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Non mollo e resto leader del centrodestra

video mediaset berlusconi

“Io resisto! non mollo. State tranquilli che non mi faccio da parte, resto io il capo del centrodestra. Farò sino all’ultimo l’interesse del paese e degli italiani. Andate avanti con coraggio. Non vi farò fare assolutamente brutte figure. Prepariamoci al meglio”. Così Silvio Berlusconi in un post su Facebook taglia corto sulle voci di successione alla sua leadership.

Intanto sulla partita della decadenza da senatore del Cavaliere i berluscones insistono. Il conto alla rovescia per il voto in Giunta è partito. Letta da Rimini ha risposto duramente alle minacce di crisi (“sarà punito chi pensa a interessi personali” video). Ma il tasto è sempre lo stesso: la “agibilità politica” per il leader condannato in via definitiva per la vicenda dei diritti tv.

Parla Osvaldo Napoli, secondo il quale non aiuta “ripetere la solfa secondo cui la vicenda di Berlusconi va tenuta separata dalla vicenda del governo. Nei ragionamenti del Pd  – continua – c’è un sovraccarico di ipocrisia che rischia di pesare sulla stabilità dell’esecutivo. Quella di Berlusconi è una vicenda giudiziaria e, come tale, sicuramente personale. Ma sostenere che quella vicenda si esaurisce come fatto personale significa prendere un abbaglio, cosa non consentita a nessun partito che abbia davvero a cuore gli interessi dell’Italia”.

Napoli esclude che la vicenda possa risolversi con un salvacondotto o un atto di clemenza da parte del Quirinale, ma ritiene che debba essere affrontata in sede parlamentare “dove ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità alla luce del sole”.

Sulla applicabilità della legge Severino, poi: “Non vorrei che qualcuno nel Pd pensi, come pensava Giovanni Giolitti, che le leggi ‘si applicano agli avversari e si interpretano per gli amici’. A questo ci ha già pensato il magistrato Esposito. Voglio sperare che in Parlamento e nella Giunta delle Immunità del Senato non siedano i cloni di Esposito”.

E sull’atteggiamento del Pd in Parlamento Renato Brunetta attacca: “Avrà in aula un atteggiamento pregiudiziale, dicono che voteranno la decadenza di Berlusconi e la ineleggibilità senza aver sentito il relatore, senza aver acquisito le motivazioni della condanna e senza aver valutato la prima applicazione della legge Severino”.

La replica del democratico Giorgio Tonini: “l’invito all’approfondimentova accolto”, ma “a patto che i colleghi del Pdl recepiscano la distinzione netta tra le vicende giudiziarie di Berlusconi e l’attività del governo”. Mentre dalle file del governo tira dritto sulla decadenza il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato: “Le sentenze si rispettano, comprendiamo le difficoltà del Pdl ma ci sono atti dovuti a cui il parlamento non si può sottrarre”.

“Se decade Silvio ci dimettiamo tutti”, dice intanto Gianfranco Rotondi che torna a evocare lo spettro delle dimissioni di massa dei parlamentari Pdl.

Un’ipotesi che però viene per ora smentita dal capogruppo Renato Schifani: “Non sono all’ordine del giorno. Ci batteremo in Giunta perché le nostre argomentazioni senza ostruzionismo vengano recepite”.

Schifani comunque avverte: “Se il Pd vota contro un approfondimento sulla legge Severino che chiediamo per noi sarebbe impossibile parlare di un percorso comune”. E sul discorso tenuto da Napolitano all’apertura del meeting di Cl a Rimini l’ex presidente del Senato non nasconde la la delusione: “Non ho trovato quello che avevamo chiesto, ci aspettavamo di più”. E sulla possibilità di una “maggioranza diversa” che sostenga un governo Letta bis ammonisce “non ci sarà il Pdl nè nessuno dei suoi parlamentari”. Mentre a chiamare ancora in causa il capo dello Stato è Fabrizio Cicchitto: “”Per il sottoscritto il presidente Napolitano rimane una scelta migliore di quella di Prodi, ma egli deve ulteriormente misurarsi con la estrema gravità della situazione”.