Hormuz, il M5S: sì alla missione ma con condizioni. Bruno Marton: “Tutela dei militari e catena di comando trasparente”
Il Movimento 5 Stelle apre alla possibilità di una partecipazione italiana alla missione internazionale nello Stretto di Hormuz, ma pone una serie di condizioni ritenute imprescindibili. A chiarirlo, parlando ad Affaritaliani, è il presidente della Commissione Politiche Ue del Senato, Bruno Marton, che si dice favorevole “in linea di principio” a un’iniziativa che possa accelerare la ripresa della libera navigazione e contribuire a ridurre il peso di carburanti e bollette su imprese e famiglie italiane. “Vista però l’incertezza che ancora incombe sulla fine delle ostilità – sia i Pasdaran sia Netanyahu hanno interesse a boicottare la pace – pretendiamo condizioni chiare”, sottolinea Marton.
Per il senatore pentastellato, la missione dovrà innanzitutto muoversi all’interno di una cornice internazionale ben definita, sotto l’egida dell’Onu o dell’Unione europea, e con un esplicito assenso anche da parte iraniana. Un altro nodo riguarda la struttura operativa dell’intervento e il rapporto con gli Stati Uniti sul fronte del supporto di intelligence, sorveglianza e ricognizione. “Vogliamo che questa missione abbia una chiara cornice internazionale – Onu o Ue – e un esplicito via libera anche da parte iraniana, vogliamo capire quale sarà la catena di comando e il rapporto con le forze armate Usa relativamente al necessario supporto di intelligence, sorveglianza e ricognizione. E soprattutto vogliamo che siano chiare le regole di ingaggio e di disimpegno a tutela dei nostri militari: se le nostre navi venissero colpite dall’Iran, come risponderebbero? E se la tregua venisse violata o semplicemente scadesse, la missione resterebbe operativa o verrebbe sospesa?”, le parole di Marton, che pone soprattutto l’accento sulla sicurezza del contingente italiano.
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Le parole di Marton arrivano mentre il governo valuta il contributo italiano alla missione internazionale per lo sminamento e la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Secondo le ipotesi allo studio, l’Italia potrebbe mettere a disposizione quattro unità della Marina Militare – tra cui i cacciamine Crotone e Rimini, già presenti a Gibuti – e un contingente di circa 400-500 militari. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha già chiarito che ogni eventuale partecipazione sarà subordinata a un quadro di pace, all’accettazione della missione da parte delle parti coinvolte e al via libera del Parlamento.

