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Palamara alla guerra: entro in politica cambierò la giustizia. Nessuno lo farà

Ci vuole una legge che permetta a chi è stato escluso dal potere dentro la magistratura di assumerne la governance, anziché la solita spartizione. Intervista

Palamara alla guerra: entro in politica cambierò la giustizia. Nessuno lo farà
Luca Palamara
A trent’anni da Tangentopoli la giustizia italiana è sempre più in crisi. Quella stagione, spuntata dal riassetto mondiale post caduta del Muro di Berlino, aveva portato alla ribalta dei media un potere neutrale e salvifico, quello dei magistrati. Un po’ come oggi si crede acriticamente a virologi o presunti tali per combattere il Coronavirus. Ma nel mondo globalizzato, e senza cognizione della storia anche recente, l’informazione è diventata in massima parte intrattenimento per la vendita di spazi pubblicitari, con l’obiettivo comune con il ceto politico-affaristico del Paese di mantenere il potere fine a sé stesso.

A trent’anni da Tangentopoli la giustizia italiana è sempre più in crisi. Quella stagione, spuntata dal riassetto mondiale post caduta del Muro di Berlino, aveva portato alla ribalta dei media un potere neutrale e salvifico, quello dei magistrati. Un po’ come oggi si crede acriticamente a virologi o presunti tali per combattere il Coronavirus. Ma nel mondo globalizzato, e senza cognizione della storia anche recente, l’informazione è diventata in massima parte intrattenimento per la vendita di spazi pubblicitari, con l’obiettivo comune con il ceto politico-affaristico del Paese di mantenere il potere fine a sé stesso.

Questi anni post Tangentopoli hanno evidenziato i limiti e le carenze della democrazia italiana. Nella mutazione in corso si inscrive anche la crisi della magistratura che difficilmente ha funzionato valorizzando internamente la meritocrazia. La riforma della giustizia, Riforma Cartabia, ne cambia limitatamente il funzionamento ma non muta i processi di potere interni, il singolo resta schiacciato e la giustizia resta un’incognita. In questo scenario emerge la storia controversa del magistrato Luca Palamara, ex capo dell’ANM, al centro di indagini giudiziarie senza precedenti, ora radiato dalla magistratura e che ha deciso, di entrare in politica. Ma è “l’ennesimo” che entra in politica o c’è qualcosa di diverso?

 

C’è chi dice “Palamara è alla frutta. L’abbiamo espulso dalla magistratura per quello che ha fatto e adesso si butta in politica, va con i suoi amici”…

Questo lasciamolo dire a chi può valutare o meno se scegliermi come rappresentante. Per me non è più il tempo delle polemiche. Le ho messe alle spalle. Il mio compito è portare verità e fare chiarezza. Il mio racconto della realtà della magistratura, dove comandano le correnti e non il merito, in cui ho vissuto, ha ricevuto molto interesse. Non riusciranno a silenziarmi

Visti i problemi che lei ha sollevato nel libro “Il sistema”, come mai non c’è un appoggio di singoli magistrati o di pezzi della magistratura… che si espongano in suo favore? Ci sono tanti magistrati non coinvolti in quello che lei chiama “sistema” e che fanno funzionare la giustizia tutti i giorni…

Non sono io che posso rispondere a questa domanda…

La cosa che lascia perplessi e che inquieta alcuni è che lei, in questa critica a una magistratura che gestisce il potere, sia rimasto solo, come magistrato o ex magistrato…

Ah… io conosco il mondo interno e non è facile avere una rappresentazione che ti denigra in continuazione, quindi si preferisce non esporsi

Cosa c’è allora? Non condivisione o paura? Timore?

Non lo so ma sarebbe bello che potessero raccontarlo i magistrati che con me hanno condiviso la mia esperienza, per dare ancora più forza al racconto, al netto delle responsabilità di ognuno. Il “sistema” funzionava in quel modo. C’è una larga fetta di magistrati che è stata esclusa e che vuole capire. Per questo motivo non ci si può fermare nella battaglia di verità. La situazione è in evoluzione: è iniziata con la mia vicenda, ora siamo passati ai fatti di Milano

Si riferisce all’indagine sulla presunta loggia Ungheria e la vicenda del pm Storari?

E’ evidente, no!? Alcuni magistrati sono indagati, mi sembra

Nella sua carriera lei ha dimostrato di essere abile nelle relazioni, visto anche cosa ha raccontato in merito al funzionamento delle correnti della magistratura. Ha intrapreso la strada della politica. Se viene eletto sarà un singolo parlamentare. Qual è la prima cosa che farà?

Metto a disposizione la mia esperienza sulla giustizia perché io l’ho vissuta da dentro, su quali possono essere i correttivi per dare al Paese una giustizia moderna, anche tenendo conto dei fatti accaduti. L’idea della giustizia è cambiata da quando è entrata in vigore la Costituzione e le problematiche sono ampiamente diverse. Ci vuole una discussione coraggiosa

Ho capito bene il suo discorso? La riforma Cartabia cambia diverse cose ma non va a toccare la questione del potere dentro la magistratura che lei dopo le sue vicissitudini personali e giudiziarie ha sollevato?

Io vorrei occuparmi di questo secondo aspetto

Quali sono i mezzi che utilizzerà per farlo?

Bisogna porre al centro del dibattito politico i temi come il sorteggio per i componenti del CSM, la separazione delle carriere e l’obbligatorietà dell’azione penale, per avere una magistratura indipendente e separare il connubio tra magistratura e politica

Lei parla di ripristinare un’indipendenza della magistratura rispetto alle dinamiche di potere. Un’azione che si può fare subito in Parlamento?

La prima cosa che vorrei fare è questa. Le correnti non hanno funzionato, io ne sono stato un rappresentante di queste correnti. Ma c’era una sola riforma che temevamo: il sorteggio dei componenti del CSM. Solo il sorteggio spezza il predominio delle correnti. Le modifiche dei meccanismi elettorali dei magistrati sono dei palliativi che non mutano i problemi. Bisogna fare una legge che permetta a chi è stato escluso in tutti questi anni nell’ambito della magistratura di assumerne la governance per i prossimi 4 anni, anziché assistere al solito meccanismo, che da qui a breve vedremo, dove saranno le correnti a designare i prossimi componenti del CSM. Troppo facile dire, dopo che sono stati eletti, andiamo al Consiglio e non facciamo più i gruppi. No, i problemi vanno risolti a monte e non a valle

La sua esperienza in magistratura è finita?

Non la ritengo assolutamente finita, soprattutto dopo il tempismo perfetto che ha caratterizzato il deposito della mia decisione e ancora di più dopo aver letto la motivazione

Ci spieghi meglio…

Una cena, quella mia, per la nomina del procuratore di Roma è stata ritenuta illecita. La stessa composizione dei partecipanti alla cena che ha portato alla nomina del vicepresidente del CSM Ermini invece è stata ritenuta lecita. Penso che su questa disparità di trattamento possano fondarsi il mio ricorso, oltre un’altra serie di questioni

Dove presenterà ricorso?

Alla Corte Europea dei diritti dell’uomo oltre che ovviamente praticando la strada della revisione che presuppone un ritorno al CSM, dove porterò nuove prove emerse

Perché ha scelto la tanto denigrata e disprezzata politica?

Io non l’ho mai disprezzata. La politica è delegata a rappresentare le istanze dei cittadini. Quello che ho fatto è una sorta di testimonianza civile su un tema rispetto al quale è ampiamente diffuso un interesse da parte di tutti. Non è più un tema di nicchia che viene affrontato solo dai giuristi. La gente vuole capire quello che sta accadendo e che può accadere a tutti. Io voglio contribuire al miglioramento del funzionamento della giustizia per l’interesse dei cittadini e dei magistrati

Cosa farà?

Io, giorno per giorno, ho cercato di raccontare come funzionavano le cose e di far venire fuori la verità. Come tutte le cose della vita … il tempo è galantuomo. E sono sicuro che il tempo ristabilirà il reale accadimento dei fatti

Nel collegio in cui si candida per finire in Parlamento potrebbe candidarsi anche l’ex premier Conte. Cosa pensa?

Quello che ho fatto l’ho fatto per sollevare una discussione sul tema giustizia, non ho timori di sorta.