di Luigi Crespi, spin doctor ed esperto di comunicazione
Ora, come cambia la comunicazione politica? Per oltre un anno gli esperti dai guanti bianchi mi hanno fatto la testa come un pallone per spiegarmi che era iniziata l’era della sobrietà. Ora inizierà l’ossessione per internet, per la demonizzazione dei manifesti, per la campagna a zero costi: tutti alla ricerca del trucco vincente.
Chi sa quanto costa un’ora di streaming o quanto costa montare un palco per un comizio da un milione di persone si rende conto che la campagna elettorale a zero costi non esiste, invece chi non parla e “non viene parlato” nei Tg si rende conto che senza manifesti manco si accorgono che esisti.
La verità è che pensare che il “mezzo” possa sopperire al contenuto è un’eresia. La verità è che devi avere cose da dire e che devi essere credibile e che l’avvento della rete rende più difficile montare castelli o reggersi sulle balle. Il manifesto, lo spot non è superato; superato è il linguaggio agiografico e propagandistico. Lo schema della generazione del consenso ha bisogno di tempo, deve essere un’avventura condivisa per essere credibile. Solo se disponi della struttura di un racconto avvincente, e vincente, puoi scegliere i mezzi per raccontare e raccontarti. Non si tratta di fare notizia, non si tratta di avere visibilità, ma di prendere spazio e di avere ascolto.
Ora la competizione diventerà più complessa, più difficile, più articolata. Oggi gli sconfitti sono tanti: i sondaggisti e un’intera classe politica accompagnata da un élite elitaria e incapace di ascoltare e interpretare il proprio Paese. Oggi viene sconfitta l’idea che la propaganda possa diventare verità utile per conquistare consenso.
Oggi perde Bersani e vince Renzi, oggi perde Fini e vince la Carfagna, oggi vince la televisione e perdono i giornali, vince internet e perdono i manifesti, vincono le idee e perdono i soldi. Oggi inizia il futuro ma non chiedetemi come sarà. Di certo sarà nuovo.
