandora si è aperto e il gruppo in dissenso è ormai plasticamente in rotta di collisione con i vertici attuali. 

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