Palazzi & potere
Trasparenza a 5 Stelle!
Il Movimento 5 stelle si presenta da sempre come il paladino della trasparenza, ma le prime settimane della nuova amministrazione romana a guida Raggi sembrano andare verso un'altra direzione. Per ora i cittadini romani hanno assistito a tutto, ma non hanno visto trasparenza. Chi aspettava il cambiamento ha assistito ad annunci disattesi, trattative nascoste, riunioni segrete, dossieraggio tra colleghi di partito, decisioni prese e poi rimangiate, assessorati assegnati e poi cambiati in corsa. Uno spettacolo che di nuovo ha veramente poco. Il cambiamento, rispetto alle vecchie e pessime abitudini dei partiti, deve ancora essere visto. Siamo, anzi, andati indietro sulla passione e l'attenzione alla città che un sindaco dovrebbe avere: sono passati giorni prima che il Campidoglio facesse sentire la sua voce (anzi il suo silenzio, con il minuto in apertura del Consiglio comunale) per Beau Solomon, il giovane americano rimasto ucciso sotto a Ponte Garibaldi. La Raggi é arrivata fuori tempo massimo, addirittura dopo Papa Francesco. Era troppo impegnata a trattare con le correnti per chiudere la Giunta? O per festeggiare Luigi Di Maio in un barcone proprio sul Tevere?
Ma torniamo alla squadra dei cinquestelle per il Comune. All’inizio della campagna elettorale Raggi aveva lanciato l’idea delle primarie per gli assessori. Proposta caduta presto nel dimenticatoio. In ogni caso più volte la candidata ha assicurato che la Giunta sarebbe arrivata prima del voto al primo turno. Per settimane, però, l'annuncio é rimasto lettera morta. Una settimana prima delle urne Raggi confermava che mancavano pochi giorni alla presentazione completa. Ma anche in quel caso ancora nulla di fatto (e di annunciato). Poi, nelle due settimane di campagna per il ballottaggio, Raggi ha annunciato più volte di essere pronta a presentare la sua squadra. Ma non si è visto nulla fino all’ultima sera prima del silenzio elettorale: durante la chiusura della campagna, Raggi ha annunciato 4 nomi su dieci. Gli altri, per motivi di privacy, li avrebbe detti solo dopo l’eventuale vittoria. Ma non è stata la privacy a fermarla, abbiamo scoperto dopo: i nomi non c’erano proprio! Addirittura uno, Lo Cicero, annunciato come assessore allo Sport, è stato oggi messo da parte, mentre un altro, Frongia, è passato da capo di gabinetto a vice sindaco in pochi giorni.
La questione della privacy è scomparsa dai radar ed è arrivato il nuovo annuncio: la Giunta sarà pronta per la prima seduta del consiglio comunale, il 7 luglio. Dopo il ballottaggio sono iniziate, quindi, le trattative serrate tra le varie correnti del Movimento 5 stelle. Incontri vorticosi al comitato elettorale e in Campidoglio con Di Maio, Lombardi, Taverna, De Vito, telefonate con Grillo e Davide Casaleggio, casting con una girandola di persone entrate nel totonomi anche solo per qualche ora.
Dopo quasi tre settimane, ecco la lista dei nomi: come sono stati scelti? Mistero. Nessuna riunione in streaming, nessun bando o audizione pubblica, nessun consulto in rete con gli iscritti del M5s. Il partito che ha fatto scegliere ai suoi aderenti il candidato per il Quirinale, ha preferito una procedura di assoluta opacità per la scelta degli assessori della Capitale. Niente di nuovo.
Si scopre, quindi che un’assessora è stata segnalata dal collaboratore di Di Maio, uno è un ex socio di Casaleggio, un altro collaborava con il gruppo M5s alla Camera, il capo di gabinetto probabile era già assessore con Marino e il vice sindaco si è dovuto dimettersi dal Consiglio comunale dove è stato appena eletto e votato.
Siamo di fronte alla rottura gli schemi del passato? No, siamo di fronte alla piena continuità con i vecchi metodi che speravamo di vedere archiviati, tanto che Roberto Giachetti in campagna elettorale aveva presentato con ampio anticipo la sua squadra.
Se Di Maio si è difeso dicendo “abbiamo impiegato lo stesso tempo di Marino a presentare la Giunta” viene da chiedersi dove sia la novità. Non sono una novità neanche gli attacchi alla stampa: Di Battista dice che i giornali li usa "per incartare le verdure", così come proprio l'ex sindaco Marino diceva di usarli "per incartare le uova". Intanto, dopo quasi un mese dal balottaggio, la città deve aspettare i tempi della politica: nessuno ha risolto il pasticcio degli stand sul lungotevere in prossimità del murales di Kentridge, posti di lavoro e introiti delle aziende sono andati persi, i romani hanno avuto un servizio in meno e le banchine continuano ad essere terra di nessuno.
Michele Anzaldi
