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Politica

Cari amici,
il nuovo e delicatissimo capitolo della crisi economica italiana ed europea che si apre davanti a noi, l'appoggio sempre razionale, propositivo e costruttivo al Governo Letta, l'esito delle ultime consultazioni amministrative e la crisi sistemica della politica nel nostro paese, costringono il PDL ad un  forte riorientamento e rilancio della sua identità e della sua proposta culturale e politica per l'Italia.

Il combinato disposto di una duplice gravissima crisi, quella del sistema dei partiti e quella delle istituzione, ha provocato gli effetti noti che hanno caratterizzato la vita dell'Italia in questi mesi.

Certamente il Governo Letta è nato come un governo eccezionale e il premier stesso  viene dal Pd e appartiene a quella parte moderata del Pd con la quale il Pdl può e deve percorrere un pezzo di strada affinché si arrivi a superare la drammatica crisi economica, a uno Stato più autorevole ed efficiente e a un bipolarismo europeo più credibile, nel quale non si respiri più il clima di guerra civile strisciante.

Le ultime vicende hanno inoltre ulteriormente rafforzato il Governo che pare sempre più determinato anche sulle misure concrete a ridare alla politica autorevolezza e ristabilire l'autentico circuito democratico. Si prospetta forse un patto di legislatura.

Non solo quindi è utile e prezioso per il bene del Paese appoggiare senza pregiudizi l'esperienza del Governo Letta che per nessuna ragione può essere interrotta ma è altrettanto utile e necessario vivere questa inedita esperienza politica con l'intelligente volontà di verificare sul campo e nel bel mezzo della crisi epocale, la forza e la validità della cultura politica e programmatica del nostro stesso PDL, così come sarebbe bene che facciano i diversi soggetti politici che concorrono all'azione di governo.

Il PD si presenta a tale verifica continuamente dilaniato fra sette correnti contrapposte ed immerso in una infinita fase pre-congressuale. Il PDL è unito sia nel Governo sia attorno al Presidente Berlusconi.

Ora di fronte alle notizie sempre più incalzanti di un eventuale ritorno a Forza Italia ci sembra sia venuto il tempo e l'ora della chiarezza e delle decisioni, comprensibilmente travagliate ma necessarie ed urgenti per non disperdere miseramente un pezzo importante della storia culturale e politica di questi ultimi anni.
L'operazione del ritorno a Forza Italia potrebbe essere utile per recuperare l'energia dello spirito delle origini e per rilanciare l'idea di un partito/movimento liberale di massa. Tale operazione avrebbe però un più forte significato sistemico se fosse accompagnata dal combinato disposto del contemporaneo rilancio del PDL 2.0 verso il PPE.it. Solo in questo modo infatti l'offerta culturale e politica nei confronti dei moderati e dei riformatori italiani potrebbe essere ancor più inclusiva, convincente e vincente.

E' bene infatti che si riprenda con forza l'idea di un nuovo PDL là dove essa era stata interrotta. La rottura con Fini e con una certa piccola destra di sinistra, laicista e zapaterista.

Per operare tale ripresa non è possibile allora dissolvere senza residui e in un sol colpo, la geniale intuizione di Berlusconi che volle il nuovo partito, il PDL nel 2007 (I°Congresso Marzo 2009), come "un grande partito, popolare, democratico, interclassista, di ispirazione cristiana e liberaldemocratica, alternativo alla vecchia e alla nuova sinistra" e al nichilismo dell'antipolitica, "e saldamente collocato all'interno della cultura dei moderati e dei riformisti per riunire le forze che in Italia fanno riferimento al Partito Popolare Europeo".

Assieme al rilancio di Forza Italia Berlusconi non potrà allora che favorire ed accompagnare il rilancio del PDL 2.0 e il suo radicale rinnovamento, con una leadership plurale e democratica, coinvolgendo tutta la valida classe dirigente che è riuscita faticosamente, con buona pace dei detrattori esterni ed interni, ad implementare l'integrazione delle tre grandi componenti culturali del centro-destra italiano: quella liberaldemocratica, riformista e laica e non antipersonalista; quella di parti della destra democratica e sociale e quella della tradizione politica e culturale "non conformista" dei cattolici liberali o se si vuole, dei popolari liberali e dei cristiano-democratici.

E' forse venuta l'ora che la parte più consistente e valida della classe dirigente del PDL abbia il coraggio personale e la forza etico-politica di rilanciare una vera riaggregazione culturale e politica dei moderati, degli innovatori e dei riformatori nella "casa comune" del PPE, che sappia esplicare, sempre più nell'azione politica e di governo, una "prudente sollecitudine per il bene comune" e  inaugurare, nel paese, una nuova ed inedita stagione di "buona politica ".

Pierluigi Pollini (Docente di Filosofia della Politica Università di Teramo -Vice Coordinatore Regionale PDL Emilia-Romagna)
 

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