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Silvio Berlusconi continua a tacere e a tenersi lontano dalle beghe romane, concentrato sulle sue vicende processuali tanto da mettere in secondo piano persino il Milan: e' stato infatti cancellato il faccia a faccia che avrebbe dovuto svolgersi domani con l'allenatore Allegri e Galliani. Il Cavaliere silenzia i malpancisti e ribadisce che per ora nulla cambia: il Pdl continuera' a sostenere il governo. Bisogna attendere che vadano in porto le misure 'choc' sull'economia targate Pdl per poter tirare le prime somme. Anche per evitare le 'processioni' a palazzo Grazioli dei tanti che vorrebbero una sua presa di posizione chiara sulla rotta da dare a un Pdl che, soprattutto dopo la 'batosta' delle amministrative fatica a trovare una bussola, Berlusconi preferisce restare ancora alcuni giorni nel suo buen retiro in Sardegna, selezionando accuratamente le molte telefonate che gli arrivano dalla Capitale. Certo, il partito, dopo queste giornata convulsa almeno sulla carta si ricompatta. Ma il voto sulla mozione per dare il via al percorso delle riforme costituzionali a malapena riesce a coprire il malessere che cova in un'ampia fetta del Pdl. Prova a derubricare Alfano: "Il voto parla una lingua univoca che non ha bisogno di interpretazioni".

Ma l'ex premier si guarda bene dal prendere una posizione ufficiale, se non per difendere con una nota - anche se a 24 ore di distanza dalla pubblicazione delle anticipazioni del libro di Bisignani - il segretario e l'attuale capogruppo al Senato Schifani, definiti dal 'faccendiere' due "giuda". Un modo, viene spiegato, anche per chiarire ai malpancisti - che sempre meno digeriscono il triplice ruolo del titolare del Viminale - che Alfano non si tocca, "ha la mia fiducia" Un modo, anche, per chiarire ai suoi che quanto sta facendo il vertice del Pdl, ministri compresi, al momento ha il suo placet. E ai pochi pidiellini sentiti oggi, ha spiegato che proprio il momento delicato non consente di mettere le mani nel partito e rischiare di far deflagrare i delicati equilibri attuali. Ma, dopo ieri, qualcosa si e' rotto nel partito e "non possiamo far finta di nulla", spiega un big di via dell'Umilta' che alle agitate assemblee di ieri ha posto la questione delle modalita' di permanenza del Pdl nella maggioranza e nel governo. Insomma, la rotta va cambiata, e' la richiesta dei malpancisti, che non possono piu' essere circoscritti ai soli 'falchi'. Il malessere, infatti, cresce e coinvolge anche diversi esponenti di via dell'Umilta' che in passato raramente avevano assunto posizioni critiche. Certo, viene spiegato, proprio la 'distanza' mostrata in questi ultimi giorni dal Cavaliere acuisce le fibrillazioni, e con un segretario 'costretto' dal suo triplice ruolo a mantenere un low profile, lo sfogatoio e' all'ordine del giorno. Non che i malpancisti non abbiano apprezzato le parole di ieri di Alfano, quando chiamato d'urgenza all'assemblea serale ha chiarito: se passa la mozione Giachetti con i voti di una parte del Pd, nonostante il parere negativo del governo, e' ovvio che l'esecutivo non ci sarebbe piu'.

Ora pero', chiedono i falchi, quanto successo sulla partita riforme non deve accadere piu'. In realta', dietro la 'denuncia' sulla mancanza di condivisione delle scelte e di 'subalternita'' a governo e Pd, si nasconde il vero tema: ossia, lamentano i malpancisti, stiamo rinunciando alle nostre battaglie, costretti al bavaglio per non compromettere il governo. Ma cosi' perdiamo non solo la faccia - e' il ragionamento - ma anche elettori. Il 'cappello' del Cavaliere su Alfano e sugli altri ministri riesce per ora a placare, almeno in pubblico, le rimostranze e il malessere, ma c'e' gia' chi - qualora la situazione non dovesse cambiare - si dice pronto a porre ufficialmente la questione leadership del partito: non si puo' accettare che una o al massimo due persone, e' lo sfogo, decidano la linea senza coinvolgere nemmeno il resto del vertice pidiellino e poi obblighino tutti a mettersi il bavaglio e tacere. Ma c'e' chi, tra i falchi, e' pronto a scommettere che se le vicende processuali di Berlusconi dovessero prendere una piega drastica, con la condanna sul processo Mediaset anche in Cassazione, il quadro potrebbe cambiare notevolmente e potrebbe non essere piu' scontato l'appoggio del Pdl a Letta. Per questo, Berlusconi avrebbe dato il suo ok a una linea sulla legge elettorale 'non interventista': il Porcellum va bene cosi' com'e', ha sempre premiato il centrodestra, e' il ragionamento.

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