La premier rassicura Salvini e Tajani: c’è ancora “moltissimo da fare” e nessuno scappa. Poi arriva La Russa e ricorda che votare qualche mese prima non sarebbe poi questa tragedia. Nel centrodestra la legislatura continua, ma qualcuno ha già aperto Google Calendar.
Giorgia Meloni assicura che “la legislatura non è finita” e che il governo ha ancora moltissimo da fare. Traduzione per gli alleati: mettete via gli scatoloni, almeno per ora. Il messaggio è diretto soprattutto a Matteo Salvini e Antonio Tajani, che di elezioni anticipate sembrano avere lo stesso entusiasmo riservato a una cartella dell’Agenzia delle Entrate. La premier promette barra dritta, stabilità e niente fughe precipitose verso le urne. Tutto tranquillo, dunque. Talmente tranquillo che bisogna continuare a ripeterlo.
Poi arriva La Russa e rovina l’atmosfera
A guastare il pranzo di famiglia ci pensa Ignazio La Russa. Il presidente del Senato ricorda che votare a settembre è un’anomalia e osserva che si potrebbe andare alle urne “qualche mese o giorno prima”. Una precisazione puramente meteorologica, naturalmente. Non elezioni anticipate: elezioni con abbigliamento più leggero. Così mentre Meloni dice “avanti fino alla fine”, La Russa aggiunge sommessamente: sì, però magari la fine potrebbe arrivare un pochino prima.
Il vero test arriva alla Camera
Sul tavolo resta soprattutto la nuova legge elettorale, che dopo il Senato tornerà a Montecitorio. Ed è lì che la serenità della maggioranza dovrà superare l’esame più antipatico: lo scrutinio segreto. Perché davanti alle telecamere sono tutti compatti; quando cala la tendina dell’urna, invece, qualche convinzione politica può improvvisamente ritrovare la libertà. Meloni prova quindi a spegnere il “liberi tutti”. Salvini e Tajani chiedono di arrivare alla scadenza. La Russa contempla la primavera. Più che una maggioranza in crisi, sembra una famiglia che assicura di non voler partire mentre discute già sulle date delle ferie.


