Melonellum in Aula, dall’addio ai collegi uninominali al nodo delle preferenze: ecco cosa cambia con la nuova legge elettorale
La nuova legge elettorale soprannominata “Melonellum” è arrivata oggi, venerdì 26 giugno, in Aula alla Camera. Il testo, licenziato dalla commissione Affari costituzionali tramite la cosiddetta “tagliola”, introduce cambiamenti profondi rispetto al sistema attualmente in vigore, il Rosatellum. Il via libera definitivo è atteso nella settimana del 6 luglio, ma il dibattito politico è già acceso.
Addio ai collegi uninominali
La novità più strutturale riguarda l’impianto del sistema. Il Melonellum elimina completamente i collegi uninominali, passando a un sistema integralmente proporzionale. Con il Rosatellum, circa un terzo dei parlamentari veniva eletto nei collegi con sistema maggioritario: vince chi prende un voto in più. Con la riforma, questa componente scompare del tutto.
Il premio di maggioranza
Al centro della riforma c’è il premio di maggioranza: 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato alla lista o coalizione che supera il 42% dei voti. Una soglia alzata rispetto al 40% iniziale durante i lavori in commissione. Il Rosatellum non prevedeva nulla di simile.
Per evitare squilibri eccessivi, è stato introdotto anche un tetto massimo: la coalizione premiata non potrà superare 220 deputati alla Camera (55% dell’assemblea) e 113 senatori.
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Niente ballottaggio
La prima versione del testo prevedeva un secondo turno in caso nessuna coalizione raggiungesse la soglia. Questa ipotesi è stata eliminata: i seggi vengono assegnati sulla base del solo risultato del primo turno, avvicinandosi in questo senso al meccanismo del Rosatellum.
Il candidato premier
Altra novità: le coalizioni e le liste dovranno indicare formalmente il nome del candidato alla presidenza del Consiglio al momento della presentazione del programma. Non cambia il ruolo del Presidente della Repubblica nella nomina, ma si introduce un’indicazione politica esplicita già al momento del voto.
Camera e Senato insieme
Il premio scatta solo se la stessa lista o coalizione risulta prima in entrambe le Camere e supera la soglia in entrambe. Se le maggioranze divergessero, nessun premio e distribuzione proporzionale dei seggi.
Le continuità con il Rosatellum
Restano invece invariate la soglia di sbarramento al 3% e le liste bloccate: gli elettori scelgono un partito, ma non possono esprimere preferenze sui singoli candidati. L’ordine degli eletti lo decidono i partiti.
Il nodo preferenze
Il tema su cui il confronto politico nella maggioranza rimane più aperto è quello delle preferenze. Nella versione approdata in Aula, il Melonellum mantiene le liste bloccate: gli elettori scelgono un partito, ma l’ordine degli eletti è deciso dai partiti stessi al momento della presentazione delle liste. Una scelta che non piace a tutti. Il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci ha attaccato direttamente Giorgia Meloni, chiedendole di escludere votazioni segrete in Aula sul punto. Un segnale che le tensioni interne al centrodestra sono tutt’altro che sopite. La questione potrebbe riemergere con forza durante l’esame parlamentare a Montecitorio e poi a Palazzo Madama.

