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Meloni rilancia l’economia del mare: “76 miliardi di valore, Italia protagonista nel Mediterraneo”

Nel suo videomessaggio per l’evento di Confindustria dedicato all’economia del mare, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato una visione chiara del ruolo strategico che questo settore riveste per l’Italia.

Il mare, ha spiegato, non è soltanto un elemento identitario e culturale, ma rappresenta una leva concreta di sviluppo economico e geopolitico. L’Italia, per la sua posizione, è naturalmente uno snodo tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia, con il Mediterraneo al centro della propria traiettoria storica e futura.

Meloni ha sottolineato come per troppo tempo il Paese non abbia sfruttato appieno questa vocazione, parlando di un “paradosso” nazionale: essere una penisola senza comportarsi come tale. Da qui la scelta del governo di invertire la rotta, puntando sull’economia del mare come pilastro della crescita.

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I numeri citati sono significativi: oltre 200mila imprese coinvolte, circa un milione di occupati e un valore aggiunto di 76 miliardi di euro. Un sistema che attraversa diversi ambiti, dalla portualità alla logistica, dal turismo alla difesa, fino alla sicurezza e alla tutela ambientale.

Particolare attenzione è stata dedicata alla cantieristica e alla nautica, settori in cui l’Italia occupa posizioni di vertice a livello mondiale, soprattutto nella costruzione di navi da crociera ad alta tecnologia. Un comparto che genera valore lungo tutta la filiera e che trova in territori come Liguria e Campania poli di eccellenza.

Nel suo intervento, la premier ha anche richiamato le principali linee d’azione del governo: semplificazione normativa, innovazione e valorizzazione del capitale umano. Tra le misure citate, il disegno di legge “Risorsa Mare” e la riforma della governance portuale, pensata per superare frammentazioni e rendere i porti italiani più competitivi a livello internazionale.

Infine, uno sguardo al futuro, con riferimento alle nuove sfide legate alla dimensione subacquea, per la quale l’Italia si è dotata di una normativa specifica e di un polo nazionale dedicato.

Il messaggio conclusivo è politico ma anche simbolico: solo facendo squadra e superando divisioni, l’Italia può esprimere pienamente il proprio potenziale e rafforzare il suo ruolo nel Mediterraneo.