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"Evocare il colpo di Stato o parlare di 'operazione eversiva' e' grave e assurdo". Giorgio Napolitano scende direttamente in campo dopo la minaccia di dimissioni di massa annunciate nella serata di ieri dai parlamentari Pdl in caso di decadenza di Silvio Berlusconi. Il Capo dello Stato in mattinata parla di fatto "inquietante" e ribadisce il concetto in una nota ufficiale in cui sostiene che le dimissioni in blocco dei deputati e dei senatori berlusconiani "configurerebbe l'intento, o produrrebbe l'effetto, di colpire alla radice la funzionalita' delle Camere".

"Non meno inquietante - continua Napolitano - sarebbe il proposito di compiere tale gesto al fine di esercitare un'estrema pressione sul Capo dello Stato per il piu' ravvicinato scioglimento delle Camere. C'e' ancora tempo, e mi auguro se ne faccia buon uso, per trovare il modo di esprimere - se e' questa la volonta' dei parlamentari del PdL - la loro vicinanza politica e umana al Presidente del PdL, senza mettere in causa il pieno svolgimento delle funzioni dei due rami del Parlamento". Quanto alle parole di Berlusconi che ieri ha evocato 'il colpo di Stato' o 'operazione eversiva' Napolitano parla di fatto "grave e assurdo": "l'applicazione di una sentenza di condanna definitiva, inflitta secondo le norme del nostro ordinamento giuridico per fatti specifici di violazione della legge - aggiunge - e' dato costitutivo di qualsiasi Stato di diritto in Europa, cosi' come lo e' la non interferenza del Capo dello Stato o del Primo Ministro in decisioni indipendenti dell'autorita' giudiziaria".

Malgrado lo stop del Colle il Pdl continua sulla strada decisa ieri e sia alla Camera che al Senato i parlamentari del partito di Berlusconi stanno iniziando a raccogliere le firme per rassegnare le dimissioni di massa e consegnarle ai capigruppo. Si smarca dalla linea ufficiale Gaetano Quagliariello, secondo cui le "dimissioni si danno e non si annunciano"- ". "Ieri comunque - ha aggiunto il ministro per le Riforme - non abbiamo votato alcuna dimissione". E anche Maurizio Lupi getta acqua sul fuoco: "da qui al 4 ottobre ogni parlamentare del Pdl decidera' cosa fare", dice.

Appoggio pieno al Capo dello Stato arriva dal Pd: il segretario dei democratici, Guglielmo Epifani, parla di "richiamo fermo e obbligato alle funzioni essenziali della democrazia parlamentare e al rispetto costituzionale della separazione dei poteri". "Il Pd condivide nella sostanza e nel contenuto la nota del Presidente e ancora una volta ne apprezza lo spirito di servizio verso il Paese. Tutto ora va ricondotto nell'alveo della chiarezza e per questo ognuno si assuma fino in fondo la responsabilita' dei propri atti". E Roberto Speranza, capogruppo 'democrat' alla Camera, definisce "gravissimo" l'atteggiamento del Pdl e chiede "un chiarimento vero, forte e definitivo sia sul piano politico che istituzionale".

E Manuela Repetti, senatrice del Pdl, contattata da Affaritaliani.it stoppa il Colle: "Vorrei ricordare, purtroppo anche al Quirinale, che il Presidente della Repubblica nel nostro ordinamento parla attraverso le Camere e non con inusuali comunicati stampa".

LETTA - Enrico Letta, da New York, è intenzionato a chiedere una immediata verifica nel governo e in Parlamento. "Domani appena atterrato a Roma mi reco da Napolitano per un chiarimento su come andare avanti" - ha detto il presidente del Consiglio - Serve un chiarimento nel governo e in Parlamento. Voglio decidere insieme a Napolitano le modalità. Voglio che tutto accada davanti ai cittadini". Parole di fuoco sono riservate alle dimissioni del Pdl, definite: "Un'umiliazione per l'Italia". "La stabilità politica è necessaria per il nostro Paese" - ha sottolineato Letta -. "Ora ci si assuma responsabilità". Toni più duri rispetti a quelli usati in precedenza alla Columbia University. "Domani torno a Roma e sono certo che riuscirò a convincere tutti sulla corretta priorità dei problemi in agenda"- aveva affermato il premier -. "La presidenza del semestre europeo nel 2014 ha "un ruolo cruciale" per l'italia e "vorrei convincere tutti" che questa è "la priorità per il paese".
 

 

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