Francesca Pascale: “Dopo Berlusconi poche idee e una comunicazione deprimente. Gasparri? Più fallimenti che successi”. E sul 2027…
Forza Italia ha vissuto certamente tempi più sereni di quelli che appartengono a questi giorni. Il partito non naviga in acque serene, tanto più dopo il cambio di guardia tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi, nuova capogruppo di FI al Senato. Un terremoto che, dalla neoeletta, è stato definito un semplice “avvicendamento”. Ma la versione non convince e non sembra crederci fino in fondo nemmeno Francesca Pascale, che ad Affaritaliani fa un punto sugli ultimi movimenti. “La sua versione è quella ufficiale del partito e, pertanto, va rispettata. Ma è chiaro che la dimissione di Gasparri non è colpa dell’esito dell’ultimo risultato elettorale, tanto meno della volontà di Giorgia Meloni. Il referendum è stato solo un pretesto per accelerare un processo già in corso”, afferma Pascale. “Del resto alcuni personaggi in Forza Italia conquistano più fallimenti che successi, e in momenti delicati come questo è necessario lavorare per rimediare”.
La Pascale non nasconde le sue preoccupazioni: “Dispiace che autorevoli esponenti non abbiano la consapevolezza di dover fare passi diversi rispetto a quelli fatti. Non si tratta di interessi personali, ma della salute e del futuro del partito”. Una situazione che, osserva, affonda le radici nel periodo post-Berlusconi, caratterizzato da malumori tra militanti ed elettori, divisioni interne e un’incapacità di mantenere la linea storica su temi economici e di giustizia: “Il periodo dopo l’uscita di scena di Berlusconi è stato traumatico e povero di idee, e questo ha generato insoddisfazione. Non sono stati capaci di adeguarsi al pensiero berlusconiano sui temi economici, di giustizia e di coesione del gruppo. La sua linea non è stata mantenuta, e la raccolta firme che ha portato all’uscita di Gasparri ha dato il colpo di grazia”.
Effetto perdita
Il terremoto in Forza Italia non è comunque un caso isolato di questi giorni. A dimettersi sono stati anche Giusy Bartolozzi, la capa di Gabinetto del Ministro Nordio; il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro; e la ministra del turismo Daniela Santanchè. “Avrei preferito, da persona che guarda la politica con interesse civile, che certe decisioni fossero prese prima. Farli dimettere prima non sarebbe stata una mossa sbagliata. Quanto alla Santanchè, sono lontana da lei anni luce, ma non mi piace che si sia dimessa a prescindere. Se le mosse degli altri due hanno inciso parecchio sull’esito, credo che non si possa dire lo stesso nei suoi riguardi”, dice Pascale.
Tocca ora digerire la sconfitta al referendum, che sembra caratterizzarsi come un voto di bocciatura all’attuale governo: “Abbiamo perso perché c’era chi non vedeva l’ora di dare un segnale al governo, e ha approfittato per esprimere dissenso. Dall’altra parte sono stati messi in campo strumenti in maniera ingiusta, come femminicidio e Costituzione. Ora dobbiamo capire perché le nuove generazioni non ci sostengono più. Oggi ci votano solo i sessantenni e settantenni, ma noi non siamo la DC. È importante immaginare una linea di evoluzione interna, non tanto per età anagrafica quanto per esperienza politica, per rendere Forza Italia più attrattiva”.
Obiettivi per il 2027
Guardando avanti al 2027, Pascale auspica un’apertura del centrodestra e una maggiore unità: “Dobbiamo rispolverare i temi storici di Forza Italia: economia, impresa, giovani, diritti e ambiente. Allargare le alleanze, guardare al campo di azione: Marattin, Calenda, Renzi. Dobbiamo restare uniti, non possiamo dividerci come la metà di un atomo. Serve una coalizione che faccia da ponte tra anime conservatrici e liberali, con una comunicazione più efficace. Quella di oggi è deprimente”. Sul futuro, comunque, la Pascale getta un occhio speranzoso: “Io sono berlusconiana vera e devo essere ottimista. Dobbiamo trarre insegnamento dagli errori, lavorare su noi stessi e rinnovarci. Solo così Forza Italia potrà affrontare le sfide del futuro”.

