Giorgia Meloni, nel giorno in cui il suo indice di fiducia degli elettori sale ai massimi, portandola in vetta alla classifica del gradimento prima del premier Conte e del leader leghista Matteo Salvini, in una conferenza stampa nella sede del Secolo d’Italia, scende in campo presentando le proposte in materia economica per far fronte alla gravissima crisi economica provocata dalla pandemia. Mentre lancia l’allarme sulla prossima legge di bilancio, il cui iter appare già in ritardo, e non essendo ancora arrivata alle camere è ormai quasi certo, come dice la leader di Fdi che “ il dibattito è già strozzato”. Ma la Meloni, accompagnata dai due capigruppo del partito, Francesco Lollobrigida alla Camera e Gianluigi Ciriani, al Senato e dal responsabile del programma del partito, il senatore Giovanbattista Fazzolari, non sembra interessata ad aprire un nuovo fronte polemico con la maggioranza, consapevole che la situazione è gravissima per certi settori, come quelli dell’ Horeca e del turismo, che la portano a fare previsioni foschissime, secondo cui sarebbero a rischio chiusura quasi il 40% delle attività del settore, se non si interviene per tempo e in maniera decisa.
Il punto su cui ruotano le cinque proposte che Fdi vuole portare all’attenzione del Parlamento, in occasione della discussione sul decreto Ristori, è quella di puntare non tanto sui bonus o gli interventi una tantum, ma puntare più sui costi fissi, a cui le aziende in grande crisi di liquidità devono comunque far fronte. Per prima cosa Fdi sostiene che sia assolutamente sbagliato l’utilizzo dei codici Ateco per sovvenzionare le aziende in difficoltà, perché cosi si rischia di tralasciare aziende, che rappresentando l’indotto di bar, ristoranti ed hotel, inevitabilmente subiscono danni economici dalla crisi del settore.
Quindi bisognerebbe utilizzare come indice di riferimento solo il calo di fatturato, per ristorare tutte le attività che abbiano subito un calo del fatturato del 33%, rispetto all’anno precedente. “ La logica dei bonus è sbagliata, bisogna cominciare a ragionare in termini di costi fissi e lavorare su questi, per permettere la continuità aziendale di attività in forte crisi” Quindi il carico di affitti, tasse locali e utenze dovrebbe essere sostenuto dalla Stato al 100% sotto forma di credito di imposta per chi ha subito cali di fatturato. Altro tema assai caro al partito della Meloni è quello delle partite e degli autonomi, che sembrano effettivamente essere stati un po’ dimenticati dagli aiuti del Governo, non potendo avere la tutela della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti, concesso ai dipendenti. “ Occorre pensare agli autonomi di fornire una sorta di cassa integrazione, calcolando il calo di fatturato rispetto all’anno precedente e prevedere un ristoro mensile per questa categoria di lavoratori, evitando una discriminazione fra cittadini inaccettabile”. Sempre sul tema cassa integrazione il partito della Meloni rilancia un proposta già fatta all’epoca del primo lockdown, e cioè quella di premiare le aziende che non utilizzano la cassa integrazione, riservando loro un contributo del’80%, per non pesare troppo sui propri bilanci in un momento difficile per tutti.
Infine sempre per chi registra cali di fatturato consistenti si potrebbe prevedere una riduzione considerevole ( si parla del 50%) dei contributi, dell’Iva e Irap, magari unificando 2019 e 2020 in un unico anno fiscale da versare a Giugno 2021, con sospensione del decreto dignità e di tutte quelle misure che potrebbero mettere ulteriori freni alle imprese. Resta la questione delle coperture, ma come spiega il senatore Fazzolari “ Fdi non è un governo ombra, quindi non spetta a noi fare i decreti, ma su tutte le singole misure che porteremo all’esame delle camere, abbiamo chiaramente indicato le rispettive coperture.” Anche perchè la potenza di fuoco utilizzata dal governo per far fronte alla emergenza è senza precedenti, ma la questione dirimente, come per i futuri fondi del Recovery Fund, è forse quello di come impiegarli senza rischiare di sprecarli con misure una tantum e bonus che rischiano di non sortire gli effetti sperati.

