Anche dopo la netta sconfitta elettorale, a Giorgia Meloni e a Matteo Salvini non sono stati risparmiati attacchi, sferrati da quanti, sui giornali, nei talk e nel fronte politico avverso, li descrivono come i rappresentanti di una “destra estrema e impresentabile”.
In un talk, “Di martedì”, su “la 7”, sono stati trasmessi spezzoni di discorsi della Presidente di Fratelli d’Italia per mitragliarla, in sua assenza, e presentarla come “una peracottara e pesciarola della Garbatella” (Guidone Crosetto dixit). Come ai tempi del berlusconismo, emergono italiani che, convinti di rappresentare la parte migliore del Paese, salgono in cattedra, spingendosi a negare a milioni di connazionali il diritto di pensare e di votare in modo diverso da loro.
Le critiche sono legittime. Ma commettono un errore politico coloro che accostano Meloni a personaggi, come il “Barone nero”, di Milano, nostalgici del fascismo, loro sì impresentabili. Ma da costoro la leader romana ha preso le distanze, sin dalla svolta di Fini, a Fiuggi, nel lontano 1995.
Tentando di escludere il partito della deputata romana dall’ “arco costituzionale e democratico”, come ha proposto il vicesegretario del PD, Provenzano, poi corretto da Letta, si commetterebbe un errore politico. E si lascerebbe uno spazio, ben più largo, all’opposizione, nelle piazze, dei fascisti, violenti- quelli sì, senza e senza ma-di Forza Nuova di Roberto Fiore.
Errore analogo a quello compiuto, in Francia, dove il “Fronte repubblicano” anti-Le Pen non ha fermato i consensi alla leader del RN.
E dove si sta registrando, all’estrema destra, l’ascesa di Eric Zemmour, controverso giornalista e polemista, balzato al centro dell’attenzione mediatica e, nei sondaggi sul primo turno delle elezioni presidenziali 2022, dato secondo, dopo il Presidente, Emmanuel Macron, e prima di Marine Le Pen.

