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Politica

"Napolitano e' stato chiarissimo: niente clemenza sulle pene accessorie". Lo ricorda, in un'intervista a "La Repubblica", Emanuele Macaluso, esponente storico del Pci e notoriamente grande amico personale del Presidente della Repubblica. "Nessuno si illuda. Il decreto di scioglimento delle Camere non lo firmano certo ne' Brunetta ne la Santanche'. Napolitano non sciogliera' finche' resta in piedi il Porcellum", mette in chiaro Macaluso. Inoltre "il 19 ottobre a Milano sara' ricalcolato il 'quantum' di interdizione dai pubblici uffici per Berlusconi. E a quel punto finira' comunque fuori dalla scena politica".

Lo scontro in atto in giunta per le elezioni e', a detta di Macaluso, solo "una dichiarazione di esistenza in vita. Berlusconi spedisce l'ultimo messaggio ai suoi elettori: ci sono ancora, sono qui. Poi, un attimo prima che il presidente apra le votazioni, il Cavaliere si dimettera'". Questo perche' "Berlusconi non dara' mai al centrosinistra la soddisfazione di finire sotto i colpi di una votazione che lo dichiari incandidabile".

Quanto al merito delle eccezioni di costituzionalita' sollevate ieri dal relatore Augello nei riguardi della Legge Severino, "se non servono solo a perdere tempo, le questioni si possano discutere e approfondire. Compresa la storia della retroattivita'. Per me, che non sono giurista ma ho 41 anni da parlamentare sulle spalle, la Severino e' pienamente costituzionale. Ma visto che ci sono illustri giuristi che sollevano dubbi... Sono d'accordo con Violante: consentire a Berlusconi di difendersi, non dare l'impressione di una decisione gia' presa".

Questo pero' non e' certo propedeutico ad unatto di clemenza tombale da parte di Giorgio Napolitano. "Il capo dello Stato, nella sua nota del 13 agosto scorso, lo ha spiegato con estrema chiarezza. In quella dichiarazione, reagendo anche ad una campagna di falsificazioni e illazioni in cui si e' distinto il Fatto, Napolitano ha spiegato che lui una grazia estesa anche alla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, non la concedera' mai. Non e' materia di discussione. Una eventuale valutazione sarebbe circoscritta, quando e semmai dovesse arrivare una domanda di Berlusconi al Quirinale, alla condanna principale".

Anche pochi giorni fa, con una nota ufficiosa, il Capo dello Stato ha inteso dare "un riconoscimento alle parole pronunciate dal leader del Pdl, alle assicurazioni che sono state fornite al Colle, e di cui evidentemente e' stato preso atto". Quindi le minacce di esponenti del Pdl di far cadere in governo costituiscono "Un ricatto al Pd, ma sbagliano. Nel Pd sono divisi su tutto ma nel mettere fuori gioco il Cavaliere dentro il partito, dal 'fiorentino' al 'piacentino', si ritrovano in totale sintonia".

Se poi Letta dovesse davvero cadere sia chiaro che "il decreto di scioglimento delle Camere non lo firmano certo i falchi del Pdl. Il presidente della Repubblica seguira' sempre gli interessi generali del paese, e non sciogliera' mai senza una riforma del Porcellum".

GASPARRI - "Io penso che la grazia sarebbe una delle soluzioni. Anche per consentire al Presidente della Repubblica di svolgere quelle riflessioni che per la verita' ha avviato con quella nota del 13 agosto in cui non e' che escludeva determinate soluzioni. Lo spazio c'e' e ci sono tutte le giustificazioni". Lo ha detto, intervenendo a Radio Anch'io, Maurizio Gasparri del Pdl.

"C'e' stata una polemica la scorsa estate per la concessione della grazia a un colonnello degli Stati Uniti dal nome italiano, si chiama Romano, condannato per la vicenda Abu Omar. Il Presidente ci ha tenuto a precisare che la grazia e' stata concessa seguendo le procedure. Benissimo. C'e' stato un avvocato che secondo la legge ha scritto una lettera di perorazione, pero' il colonnello Romano non stava in Italia, non ha scontato neanche un giorno di condanna? credo che ci sia stato qualche appello di natura politica da parte degli Stati Uniti. Insomma per dire che di valutazioni politiche in alcuni casi il Presidente della repubblica ne ha fatte", aggiunge Gasparri.

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