Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Allarme rientrato. Venerdì il Pd voterà contro la mozione di sfiducia individuale indirizzata al ministro dell’Interno Angelino Alfano, al centro delle polemiche dopo l’estradizione della moglie del dissidente Kazako Mukhtar Ablyazo. La linea di partito è stata decisa in una lunga e animata riunione dei senatori democratici che si è conclusa con 80 voti a favore e 7 astenuti. In precedenza la pattuglia renziana aveva chiesto che il partito presentasse una propria mozione di sfiducia al ministro perché, a quanto dicono, ormai non più in grado di guidare un dicastero importante come il Viminale. Dopo l’incasso dell’ok la domanda che assilla il capogruppo Zanda è una sola: ci saranno franchi tiratori tra i democratici? Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it il gruppo voterà in maniera compatta contro la mozione di sfiducia.
“Il partito ha deciso la linea ed è giusto rispettarla”, spiega ad Affari un senatore vicino al sindaco di Firenze. Ma da qui al voto di venerdì pomeriggio molte cose potrebbero cambiare. Sembra infatti che il capogruppo democratico si vedrà nelle prossime ore con Renato Schifani per chiedere le dimissioni di Alfano dal suo ruolo di ministro. Se infatti un voto di sfiducia vorrebbe dire crisi di governo assicurata (Berlusconi lo ha detto: Alfano non si tocca), un passo indietro di Alfano non tangerebbe l’esecutivo e sarebbe un gesto apprezzato da tutti, anche all’interno del Pdl. Non si nascondono infatti i falchi, capeggiati dalla Santanché e da Fitto, che in più di una occasione hanno criticato Alfano, che ricopre tre cariche di peso: quella di vicepremier, ministro dell’Interno e segretario del Pdl.
Insomma, la diplomazia alla fine potrebbe avere la meglio, senza mettere a rischio la tenuta del governo a cui oggi il Presidente Napolitano ha offerto una mano puntellandolo. Alfano potrebbe lasciare il Viminale e mantenere la sua carica di vicepremier, lasciando il ruolo di ministro ad un altro onorevole pidiellino, magari proprio quel Raffaele Fitto che spinge per un rimescolamento dei ruoli.
