Occhiuto scuote Forza Italia, Pascale: “È il momento di svecchiare il partito”
Che la campagna elettorale sia già iniziata lo si sente dagli assalti a colpi di slogan dello status quo e dal frastuono di promesse che già si contendono la scena. Il 2027 è, in fondo, già domani, ma c’è urgenza di arrivarci preparati e quindi di “cambiare il passo” – se il passo non incalza -, così come ribadito nelle ultime ore dal forzista alla guida della Calabria Roberto Occhiuto, secondo cui Forza Italia è “ingiallita”, inghiottita da un modo di “comunicare troppo antico” e privato dell’”appeal per i giovani”. Il governatore, parlando a margine della presentazione del suo libro, ha sottolineato – forse nel tentativo, poi rivelatosi fallace, di frenare le polemiche – di essere il “vice di Tajani e non l’anti-Tajani”. Insomma, distanti ma non troppo: eppure, la faglia sembra più aperta che mai.
Viceversa con Francesca Pascale – tra le voci più critiche dell’operato dell’attuale segretario e dell’andamento di FI – sembra esserci moltissima sintonia – sia sui temi che sui modi – tanto da far ipotizzare un asse comune in vista del 2027 e una mossa “rivoluzionaria” che faccia da scacco matto per rianimare un “partito ormai morente”, stando alle parole dell’attivista rilasciate ad Affaritaliani. “Sostengo da tempo la necessità di svecchiare la mentalità del partito. Non possiamo ricandidare persone che hanno alle spalle oltre venti legislature. Sono d’accordissimo con Occhiuto e mi fa piacere che ci siano deputati, ministri, senatori e governatori che abbiano il coraggio di fare un’introspezione e di esporsi per il bene del partito. Nessuno di noi è disertore: parliamo tutti per la crescita di Forza Italia. Molti voti che vanno, secondo i sondaggi, a Vannacci sono tolti a Forza Italia: sono voti di rabbia, li perdiamo a macchia d’olio”, dice Pascale.
Se, infatti, Fratelli d’Italia può contare su un “leader non perfetto, ma che da risposte e che serve come riferimento”, e la Lega “si guarda in casa i fatti suoi”, Forza Italia sembra “erosa dall’interno da chi ne è alla guida”: “Tajani capisca che la sua stagione politica è finita, che il suo tempo è agli sgoccioli, che ha finito le energie. Si occupa di cose di altissima responsabilità, è una persona eccezionale e non ho nulla a livello personale contro di lui. Ma non riesce a coinciliare il suo ruolo come Ministro con quello di segretario, non è libero. Non ha avuto la capacità di tenere alto lo spirito di Berlusconi, che lasciava prima di tutto la libertà di coscienza, a partire dai diritti. Più che un’evoluzione, abbiamo avuto una retrocessione. Non ci sono progetti e non può più occuparsi della segreteria di un partito”, dice Pascale. Tajani dovrebbe quindi “porsi delle domande e poi farsi da parte” – è certa l’attivista – perchè “si è promesso il 20% e si sfiora il 6%. Il tema è vincere, per evitare che le sinistre facciano disastri”.
La vittoria in Calabria
Il rilancio di Forza Italia potrebbe essere del resto favorito dal momento politico, galvanizzato dalla vittoria di Fabio Roscioli alle suppletive di Reggio Calabria, che hanno dimostrato la capacità del partito di intercettare consenso: “Sono la prova che noi possiamo ancora vincere, ma possiamo farlo solo tramite una leadership forte, come quella di Occhiuto, che ha la forza di radunare tutto l’establishment del partito. Lui è quell’anima liberale che il partito rischia di perdere, è la vera essenza di Forza Italia. Noi eravamo i più forti, eravamo gli arbitri liberali, facevamo la differenza tra le destre. Bisogna aprirsi e tornare a intercettare elettori, giovani e mondo omosessuale, soprattutto bisogna dialogare con altre realtà dell’area liberale e riformista. Penso a Luigi Marattin, che sarebbe un valore straordinario per rafforzare il centrodestra”.
C’è urgenza, poi di aprirsi sul tema dei diritti civili: “Per le generazioni attuali, il tema dell’omosessualità è superato. La cultura fa la sua evoluzione e la politica recepisce i bisogni del popolo. Anche sull’aborto, il tema dovrebbe restare sul piano della coscienza individuale più che su quello dello scontro”. Il modello resta quello di Berlusconi, capace – ricorda Pascale – di “costruire accordi anche oltre i confini tradizionali del partito, cosa che non fa Tajani, il quale con le sue dichiarazioni spesso ci mortifica e mette in imbarazzo, è privo di mordente”.
Potrebbe essere, allora, proprio Francesca Pascale a riunire i liberali delusi da Forza Italia? Per molte ricostruzioni, del resto, l’attivista starebbe provando a costruire una propria corrente, con un possibile obiettivo di un seggio alla Camera nel 2027. “Il mio obiettivo è lavorare nel partito e per il partito. Di una solo corrente faccio parte: quella dei berlusconiani. Il mio riferimento è e sarà sempre Silvio Berlusconi. Oggi i miei riferimenti sono i suoi eredi. L’obiettivo della Camera e del Senato? Non lo so, oggi, allo stato attuale pensarci è prematuro. Certo, c’è il sogno della strada politica di Forza Italia…”, conclude.


