Migranti, allarme per Ferragosto: nuova ondata verso Ceuta e Melilla. Piantedosi in audizione su Schengen
Si alza nuovamente l’allerta per una possibile migrazione di massa dal Marocco verso la Spagna a Ferragosto. L’attenzione delle autorità è concentrata in particolare sulla notte tra il 14 e il 15 agosto, quando potrebbe verificarsi un nuovo tentativo di ingresso irregolare nelle enclave spagnole di Ceuta e Melilla. Dopo la precedente ondata del 30 luglio, che aveva provocato una situazione di forte tensione a Ceuta, le autorità spagnole e marocchine hanno rafforzato le misure di sicurezza. Questa volta, secondo le informazioni circolate nelle ultime ore e il tam tam sui social, l’obiettivo potrebbe non essere soltanto Ceuta, ma anche Melilla, l’altra enclave spagnola situata sulla costa nordafricana. L’allarme sarebbe stato rilanciato anche dai servizi di intelligence di diversi Paesi. Il Marocco ha rafforzato la sicurezza lungo le proprie frontiere, mentre la Guardia Civil spagnola ha installato una nuova barriera marittima per cercare di impedire eventuali attraversamenti.
Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha assicurato che Madrid sta lavorando per prevenire una nuova crisi e ha sottolineato la collaborazione con il Marocco. “Non c’è posto in Spagna, né a Ceuta, né a Melilla, né in qualsiasi altra città spagnola per coloro che vogliono entrare in modo irregolare e in violazione della legge”, ha dichiarato il ministro. Grande-Marlaska ha assicurato che le autorità stanno adottando tutte le misure necessarie per evitare che possa ripetersi quanto accaduto il 30 luglio. Anche la ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha sottolineato che la crisi di fine luglio “non deve ripetersi”. Il Marocco, intanto, ha aumentato i controlli alle frontiere dopo la scoperta di una campagna sui social che inciterebbe a una nuova migrazione di massa durante il periodo di Ferragosto.
Piantedosi sul ripristino di Schengen
Intanto, oggi, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nel corso dell’audizione davanti al Comitato Schengen, ha ribadito la posizione del governo italiano. Lo stop a Schengen non è stato, assicura, una misura rivolta contro la Spagna o contro un altro partner: “È fuori discussione qualsiasi atto ostile nei confronti della Spagna, Paese a noi legato da storici vincoli di amicizia e fratellanza. In realtà è stata una scelta di natura cautelare e organizzativa, intesa a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell’intero sistema europeo dei controlli in un momento di forte sollecitazione, come del resto avvenuto in tantissimi altri casi”, ha detto. L’accordo di Schengen resta insomma sospeso, e non sarà rivisto prima del 15 agosto, “e comunque solo dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia”, ha assicurato il ministro.
Quanto ai controlli, “sono effettuati in modo da causare il minor impatto possibile sulla circolazione tra i due Paesi, basandosi sull’analisi del rischio e sulle informazioni di polizia. Dunque, nessun aggravio burocratico per gli spostamenti e, come già avvenuto sulla frontiera orientale con la Slovenia, le misure vengono applicate con modalità mirate, al solo scopo di evitare pericoli per la sicurezza nazionale”, ha aggiunto. “Si tratta, in sostanza, di controlli nei confronti dei soli cittadini di Paesi terzi (extra Ue) provenienti dalla Spagna – ha ricordato il titolare del Viminale – al fine di verificare la regolarità del loro ingresso nell’Unione europea, controlli che non impattano in alcun modo sui flussi turistici. I primi report testimoniano, infatti, come l’impatto della misura sui cittadini europei sia pari a zero”.
E ancora: “Nonostante i rimpatri effettuati dalla Spagna negli ultimi giorni, restano ancora nell’exclave di Ceuta almeno 6.000 persone, prevalentemente subshariani per le quali non risulterebbero praticabili né la riammissione, né il ritorno in Marocco e che costituiscono un elemento di pressione oggettiva verso il territorio continentale europeo, destinazione ultima invocata dai migranti. Il dato è ancora più preoccupante se ci riferiamo ai minori stranieri non accompagnati che sono oltre 1.300 e che non potranno essere rimpatriati”.
Il ministro ha poi riferito che le informazioni condivise in sede di Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere su quanto accaduto a Ceuta “hanno evidenziato la sussistenza di elevati profili di rischio per la sicurezza interna, in relazione a possibili spostamenti incontrollati e improvvisi di cittadini di Paesi terzi attraverso lo spazio comune, che in quanto tali non escludono potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori. Diverse fonti evidenziano come alcune aree del Marocco, compresa quella in prossimità di Ceuta, siano storicamente oggetto di reclutamento e radicalizzazione da parte jihadista”.
Le tensioni
Nel frattempo, la crisi ha provocato nuove tensioni anche nei rapporti tra Marocco e Spagna. Rabat ha minacciato di sospendere l’accordo bilaterale di estradizione con Madrid, aggiungendo un ulteriore elemento di pressione a una situazione già delicata. Sul fronte europeo resta aperto anche il dossier dei migranti trasferiti tra gli Stati membri sulla base degli accordi di Dublino. La Germania ha ribadito che le espulsioni verso l’Italia dei cosiddetti “dublinanti” “si faranno come previsto”. Si tratta dei migranti che, dopo essere arrivati in un primo Paese europeo, si spostano successivamente in un altro Stato per presentare una richiesta di asilo.
Nel frattempo, il dibattito europeo sull’immigrazione guarda anche fuori dai confini dell’Unione. Secondo quanto riferito da alcuni media greci, Germania, Grecia, Austria, Paesi Bassi e Danimarca starebbero valutando la possibilità di creare un centro per i rimpatri in Uganda, con l’obiettivo di renderlo operativo entro il 2027. Un incontro sul tema sarebbe previsto il 4 settembre a Copenaghen. Da Bruxelles, però, fanno sapere che al momento non esisterebbe alcuna proposta concreta.

