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Francia: Macron non può trattare l’Italia come uno zerbino

La vicenda dell’acquisto, da parte della Fincantieri, dell’Stx transalpina, al di là della sua valenza economica, è deleteria per il messaggio politico che essa esprime. Macron infatti, nel giro di soli tre mesi, ha gettato la maschera che aveva indossato durante tutta la sua campagna elettorale quando si era candidato come il leader che aveva scelto l’Europa come dimensione ideale della sua azione, superando la visione nazionalistica assecondata dai suoi predecessori. Macron invece è, nei fatti (e nel 2017!), un nazionalista forsennato scrive il Direttore di Italia Oggi Pierluigi Magnaschi. Più forsennato di Donald Trump che, almeno, si era coerentemente candidato all’insegna dello slogan: «America first», prima viene l’America. Uno slogan che poi Trump non riesce nemmeno ad attuare anche perché deve vedersela, in patria e nel mondo, con dei contrappesi che ne limitano la sua visione semplicistica dei problemi globali che sono più complessi dei suoi tweet da venditore immobiliare.

Mentre faceva suonare l’inno europeo, prima della Marsigliese che è l’inno nazionale del suo paese, Macron pensava esattamente l’opposto di ciò che aveva sostenuto in quel momento e nella sua campagna elettorale. Riteneva cioè di poter colonizzare l’Europa, piegarla ai suoi fini di grandeur che ahimé, per lui e per il suo paese, non sono da tempo sostenuti da adeguati mezzi economici.

Macron è un abile e cinico diplomatico e, come tale, fa l’arrogante con i deboli ma si piega con i forti. In questo viene aiutato dai politici italiani che, non riuscendo a gestire le grane internazionali, anziché difendersi, preferiscono stendere gli stuoini agli arroganti con il risultato di renderli ancor più arroganti. In questo comportamento masochista l’Italia viene assecondata dal generalizzato clima di volemose bene anche nelle situazioni che sembrerebbero più conflittuali. Basti pensare che l’accusa che i politici e i media più diffusi muovono a Matteo Renzi è di essere arrogante, cioè di voler difendere esplicitamente le sue idee e, in campo internazionale, di voler sostenere «l’interesse nazionale».

Quest’ultima attività viene vista, da molti italiani, come un’azione disdicevole. All’Italia, costoro, chiedono sempre il basso profilo, la reazione flautata e prudente, anche quando essa viene presa a manrovesci come in questo caso da parte di Macron che prima schiocca una sberla, scompare o guarda altrove e, al massimo, manda avanti il suo ministro dello sviluppo economico che non a caso si incontrerà domani a Roma con Paolo Gentiloni, a giochi già fatti.

Mentre esplodeva il caso Stx in Italia, la società tedesca Metro ha acquistato, giovedì scorso, in un colpo solo, le società francesi Fnac e Darty. Due colossi della distribuzione. Uno, Fnac, opera nel settore culturale (è conosciuto in Francia come l’agitateur culturel). L’altro, Darty, è la catena leader in Francia negli elettrodomestici e nei prodotti elettronici. Essi hanno più di diecimila dipendenti. Come ha reagito Macron a questa cessione? Senza dire una parola. Cioè accettando il fatto compiuto che peraltro dovrebbe essere normale nell’Unione europea. Come mai Macron è stato così arrendevole in questa mega cessione che, nell’immaginario francese, conta molto di più di Stx? Perché il sistema paese tedesco non è quello italiano. E Macron lo sa. Per cui gira al largo dalle provocazioni in direzione di Berlino.

L’altra notizia significativa, successa venerdì scorso, è che il 20% della compagnia di bandiera Air France è stata ceduta agli americani e ai cinesi. In questo caso, si tratta di capitali non solo stranieri ma anche extracomunitari che entrano nella compagnia-aerea-fiore-all’occhiello della Francia, con il verosimile obiettivo di crescere, anche perché Air France sta attraversando, da tempo, una grossa crisi. Ebbene anche questa operazione è avvenuta senza suscitare né riserve né allarmi da parte dell’inquilino dell’Eliseo. Solo l’Italia quindi dà fastidio a Macron quando, anziché cedere le sue aziende alle società francesi in omaggio alla libertà di investimento che giustamente vige nella Ue, vuole, avendone i mezzi, acquistarne una in Francia? C’è solo da sperare in Calenda. Per motivi di «rispetto e di dignità» come lui ha ben detto. Motivi, questi, che vengono prima dei motivi economici. Nel senso che li precedono. E li giustificano.