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I lealisti la spuntano e ottengono l'anticipazione a sabato 16 novembre del Consiglio nazionale del Pdl, che dovra' ratificare il passaggio definitivo a Forza Italia, con il conseguente azzeramento di tutte le attuali cariche, compresa quella di segretario ricoperta da Angelino Alfano, e il ritorno del timone nelle mani di Silvio Berlusconi. Andato a vuoto l'appello all'unita' del partito - anche se per i piu' maliziosi era quello il reale obiettivo del Cavaliere, spendersi un'ultima volta per la riappacificazione sapendo benissimo che non avrebbe sortito effetti, per poi lanciare l'affondo - l'ex premier scioglie la riserva, chiama al telefono Alfano per comunicargli la decisione, e 'sposa', almeno sulla carta, la linea dell'ala dura. Basta con questo stillicidio, avrebbe spiegato l'ex premier ai suoi, Alfano e i ministri devono scegliere da che parte stare. L'obiettivo di Berlusconi e' arrivare al voto sulla decadenza con i pieni poteri e la leadership di Forza Italia ben salda. Al Consiglio nazionale, spiegano i lealisti, Berlusconi vuole l'acclamazione unitaria del partito. Mi hanno indebolito e ridicolizzato, e' ancor oggi lo sfogo, non posso permettere che aiutino i miei carnefici a farmi fuori dal Parlamento, mettendo quindi in conto che una parte dei governativi lasci il partito.

Non che Berlusconi abbia condiviso le dichiarazioni di guerra provenienti dai lealisti, ma di certo c'e' che l'ex premier di Alfano, Schifani e i ministri pidiellini non si fida piu', convinto che a parole si proclamino leali e vicini al leader, ma poi nei fatti tramino con il Pd, Letta e il Colle per farlo fuori e prendersi il partito. Del resto, le sirene dei lealisti, ancor piu' oggi, hanno suonato la melodia giusta per le orecchie del Cavaliere: se aspetti l'8 dicembre il Consiglio nazionale si ridurra' nella celebrazione di un funerale, il tuo, avrebbe argomentato Fitto. Se, e' stato ancora il ragionamento, il 2 ottobre la tua leadership e' stata dimezzata, andare al Cn dopo la decadenza equivarrebbe a un atto finale, alla tua decapitazione. Il nodo, d'altra parte, resta sempre lo stesso: il governo e il suo destino. E lo spartiacque e' ancora la decadenza. Fino al 16 novembre, comunque - garantiscono i fedelissimi - Berlusconi tentera' di ricucire almeno con Alfano per portarlo dalla sua parte. Il fatto e' che la questione del sostegno al governo resta dirimente per il vicepremier. Mentre proprio Berlusconi vorrebbe tutto il partito al suo fianco, con i ministri dimissionari, quando stacchera' la spina a Letta. L'ala oltranzista degli alfaniani - di fronte alla cautela del vicepremier - torna a caldeggiare l'ipotesi di non partecipare al Cn, mentre le colombe stanno sondando il terreno per verificare la fattibilita' di una mediazione in extremis, che - come sostiene un governativo - "salverebbe capre e cavoli". Ovvero, firmare a vicenda i due documenti. Il problema, pero', resta ancora e sempre l'appoggio al governo: sarebbe una "sceneggiata" firmare il documento dei falchi, sostiene un ministro. L'altra strada su cui si potrebbe raggiungere un punto di caduta e' sui futuri assetti: Alfano vicepresidente e due coordinatori rappresentativi delle due anime del partito. Ma i falchi insorgono: noi 'contiamo' ben oltre il 50% mentre loro a malapena 'controllano' un quarto del partito, e' la posizione.

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