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Politica
Cantone: Mose più grave di Expo. Orlando: intristito ma non stupito

Mentre prenderanno il via tra oggi e domani gli interrogatori degli arrestati nell'inchiesta della procura di Venezia su una presunta corruzione negli appalti per il Mose, il sistema che dovrebbe difendere la città lagunare dall'acqua alta, le carte dell'inchiesta dipingono un sistema illecito che per anni avrebbe visto imprenditori pagare 'stipendi' a politici e autorità incaricate di vigilare sulla correttezza dei lavori, per ottenere in cambio favori o per evitare controlli. "Sono intristito ma non stupito", dice il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

Per il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, "quello che sta emergendo in questa vicenda è un sistema molto inquietante, ancora più di quello già grave venuto alla luce per Expo". E prosegue: "E' innegabile che il sistema degli appalti deve essere ripensato" ma cambiare le regole non basta, occorre "discontinuità politica e culturale". Per Cantone "revocare un appalto laddove si individuino reati rischia di compromettere tutto il lavoro svolto per quella particolare manifestazione". Ma aggiunge: "Da privato cittadino e da studioso del diritto mi pare giusto affermare una cosa: nessuno deve poter ottenere vantaggio dalla propria attività delittuosa. E' un tema delicato - ha continuato Cantone - ma voglio dire che la legge anticorruzione del 2012 prevede che possano essere inserite nei contratti clausole tipo patti di integrità, che consentono la revoca del contratto laddove si ravvisino fatti di corruzione".

A Cantone risponde l'ex governatore lombardo Roberto Formigoni: "Vanno cambiate le regole di realizzazione di queste opere, come Expo e Mose. E' chiaro che così non può funzionare: un magistrato, seppur con una squadra dietro, non può agire se le opere sono affidate in deroga. Ad oggi in Expo 4/5 sono affidate in deroga. Così non può funzionare, Cantone come fa ad agire?".

Secondo l'assessore comunale all'Ambiente di Venezia Gianfranco Bettin "si sapeva che gli arresti di Baita e Mazzacurati avrebbero portato lontano. Che in Veneto esistesse un sistema di affari illeciti, lo dicevamo da decenni" Intervistato dalla Stampa sottolinea: "Il modo in cui il Mose è stato realizzato, senza gara, la crescita di aziende fuori controllo, il rapporto stretto tra politica e imprese ha portato a questa situazione". Per Bettin la situazione è "peggio di Tangentopoli" perché "il dominus che doveva controllare i lavori era a libro paga, seconda l'accusa". "Qui abbiamo pezzi dello stato decisivi immersi in un sistema criminogeno e criminale".

Commenti sull'inchiesta anche da Beppe Grillo che contro il partito democratico di Matteo Renzi sul suo blog scrive "Noi vinciamo poi, intanto arrestano Voi". In risposta all'hashtag ideato dai democratici #vinciamopoi per sottolineare il risultato deludente dei 5 stelle alle europee, il comico genovese ha lanciato il "nuovo hashtag di tendenza #arrestanovoi". Grillo quindi elenca tutti i sindaci del Pd arrestati: "Il sindaco Pd di Modugno per concussione, arrestato sindaco Pd di Melito Porto Salvo per associazione mafiosa, (...) arrestato sindaco Pd di Venezia per le tangenti Mose, continua...". E alle ore 15, in diretta web sul sito della Camera dei deputati, question time in Commissione Ambiente: "I deputati del M5S - si legge in una nota - invitano la stampa a seguire l'evento. In quella sede il MoVimento chiederà conto al governo delle azioni da prendere contro quello che appare come l'ennesimo spreco fraudolento di denaro pubblico".

E mentre il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, chiede da ieri di "poter incontrare il procuratore capo di Venezia, Delpino, per avere informazioni de visu su tutta la vicenda", il presidente del Senato Pietro Grasso invita a "svegliarsi" perché "combattere corruzione si può": "I romani che nel 43-44 combatterono per la libertà ci invitano a risvegliarci dal torpore collettivo che, oggi, induce a pensare che la lotta alle mafie, il contrasto dell'evasione fiscale, la resistenza a favoritismi, atteggiamenti clientelari, situazioni di conflitto di interesse e corruzione siano battaglie utopistiche".

Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni la "prima riforma da fare è quella anticorruzione", dice al suo ingresso all'assemblea annuale di Confcommercio, parlando dell'inchiesta sul Mose. Secondo il leader della Cisl, infatti, senza il taglio delle stazioni appaltanti il sistema "diventa un abbeveratoio della politica". Quindi Bonanni invita a varare "un provvedimento che espropri Regioni e Comuni delle prerogative per gestire gli appalti".

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