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Mille euro al mese ai giovani per due anni, in Campania arriva il “reddito di restanza”: ecco cos’è

La proposta porta la firma di Raffaele Aveta, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle

Mille euro al mese ai giovani per due anni, in Campania arriva il “reddito di restanza”: ecco cos’è

Campania, arriva il reddito di restanza: fino a mille euro al mese ai giovani che scelgono di restare nei piccoli comuni

Mille euro al mese per due anni per incentivare i giovani a restare nei piccoli comuni della Campania, oppure a tornarci dopo aver vissuto altrove. È l’obiettivo del cosiddetto “reddito di restanza”, al centro di una proposta di legge regionale pensata per contrastare lo spopolamento delle aree interne e favorire nuove opportunità per le comunità locali. Il testo, intitolato “Misure di contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni delle aree interne della Campania”, porta la firma di Raffaele Aveta, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, e ha ricevuto anche il sostegno di Nino Simeone, capogruppo della lista Fico Presidente. La proposta si inserisce nel quadro politico della Giunta guidata da Roberto Fico, ma dovrà completare il proprio iter prima di poter diventare operativa.

Il principio alla base dell’iniziativa è quello della “restanza attiva”, concetto associato all’antropologo Vito Teti. Restare, in questa prospettiva, non significa rinunciare a partire, ma scegliere consapevolmente di costruire il proprio futuro nel territorio d’origine, contribuendo allo sviluppo sociale, culturale ed economico del paese.

Chi può accedere al contributo

La misura è rivolta ai giovani tra i 18 e i 45 anni e riguarda i comuni campani con meno di 2mila abitanti che presentano specifiche condizioni di fragilità territoriale. Tra i requisiti previsti figurano l’appartenenza alle aree interne individuate dalla Strategia nazionale, la classificazione come comuni periferici o ultraperiferici, la condizione di comune montano o l’appartenenza a Comunità montane e Unioni di comuni montani. La Giunta regionale potrà inoltre individuare altri territori sulla base di indicatori come il calo demografico, la fuga dei giovani, l’invecchiamento della popolazione e le difficoltà di accesso ai servizi.

Per partecipare sarà necessario risiedere e vivere stabilmente nel comune da almeno dodici mesi. Potranno candidarsi anche coloro che vi hanno vissuto in passato per almeno un anno, a condizione di tornarvi prima di ricevere il primo pagamento e di mantenere la residenza per tutta la durata del sostegno. Il numero dei beneficiari sarà comunque limitato: la proposta stabilisce un massimo di cinque persone contemporaneamente per ciascun comune.

Due percorsi: progetti sociali e nuove imprese

Il progetto prevede due modalità di accesso al sostegno economico. La prima è il “percorso di comunità”, destinato a finanziare iniziative di utilità sociale, culturale, educativa, ambientale o di innovazione digitale, progettate sulla base delle esigenze del territorio. Per questo percorso è previsto un assegno di mille euro al mese per un massimo di 24 mesi, senza possibilità di rinnovo. I progetti saranno valutati dalla Regione dopo aver acquisito il parere motivato del Comune interessato. Le iniziative non dovranno necessariamente trasformarsi in attività economiche, ma non potranno sostituire le normali funzioni dell’amministrazione comunale né attività che richiedono l’affidamento attraverso una gara. L’obiettivo è sostenere progetti utili alla collettività senza creare forme di lavoro a basso costo per gli enti locali.

La seconda possibilità è il “percorso d’impresa”, rivolto a chi intende avviare una nuova attività o subentrare in un’impresa già esistente, anche attraverso una cooperativa. In questo caso il contributo mensile scende a 800 euro per un massimo di 18 mesi e non viene ridotto in presenza di eventuali guadagni. A questo sostegno si aggiunge un contributo per le spese di avvio che può arrivare fino a 25mila euro, insieme a percorsi di formazione e tutoraggio finanziati dalla Regione. Nella selezione delle domande avranno un peso determinante le prospettive di sostenibilità economica dell’attività proposta.

Chi conclude il percorso di comunità potrà successivamente accedere a quello d’impresa, purché l’attività sia coerente con il progetto iniziale. La durata complessiva del sostegno non potrà comunque superare i 36 mesi e sarà possibile beneficiarne una sola volta. La partecipazione al programma, inoltre, non attribuirà alcun titolo preferenziale per future assunzioni o incarichi pubblici, così da evitare che la misura si trasformi in un nuovo canale di precariato in attesa di stabilizzazione.

Il fondo regionale da 21 milioni di euro

Per finanziare l’iniziativa, la proposta istituisce un Fondo regionale per il contrasto allo spopolamento da 21 milioni di euro nell’arco di tre anni. La ripartizione prevista è di un milione per il 2026 e dieci milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Ogni anno il 70% delle risorse sarà destinato alla spesa corrente, principalmente per finanziare gli assegni mensili, mentre il restante 30% servirà a sostenere gli investimenti e i contributi alle imprese.

A regime, le risorse disponibili consentirebbero di finanziare circa 580 assegni annuali per il percorso di comunità, nell’ipotesi che tutti i beneficiari scelgano questa modalità. I fondi destinati agli investimenti permetterebbero invece di coprire fino a 120 contributi da 25mila euro ciascuno, se erogati tutti nella misura massima.

Il provvedimento è al primo passaggio in Commissione I e dovrà proseguire il proprio iter istituzionale. La sua eventuale approvazione sarà solo il primo passo: la sfida sarà verificare se il sostegno economico riuscirà davvero a contrastare la perdita di popolazione nei piccoli comuni. La proposta prevede infatti che la Giunta riferisca ogni anno al Consiglio regionale sui risultati raggiunti, comune per comune, verificando in particolare se i giovani siano rimasti sul territorio anche a due anni dalla conclusione del contributo.

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