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Politica
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L'insulto, la demonizzazione, l'identificazione con un "oscuro potere" lontano e negativo, infine la violenza verbale: Giorgio Napolitano difende oggi i luoghi della politica, quelli che comunemente sono indicati con l'espressione "Il Palazzo". Al contrario, sono i luoghi dove si esercita la sovranita' popolare, la sede della democrazia. Guai a proseguire allora con certe "esternazioni" (altro termine appartenente al lessico della politica con chiara accezione negativa), perche' se c'e' una cosa che abbiamo imparato negli Anni di Piombo, e' che' "la violenza va fermata prima che si trasformi in eversione".

Aula del Senato piena, questa mattina, per la cerimonia con cui si ricordano le vittime del terrorismo. "Abbiamo voluto che si celebrasse nelle altre sedi istituzionali" dopo anni in cui era il Quirinale ad ospitarla, spiega il Capo dello Stato. Pietro Grasso ha appena chiesto che si faccia piena luce su tutti gli atti di violenza che non hanno ancora un colpevole. "Il ricordo non basta: e' necessario accompagnarlo alla volonta' esplicita di conoscere tutte le verita', anche quelle rimaste nascoste e di capire perche' non sia stato possibile fare completa luce sulle stragi", spiega. Napolitano sembra seguirlo in questa richiesta, ed aggiunge che anche i fratelli Mattei, vittime del rogo di Primavalle del 1973, hanno pieno diritto ad essere considerati vittime di una strage di terrorismo. "Senza nessuna parzialita' o ghettizzazioni" per il fatto che fossero esponenti della destra, mette in chiaro.

Ma non e' questo l'unico punto su cui il Presidente, parlando a braccio, interviene per precisare. Dal momento della sua rielezione, e dal duro discorso di insediamento alle Camere, Napolitano ha mantenuto un sostanziale riserbo per dar modo al Governo Letta di ingranare ed alla XVII legislatura di iniziare la normale attivita' parlamentare. Oggi, di fronte ad episodi anche molto recenti che lo hanno non poco colpito, interviene per difendere la politica, le istituzioni e gli stessi luoghi fisici dove si svolge il gioco democratico. "Ho voluto che a partire da quest'anno questa cerimonia si dislocasse in altri luoghi istituzionali, oltre al Qurinale", torna a ricordare, "e vorrei che la si smettesse di identificarli come i Palazzi del Potere, come un'oscura definizione". Basta con un frasario ingiusto quanto inesatto: "Se il Quirinale e' la casa degli italiani, come lo ha definito gia' il mio predecessore, i palazzi del Parlamento non sono i luoghi di un'oscuro potere, ma i luoghi della sovranita' popolare e della sua rappresentanza democratica. Basta identificarli come i luoghi dell'oscuro potere". In Aula scoppia l'applauso.

Le parole, secondo Napolitano, sono pericolose come lo sono state in passato. "Il ricordo del sacrificio delle vittime del terrorismo ci ha dato un'occasione, quella di imparare mole cose, dobbiamo imparare a farlo", aggiunge tagliente, "Ad esempio che la violenza va combattuta, fermata, scongiurata prima che si tramuti in eversione. Non possiamo essere tranquilli di fronte a certe esternazioni, anche solo sul piano verbale". Comunque, "l'Italia ha superato non solo momenti di tensione,ma periodi tragici che l'hanno esposta a rischi estremi. Se abbiamo superato quei momenti, sapremo superare le prove che abbiamo davanti". Sono difficili, non insormontabili. Bisogna pero' avere rispetto.

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