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Politica
Trieste, Mattarella vede lo sloveno Pahor. Perché è una visita storica

Di Giovanna Guzzetti

Si è placato anche il vento, a Trieste, per accogliere il capo dello Stato, Mattarella, ed il suo omologo sloveno, Pahor, oggi 13 luglio 2020. Un cielo che più limpido non si può fa da coreografia a questa giornata della pacificazione tra Italia e Slovenia che si celebra nella città giuliana dopo giornate con raffiche di bora oseremmo dire simboliche: vanno spazzate via le ombre di una complessa e ancora non del tutto investigata, o compresa, relazione tra Italia ed ex Jugoslavia, macchiata da stragi, morti e dolori che si possono spiegare solo alla luce della irrazionale prevaricazione che le guerre portano con sé.

Questo il significato di questa giornata, che cade esattamente 100 anni dopo – il 13 luglio 1920 -  l’incendio della Casa nazionale del popolo della minoranza slovena – il Narodni Dom (più noto come Hotel Balkan). da parte degli squadristi fascisti. Restituire questo edificio non è un atto di debolezza, come hanno interpretato coloro che si sono opposti con l’affissione notturna di manifesti e che si son fatti sentire anche ai valichi di frontiera in mattinata, bensì fare un passo nella direzione di un’armonia reale tra Est ed Ovest, all’interno di una Europa che, pur con le ovvie differenze dei suoi 28 paesi, deve procedere con una voce unica di fratellanza e solidarietà per affrontare non solo il quadro politico mondiale, “altro” dal Vecchio Continente, ma anche le sfide che si trova davanti l’Europa stessa e che richiedono unità di intenti, un idem sentire, per poterle superare con un successo comune per il benessere collettivo. Covid docet…

FOIBE: MATTARELLA E PAHOR MANO NELLA MANO A BASOVIZZA, DEPOSTA CORONA

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il suo omologo sloveno Borut Pahor hanno deposto una corona di fiori alla foiba di Basovizza. L'evento è di grande valore dato che Pahor è il primo presidente di uno dei Paesi nati dalla disgregazione della ex Jugoslavia a commemorare le vittime italiane delle foibe. I due presidenti hanno osservato un minuto di silenzio dandosi la MANO. I due Capi di Stato ora deporranno un'altra corona sul monumento posto sul luogo dove nel 1930 furono fucilati quattro giovani antifascisti sloveni.

In attesa dell’arrivo dei 2 capi di stato, che si sono incontrati in una caserma di cavalleria a Opicina, si è assistito all’episodio del tricolore ammainato nel territorio di Basovizza. Tensione palpabile per un gesto che gli estremisti, o gli scettici, hanno subito interpretato come una resa degli Italiani agli ospiti sloveni. Resa con un significato, storico, di altri tempi. Assolutamente niente di tutto ciò ma solo uno spostamento, per avvicinare le tre bandiere, quella italiana, quella slovena e quella blu dell’Europa, in un’altra posizione.

La città giuliana, multiculturale, avamposto della civiltà mitteleuropea, ospita con il suo cuore generoso in piazza dell’Unità (nomen omen) una cerimonia che ha avuto un suo precedente significativo dieci anni fa con il concerto dei tre presidenti di Italia, Slovenia, Croazia  - all’epoca Napolitano, Türk e Josipovic – diretto da Riccardo Muti. E’ però la visita congiunta di Mattarella e Pahor a Basovizza, dove morirono gli italiani nella foiba ma anche, più tardi, un manipolo di giovani sloveni ricordati con il monumento del Tigr, a fare e a rimanere nella storia. Il valore del superamento di antiche divisioni e la spinta, oltre che la necessità, ad una più stretta collaborazione sono stati i temi portanti dei discorsi dei due presidenti che hanno posto l’enfasi, con accenti diversi, sul futuro. Della collaborazione fra i due paesi e della crescita dell’Europa a cui sia Italia sia Slovenia, nazioni giovani ma fortemente interconnesse, e non solo per la geografia, possono dare un contributo significativo.

La pacificazione invocata e sottolineata non tàcita certo tutte le parti in causa, davvero numerose. A partire dall’Unione degli Istriani, popolazione dalle ferite ancora aperte. Ma la storia, se è davvero magistra vitae, non può essere solo uno specchietto retrovisore ma soprattutto un telescopio per guardare avanti, lontano. Anche partendo dalla memoria delle ingiustizie e dei soprusi commessi. Su ogni fronte.

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