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Mattarella impone a Renzi il rinvio della Direzione PD

Mattarella impone a Renzi il rinvio della Direzione PD, non vuole correre alle elezioni anticipate

Mattarella impone a Renzi il rinvio della Direzione PD
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RETROSCENA/ “Ci sono scadenze da rispettare”. Le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pronunciate all’indomani della grande vittoria del No al referendum, hanno un significato ben preciso

“Ci sono scadenze da rispettare”. Le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pronunciate all’indomani della grande vittoria del No al referendum, hanno un significato ben preciso: il Quirinale non ha alcuna intenzione di correre alle elezioni anticipate. Non solo, il Capo dello Stato ha chiesto (e praticamente imposto) a Matteo Renzi di rinviare la Direzione Nazionale del PD in programma martedì 6 dicembre. Secondo fonti parlamentari del Pd, la direzione del partito è slittata ora a mercoledì alle 15. La parola d’ordine del Colle è placare gli animi e quindi uno scontro all’interno del partito di maggioranza relativa, scontato dopo il flop del Sì, è l’ultima cosa che serve ora al Paese.

Fonti qualificate confermano che sono quattro i nomi in corsa per il dopo Renzi a Palazzo Chigi: Padoan, Grasso, Delrio e Franceschini. L’ipotesi del ministro dell’Economia è quella che porterebbe alle elezioni anticipate in tempi brevissimi, marzo o al massimo aprile. Padoan sarebbe il classico traghettatore tecnico che servirebbe a tranquillizzare l’Europa ma non avrebbe alcun ampio respiro. Grasso sarebbe una soluzione intermedia e istituzionale, che difficilmente avrebbe l’ok di Forza Italia, con un orizzonte temporale più ampio di quello di Padoan e che potrebbe arrivare fino all’autunno.

Delrio e Franceschini sono invece due ipotesi di una riedizione di un governo politico tra PD ed ex cespugli del Pdl (Alfano e Verdini) che arriverebbero quasi certamente fino al 2018 ovvero fino alla scadenza naturale della legislatura. Difficilmente però Renzi resterà alla finestra 15-18 mesi senza cercare prima una rivincita.

Anche se nel PD molti parlamentari che avevano mollato Bersani per sposare la nuova linea di Renzi ora potrebbero rapidamente abbandonare il premier dimissionario. I fedelissimi renziani non sono più di 15-20 e la grande pancia del PD fa capo a Franceschini e a Orfini.