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Il  ministro della Difesa Mario Mauro insiste: una soluzione all' "agibilità politica" di Berlusconi che scongiuri dunque il rischio di una eventuale crisi di governo c'è. Serve un'amnistia generale, di cui beneficiario sia anche lui, ovviamente, Silvio Berlusconi, la cui condanna per frode fiscale è stata confermata dalla Cassazione. Mauro lo aveva già detto ieri all'Avvenire e lo ha ribadito oggi in un'altra intervista. "Propongo - spiega  - un atto di realismo. Occorre ripristinare il senso dello stare insieme, che non è nelle corde  naturali del centrodestra e del centrosinistra, è evidente, ma è qualcosa cui si è obbligati per le circostanze che il paese sta vivendo. Sarebbe la premessa sulla quale far germogliare una armonia, requisito indispensabile per parlare di giustizia, e arrivare ad un atto di clemenza di iniziativa delle Camere, cioè un'amnistia".

Secondo il ministro, questa  "è l'unica alternativa reale a un confronto politico immaginato per troppo tempo senza esclusione di colpi. Da una parte e dall'altra". Nell'amnistia ricadrebbe  il caso di Berlusconi e "con lui delle migliaia di detenuti in sovrannumero che affollano le carceri italiane in attesa di giudizio. Il sistema carcerario italiano è inadeguato e sta scoppiando. Non sono io a dirlo, lo dicono puntualmente ogni anno i magistrati in apertura dell'anno giudiziario. La certezza del diritto e della pena ne uscirebbero rafforzate".

Ma a questa ipotesi, che prende quota anche tra il Pdl come una delle strade percorribili per salvare il proprio leader, si oppone categoricamente lo stesso partito del ministro e senatore, Scelta Civica, per voce proprio del capogruppo al Senato Gianluca Susta: "Sono decisamente contrario ad altri indulti e amnistie. Non dimentichiamo che Berlusconi è stato condannato a quattro anni e gode dell'indulto ultimo di tre anni. Il problema non riguarda la condanna quanto l'interdizione dai pubblici uffici, quindi l'incandidabilità o la decadenza dall'ufficio

NO SECCO DELLA LEGA - La Lega Nord si schiera nettamente contro l'ipotesi di amnistia emersa nelle ultime ore per 'salvare' Silvio Berlusconi. "Già è una porcheria lo 'svuotacarceri', che è un insulto ai poliziotti perché libera 20mila criminali. Se provano soltanto a fare un'aministia generalizzata facciamo le barricate paese per paese", tuona ad Affaritaliani.it Matteo Salvini, vicesegretario della Lega Nord. Ma si tratta di ridare agibilità politica a Berlusconi... "Se per salvare una persona facciamo uscire 40mila delinquenti siamo proprio un paese del cavolo. Figuariamoci. Mai e poi mai!".

di senatore o di qualunque altro ufficio pubblico, altra cosa rispetto all'amnistia", ha chiarito. "Mi pare che da parte del Pdl ci sia quasi la richiesta di un Berlusconi sciolto dalle leggi. Io credo che bisognerebbe fare un salto di qualità verso la normalità che c'è in tutto il mondo quando viene coinvolto un leader politico in un fatto che prefigura anche una fattispecie penale. Non vedo strade per 'salvare Berlusconi'", ha aggiunto Susta. Una posizione condivisa nel partito, e confermata anche dal capogruppo alla Camera: "Differenze sostanziali non ne vedo. Se ci sono necessità di approfondimenti, facciamoli" ha detto Lorenzo Dellai. "Io non vedo maggiori assicurazioni di quelle già previste e definite in Giunta per le elezioni - continua -  un percorso garantista, rispettoso della legge; lo definirei anche prudente; richiederà alcune settimane e darà a Berlusconi la possibilità di potersi difendere. Quindi non capisco quali altri approfondimenti servano".

E che si possa appoggiare un'amnistia per risolvere la vicenda di Silvio Berlusconi lo esclude anche Sinistra Ecologia e Libertà, da sempre comunque favorevole a questo tipo di provvedimento. "Noi abbiamo sempre dato la nostra disponibilità a provvedimenti per alleviare quella che è la condizione drammatica delle carceri", ha ricordato il capogruppo di Sel "Ma se si parla di amnistia si fanno delle selezioni dei reati. Certamente i reati più odiosi, quelli dei colletti bianchi, quelli che hanno prodotto come nel caso di Berlusconi l'accumulazione di ingentissimi fondi noi ovviamente non solo saremmo contrari ma non saremmo disponibili nemmeno ad aprire la discussione", ha chiarito.

Nel Pdl a questo punto c'è chi vede nell'amnistia la soluzione più praticabile, come il coordinatore Sandro Bondi che plaude all'intervento di Mauro e anche a quello del ministro della Giustizia Cancellieri che si è detta favorevole a un'amnistia generale: "Se due membri autorevoli del governo, come Mario Mauro e Anna Maria Cancellieri, affrontano con serietà e lungimiranza il problema dell'amnistia, ciò ha un valore che non può essere eluso, sottovalutato o accantonato da chi ha a cuore le sorti dell'Italia", ha affermato. Della stessa idea Altero Matteoli: "Accolgo con molto favore la posizione del ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, sull'amnistia. Uno Stato democratico forte dimostra di essere tale anche con gesti di clemenza verso chi ha sbagliato".
E c'è chi come Mara Carfagna, portavoce Pdl alla Camera sceglie il campo di battaglia sulla legge Severino: "No al giacobinismo, sì al garantismo. Il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge Severino è la scelta più giusta", scrive su Twitter.
C'è poi la polemica sul voto in Giunta per la decadenza che viene comunque alimentata: "Se il Pd continuasse con un atteggiamento pregiudiziale facendo prevalere la volontà di eliminare Berlusconi, ovvero il proprio alleato di governo, oltre che ad essere un' illusione, si assumerebbe una grave responsabilità di fronte agli italiani aprendo una nuova stagione di contrapposizioni e di instabilità", ha affermato la senatrice Pdl Manuela Repetti.

Tutte "pantomime" secondo il Movimento Cinque Stelle che dice "basta", con un intervento di Maurizio Buccarella, vicepresidente della commissione Giustizia del Senato. E' ora che si ristabilisca e riaffermi con forza lo Stato di diritto e l'applicazione delle leggi. Il voto sulla decadenza del pregiudicato Silvio Berlusconi è una mera formalità e presa d'atto per applicare la legge Severino e la sentenza definitiva che lo fa decadere da parlamentare e lo ha già reso incandidabile per i prossimi sei anni".
 

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