È una Giorgia Meloni determinata e tenace, come sempre, quella che ha affrontato il Consiglio informale dei leader europei a Cipro. Le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dopo la pubblicazione da parte di Eurostat sul deficit, che per soli 600 milioni, mantiene ancora l’Italia in procedura di deficit, sono state chiare e inequivocabili. La colpa non è certo del governo ma degli effetti del superbonus, che ha inciso ancora per 8,4 miliardi, ciò vuol dire che senza la misura voluta dal leader del Movimento 5 Giuseppe Conte, il deficit sarebbe sceso al 2.7%.
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Messa anche da parte l’irritazione verso l’Istat, la cui rigidità certo non ha aiutato, e verso il suo presidente il professore Francesco Maria Chelli, nominato dal governo nel 2024, che non “avrebbe tenuto conto” del denaro recuperato dalle frodi del superbonus, ora per Meloni è arrivato il momento di fare sentire forte la propria voce in Europa. Quel “faremo da soli” detto da un solitamente prudentissimo ministro dell’Economia, secondo i bene informati, fa parte di una precisa strategia concordata con la premier (malgrado lei avesse consigliato maggiore prudenza), con cui i rapporti sono da sempre ottimi. Giorgetti si è paragonato a un “medico in un ospedale da campo” e ha parlato genericamente di “altri”, ma anticipa che “sullo scostamento ci muoveremo da soli”.
In Europa pende ancora la richiesta italiana, inascoltata, di modificare gli Ets. Le parole di Giorgetti sono certamente da interpretare, ma sono apparse ai più come un chiaro avvertimento a chi a Bruxelles continua ad arroccarsi sulla rigidità delle regole di bilancio: “Io non ho chiesto la deroga al Patto di stabilità, ma ho chiesto di essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni. In Europa la pensano in modo diverso. Ne prendo atto. Per ora”.
Giorgia Meloni che ha reagito in maniera forse meno scomposta, ha deciso comunque di dare battaglia in Europa sul Patto di stabilità, pressando la Ue affinché in una situazione eccezionale come questa, i costi dell’energia almeno non vengano contabilizzati nelle rigide regole del Patto di stabilità. Le risposte giunte per il momento dall’Europa non sembrano essere soddisfacenti. Ma un inaspettato aiuto, incredibile dictu, potrebbe arrivare dalla Germania, solitamente tra i falchi sulle regole di bilancio, che però anche grazie agli ottimi rapporti tra Meloni e Merz, sembrerebbe maggiormente disponibile ad aprire almeno un tavolo di discussione sul tema. Fonti di Palazzo Chigi confermano che tra i due Paesi esisterebbe già un primo accordo di massima anche sulle regole di bilancio, se la situazione in Iran dovesse proseguire. D’altra parte la Germania deve fare fronte ad una delle peggiori crisi degli ultimi decenni.
L’indice Ifo sul clima aziendale, il termometro più affidabile della salute economica della Germania, è precipitato a 84,4 punti questo mese, contro gli 86,3 di marzo. Per trovare un dato altrettanto disastroso dobbiamo riavvolgere il nastro fino a maggio 2020, quando il mondo intero era paralizzato dai lockdown pandemici. Ed è anche per questo che il nostro Paese ha certamente trovato terreno più fertile nella solitamente rigidità tedesca.
Il ministro Urso ha già sottoscritto con i tedeschi diverse intese su materie critiche, innovazione e spazio, nel tentativo di creare un nuovo asse italo tedesco sul tema della competitività delle imprese. Ma è soprattutto sul Patto di stabilità che Giorgia Meloni ha intenzione di far valere le ragioni del suo Paese, che sono anche quelle, come detto da Giorgetti, comuni ad altri Paesi europei.
Escludendo aperture sul debito comune, almeno per ora, il nostro Paese cerca almeno di convincere la Germania sulla strada di un allentamento del patto di stabilità. Berlino ha visto crescere il rapporto deficit/PIL sopra il 3%, soprattutto a causa dell’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per le spese di difesa, e non è ancora in procedura per disavanzi. Ma il governo Meloni potrebbe provare a convincere il cancelliere Merz che un allentamento delle regole europee andrebbe anche a suo vantaggio.
Altre sponde potrebbero essere cercate anche tra gli altri dieci Stati Ue che hanno sforato il tetto del 3%, in particolare quelli con i dati più alti, come Romania, Polonia, Belgio e Francia. Per non parlare della sponda che sembra aver trovato nello spagnolo Sanchez, che ha proposto di allungare i tempi di spesa del Pnrr di 6/12 mesi (magari sperando in un aiuto in tal senso, da parte del vicepresidente esecutivo Ue Raffaele Fitto, che fino ad ora ha sempre escluso una proroga sulle scadenze stabilite). La strada è certamente in salita, ma la discussione è sul tavolo e l’Italia non è certo isolata, e la premier sembra intenzionata, questa volta, ad andare fino in fondo, anche a costo di creare uno scontro con la Commissione, come fatto trapelare da Giorgetti in conferenza stampa due giorni fa.
“Il Patto di Stabilità si può e si deve sospendere prima della recessione. La crisi di Hormuz rappresenta una minaccia globale come il Covid e questo lo sanno bene tutti i vertici finanziari”, ha fatto trapelare una importante fonte diplomatica di Palazzo Chigi. Stefano Scarpetta, capoeconomista dell’Ocse, in un’intervista a ClassCNBC della settimana scorsa, è stato chiaro: “Credo che la sospensione del Patto di Stabilità debba essere discussa a livello europeo. Le condizioni sono eccezionali e richiedono una riflessione a livello europeo”. Ed è stato esplicito però anche un portavoce della Commissione Ue venerdì 10 aprile. Per attivare la clausola generale di salvaguardia deve esserci una “grave recessione” dell’economia europea, condizione che “in questo momento non è soddisfatta”, vista anche l’incertezza su come si evolverà la situazione nello Stretto di Hormuz dopo la fragile tregua di due settimane accettata dagli Usa e dall’Iran che spaventa i mercati. A Cipro Meloni ha messo in discussione anche la spesa per le armi, sostenendo che attualmente sono presenti nuove priorità (come dargli torto).
Sull’attivazione delle clausole di salvaguardia per le spese della difesa, Meloni non ha dubbi: “Oggi abbiamo oggettivamente altre priorità, io ho la priorità delle spese energetiche, ho la priorità di dare risposte ai bisogni dei cittadini. Poi, chiaramente, vogliamo mantenere tutti i nostri impegni e fare un lavoro che abbiamo sempre considerato importante, che consideriamo importante. Dipende però da quali sono le priorità che dobbiamo affrontare”. E questo non può che essere un messaggio proprio ai tedeschi, che invece chiedono una deroga al Patto di stabilità proprio sulle spese per la difesa. La battaglia è appena agli inizi, ma Meloni appare intenzionata a fare pesare la sua forza negoziale, che in Europa, a detta di molti funzionari di Bruxelles, sarebbe aumentata in maniera quasi inversamente proporzionale all’indebolimento del tradizionale asse franco tedesco.

