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Politica
Italiani divisi sulla valutazione delle riforme istituzionali

La riforma della legge elettorale e quella del Senato costituiscono una parte saliente dei temi discussi nel recente incontro tra Berlusconi e Renzi. E rappresentano alcuni degli obiettivi più importanti che il Presidente del Consiglio si è proposto di realizzare già nei prossimi mesi.
Le riforme istituzionali sono dunque prepotentemente all’ordine del giorno e inevitabilmente trovano largo spazio nei giornali e negli altri media.
Ma come ha reagito la popolazione a tutto ciò? E qual è l’opinione degli italiani sui più recenti orientamenti del governo riguardo a queste riforme?
Sia la riforma elettorale, sia quella del Senato sono, come si sa, connotate da molti elementi tecnici, di difficile comprensione per i non addetti. Concetti come “premio di maggioranza” o “soglia di sbarramento” – ma anche “maggioritario” o “proporzionale” – sembrano ovvi a chi si occupa di questi temi, ma non lo sono per una buona parte degli italiani.

Ciò potrebbe suggerire un disinteresse di questi ultimi verso il dibattito in corso, ritenuto troppo complicato. E invece non è così. È vero che circa il 30% degli italiani dichiara di non avere seguito la vicenda delle riforme istituzionali. Ma si tratta di coloro che solitamente si occupano meno di politica: i più anziani (specie, pensionati e casalinghe) e chi possiede un titolo di studio meno elevato.
La gran parte degli elettori ha invece cercato di comprendere le novità delle ultime proposte. Anche se poco più del 15% dichiara con franchezza che si tratta di “una materia troppo complicata” (lo dicono, ancora una volta in misura maggiore le casalinghe e coloro che non si occupano di politica).

Ma la prevalenza degli italiani si sente in grado di esprimere un giudizio. E le valutazioni in merito alle due proposte di riforma (elettorale e Senato) mostrano una spaccatura tra la popolazione. La maggioranza relativa degli intervistati (28%) si dichiara favorevole all’una e all’altra, anche se la gran parte ritiene che siano necessarie ulteriori modifiche a quanto sinora progettato. Ma a questi si contrappone una percentuale non tanto distante (22-25%) del tutto contraria alle riforme proposte.
Come era facile aspettarsi, le approvazioni, sia per quello che riguarda la riforma della legge elettorale, sia per quella del Senato, sono molto più frequenti nell’elettorato del Pd, il partito del presidente del Consiglio. Qui esse raggiungono percentuali superiori al 40%. Anche se circa un quinto degli elettori del Pd mostra di non approvare le riforme proposte: un altro indicatore delle fratture esistenti nel partito.
Diversa è la situazione nelle altre forze politiche.  Sulla legge elettorale, all’interno di FI, i favorevoli superano leggermente i contrari, mentre vi è una più larga approvazione per ciò che concerne la riforma del Senato. Ovviamente, tra i leghisti e (ma in maniera meno netta) gli elettori del Movimento 5 Stelle, prevale l’opposizione alle riforme (anche se il 15-19% dei leghisti e il 20% dell’M5S appare invece favorevole).
Nell’insieme, il quadro appare, dunque, molto frammentato. Ad una prevalenza di opinioni favorevoli alle riforme, si contrappone, anche all’interno degli elettori dei partiti di maggioranza, una cospicua fronda di contrari. Questi ultimi sembrano però originare la loro posizione più sulla base di un giudizio (o di un pregiudizio) politico, che di un dissenso nel merito delle proposte presentate.

Nel caso della legge elettorale, ad esempio, la netta maggioranza degli elettori si dimostra infatti d’accordo sui tratti salienti della riforma. Quasi il 70% è favorevole alle “quote rosa” e all’istituzione della soglia di sbarramento (che nel sondaggio abbiamo ipotizzato al 3%). Ancora, il 57% approva l’istituzione delle preferenze, mentre un consenso inferiore (50%) – ma sempre maggioritario – viene assegnato al premio di maggioranza (per il quale abbiamo ipotizzato il vincolo del 40% dei voti).
Anche in questo caso, naturalmente, si riscontrano all’interno dell’elettorato diverse posizioni. Ad esempio, il premio di maggioranza è più gradito a chi ha titoli di studio più elevati e appare invece osteggiato dagli elettori di NCD e Lega Nord. E la soglia di sbarramento risulta ovviamente meno favorita dagli elettori dei partiti più piccoli.
In generale, tuttavia, i singoli cardini portanti della riforma elettorale sembrano trovare il consenso dei cittadini. In misura anche maggiore della riforma nel suo insieme.

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