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Politica
Pd, Renzi si fa la sua corrente. La sinistra non ci sta

Nelle intenzioni degli ideatori, doveva rappresentare uno spazio di elaborazione politica caratterizzato dall'impronta del cattolicesimo democratico. Un'area renziana che esiste e si riconosce nella tradizione cristiano sociale di Dossetti e La Pira. Che è poi quella del premier Matteo Renzi. Spazio a idee e contrinuti, anche e soprattutto dai territori. Purche' non ci si organizzi come una corrente, ma si garantisca la massima apertura nei confrotni di tutti. Su questo, spiegano fonti qualificate del Pd, c'e' larga condivisione, anche al vertice. Ma la nuova area del Pd, fin qui definita 'catto-renziana' dagli stessi promotori, potrebbe rivelarsi uno strumento utile ad attraversare il mare - che si preannuncia tempestoso - delle norme sui temi etici, dallo ius soli alle unioni civili. Alla prima 'ragione sociale' si sono ispirati Angelo Rughetti e Matteo Richetti quando hanno deciso di rompere gli indugi e lanciare l'iniziativa. Il sottosegretario Graziano Delrio, altro 'campione' del cattolicesimo democratico, ha dato la sua benedizione pur rinunciando a svolgere un ruolo attivo nell'organizzazione dell'area.

Ed e' forse per frenare quanti intendono il nuovo soggetto come uno strumento per 'forzare' sui diritti civili che Matteo Renzi ha voluto mettere nero su bianco la necessita' di lavorare per "far fiorire le idee e non le correnti". Il premier sa bene cosa rischia avallando - anche indirettamente - la formazione di una nuova corrente, nel momento in cui la tregua Mattarelliana nel Pd sembra scricchiolare. I fuochi del Jobs Act non sono ancora cessati e il varo di una corrente che porti il nome del premier segretario potrebbe apparire come un ennessimo atto ostile all'opposizione interna. Trasformando la guerra fredda nel Pd in una guerra tra bande. Un rischio concreto se anche un pontiere come Roberto Speranza si e' trovato a difendere le legittime prerogative del Parlamento contro lo 'schiaffo' appioppato alle commissioni con i decerti delegati alla legge sul lavoro: "Per vincere le sfide che abbiamo davanti e' assolutamente imprescindibile una piena sintonia tra Parlamento e governo. Se vogliamo dare efficacia ai provvedimenti c'e' bisogno dell'autonomia e dell'autorevolezza del Parlamento".

Parole che seguono quelle sul Jobs Act: "E' stato un errore non tenere conto del parere delle commissioni". Oggi, poi, e' tornato a parlare Pier Luigi Bersani sottolineando la bizzarria di un presidente del consiglio, ancorche' segretario del Pd, che convoca i parlamentari sulle prossime scadenze a Camera e Senato, indicando anche il timing della discussione, e con cio' sostituendosi di fattio ai capigruppo. "Serve serieta', siamo al limite...", ha chiosato l'ex segretario. Definita di volta in volta ala renziana o catto-renziana, la 'corrente' ha tenuto ieri sera in sala Berlinguer, alla Camera, la prima riunione 'informale'. Servira' a rompere il ghiaccio e a gettare la prima bozza di programma. Che al momento si ferma alla generica indicazione di sostegno alla maggiorazna di governo e al presidente del consiglio Matteo Renzi.

Dalla minoranza dem il nuovo esperimento è visto come un segno di debolezza della maggioranza renziana: "Che in un grande partito ci siano delle aree culturali mi pare fisiologico", spiega Alfredo D'Attorre: "Si tratta di vedere se sono aree che si cementano attorno ad idee condivise o su aggregazioni spurie che puntano a incidere solo sulla gestione del partito. Semmai e' Renzi che ha sempre detto di voler smantellare le correnti. Adesso mi pare si assista a un fiorire di aree all'interno della sua stessa maggioranza. Un segno della debolezza della discussione interna del Pd".

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