Scontro tra i sindaci di sinistra e il ministro dell’Interno Matteo Salvini sul Decreto Sicurezza – Affaritaliani.it ha intervistato l’ex Presidente della Corte Costituzionale e professore emerito di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano Valerio Onida.
I sindaci come Orlando e de Magistris possono non applicare il Decreto Sicurezza?
“Dipende dalle circostanze e dal tipo di legge. Se una norma è sospetta di incostituzionalità l’amministrazione non ha come unica alternativa quella di applicarla ciecamente ma può attivare i procedimenti per l’accertamento dell’incostituzionalità della legge. Se esce una legge che impone di uccidere tutti gli ebrei che ci sono nel Comune, il sindaco esce per strada e spara a tutti? Incostituzionalità di una legge vuol dire che quella legge è formalmente efficace ma non è valida e non deve produrre effetti sostanziali. Se viene accertata dalla Corte, l’incostituzionalità vale anche per il passato, non è un’abrogazione”.
Quindi come si esce dallo scontro politico?
“Un privato di fronte a una legge fa quel che vuole a suo rischio e pericolo e può attivare le procedure giudiziarie per chiedere a un giudice di mandarla alla Corte, ad esempio perché una determinata sanzione secondo lui non era dovuta. Una amministrazione comunale non ha la stessa libertà ma non è impensabile che un sindaco instauri lui stesso un procedimento giudiziario davanti a un giudicie civile chiedendo di accertare se ha o non ha l’obbligo di applicare questa legge che ritiene incostituzionale. Il giudice può mandare la questione alla Corte: se questa dichiara la legge incostituzionale vuol dire che quel sindaco non aveva, anche per il passato, l’obbligo”.
In attesa del pronunciamento della Corte, un sindaco come Orlando può disobbedire e non applicare la legge approvata dal Parlamento e promulgata dal Presidente della Repubblica?
“La promulgazione non è una patente di costituzionalità della legge: solo la Corte può dirimere definitivamente la questione. In questo momento c’è uno stato di incertezza. Il sindaco, che è un amministratore pubblico, è maggiormente legato rispetto ad un privato e non può decidere liberamente di comportarsi nel modo che ritiene più opportuno. Il sindaco, ad esempio, potrebbe sospendere le determinazioni sulle richieste di iscrizione anagrafica e attivare un giudizio davanti a un giudice civile chiedendo di accertare se ha l’obbligo di rifiutare l’iscrizione o meno, sollevando la questione di costituzionalità. Spetterà alla Corte e poi al giudice dire se aveva quell’obbligo o meno”.
I tempi?
“Qualche mese per il giudizio della Corte, ma un giudice può sollevare subito la questione anche in via d’urgenza”.
Quindi i sindaci disobbedienti sbagliano o no?
“Formalmente la legge è efficace ma se sorge un dubbio di costituzionalità gli effetti sostanziali della legge stessa dipendono dalla sua legittimità o illegittimità costituzionale, e in attesa di quell’accertamento c’è una situazione di incertezza. Un sindaco non può certo dire ‘me ne frego della legge’, non è un privato, ma può ad esempio sospendere le determinazioni e chiedere a un giudice di sollevare la questione davanti alla Corte. Io ritengo questa legge incostituzionale”.

