Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

La Piazza 2026

Segui la diretta dell’evento

Home » Politica » Orfini esterna al Corriere della Sera

Orfini esterna al Corriere della Sera

Il pupillo del Conte Max D’Alema ci riprova

Orfini esterna al Corriere della Sera
matteo orfini 02

Inizia l’anno e ricominciano i sospironi in casa Pd.

L’ultimo è del Presidente Matteo Orfini, ex dalemiano, scaltro navigatore correntizio alfin approdato ai cosiddetti Giovani Turchi che fingendo opposizione hanno guadagnato visibilità e poltrone tra cui il Ministro Orlando prima all’Ambiente ed ora alla Giustizia, il Ministro Martina all’Agricoltura e appunto Orfini ai vertici del partito.

Una corrente che ha ottenuto moltissimo in relazione al suo reale peso ma che continua a dire la sua nonostante Orfini sia reduce da fallimenti apocalittici in quel di Roma di cui è commissario del partito e che ha visto la gestione Marino e il successivo fallimento rovinoso della candidatura Giachetti.

Oggi Orfini sul Corriere della Sera sente la necessità di marcare il territorio del nuovo anno con alcune considerazioni inquietanti.

L’Orfini-pensiero prevede alcuni punti chiave.

Il primo, in linea con Renzi, è la priorità del voto anticipato perché -dice il Presidente del Pd- “La legislatura è politicamente terminata il 4 dicembre”.

Però occorre prima -continua Orfini- armonizzare la legge elettorale tra l ’ipermaggioritario della Camera e il proporzionale del Senato come dice il Presidente Mattarella.

A questo punto la scadenza naturale secondo lui è a giugno ma si potrebbe anticipare anche a maggio.

Tuttavia, le idee che propone appaiono confuse probabilmente volutamente.

Se di mezzo c’è una legge elettorale che ha poi ha tempi tecnici minimali di applicazione come fa a fissare date così anticipate?

Mistero.

Poi dice che “la responsabilità di fare la legge elettorale non può cadere solo sul Pd che non ha i numeri”; ma se è proprio il Pd ad aver cacciato l’Italia nella situazione in cui ci troviamo e cioè senza governo e senza legge elettorale? Ora invoca l’aiuto degli alti partiti?

Poi dice che “non c’è alcuna differenza tra Gentiloni, Renzi ed Orfini”. Falsità.

Orfini sa benissimo che si tratta di tre posizione ben diverse: Renzi vuole il voto subito, Gentiloni il più tardi possibile e lui stesso si barcamena in mezzo, coma al solito, aspettando di capire dove tirerà il vento più favorevole.

Orfini continua l’intervista prendendosela con Forza Italia che del cambio del sistema elettorale dovrebbe parlare solo in commissioni parlamentare e non al Nazareno.

Ma come? Torniamo ai giochetti della vecchia politica con gli incontri non istituzionali ai danni dei cittadini?

Un pessimo inizio anno per l’antico pupillo del Conte Max.