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Politica

Il Pd si prepara alla resa dei conti e, nella direzione convocata per oggi alle 16 a Oristano, e' pronto ad andare al voto se Francesca Barracciu, candidata presidente indagata per peculato nell'ambito dell'inchiesta sui fondi ai gruppi consiliari, non fara' il passo indietro che le e' stato chiesto con un ultimatum di 24 ore dai vertici del partito. Con la conta interna, il Pd rischia molto: prima di tutto di spaccarsi, facendo emergere cosi' tutte le debolezze di un partito che da tre mesi e' impantanato nel totale immobilismo con tutta la coalizione, e poi di travolgere con l'onda lunga della questione morale tutti gli altri aspiranti consiglieri regionali - almeno sei o sette - indagati a loro volta, che dovrebbero inevitabilmente a loro volta rinunciare alla candidatura.

Intanto, in queste ore di febbrili telefonate e incontri blindatissimi fra i big del partito, si cerca di capire che alternativa poter garantire alla Barracciu nel caso in cui si faccia da parte: un posto da sottosegretario nel governo Letta quando ci sara' il rimpasto invocato da Renzi, uno da assessore regionale se vincera' il centrosinistra ma solo dopo che sara' chiarita la sua vicenda giudiziaria oppure un seggio blindato all'Europarlamento come capolista in un'altra regione, visto che la Sardegna essendo in un unico collegio con la Sicilia ha speranza di piazzare un suo candidato solo col ripescaggio. "Se mi fossi chiamata Francesco e non Francesca non mi avrebbero azzannata cosi'", ha sibilato intanto la Barracciu andando via ieri da Oristano dopo che e' stata respinta la sua richiesta di concederle una pausa di riflessione fino al 2 gennaio. "Comunque 24 ore vanno benissimo, del resto nessuna candidatura decisa a tavolino in quattro giorni puo' avere piu' forza della mia legittimata dalle primarie".

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