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Politica


 

 

Alfano cattolica 1

Un colpo di teatro, ma che sembra anticipare l'uscita di scena. Del resto, lo stesso Silvio Berlusconi ammette, parlando con i suoi, di conoscere bene il mondo dello spettacolo, "vengo da li'...", scherza non senza un pizzico di amarezza. Si', perche' al di la' della garanzia di non voler mollare, di non pensarci nemmeno a dimettersi da senatore, e pur assicurando ai fedelissimi che lavorera' per l'unita' del partito, il Cavaliere e' consapevole di aver offerto su un piatto d'argento a Letta e al Pd una resa quasi incondizionata. Ne e' conferma l'intervento che poi l'ex premier fara' in Aula: pochi minuti, nessun attacco e nessuna richiesta. Fatta eccezione per la rinnovata speranza di mettere la parola fine al "clima da guerra civile". La rabbia, nel pomeriggio a palazzo Grazioli, cresce. Di pari passo con la sensazione di essere stato pugnalato alle spalle dai suoi stessi figli. E con la convinzione che Angelino Alfano ora tentera' la scalata per la leadership. I numeri, del resto, per la prima volta dopo anni di battaglie a suon di pallottoliere non erano dalla parte dell'ex premier. Gli stessi fedelissimi, tra cui lo storico 'uomo dei numeri', Denis Verdini, non si aspettavano un rischio cosi' alto di spaccatura del partito e di ritrovarsi in minoranza. Con la conseguenza di essere estromessi dalla stanza dei bottoni e diventare residuali. Berlusconi come Grillo, era lo scenario che si andava delineando: fuori dal Parlamento e per di piu' dimezzato da una condanna definitiva e da altre in procinto di essere emesse, che esce pubblicamente ogni tanto con qualche bordata. E quando il Cavaliere - anche dietro consiglio, viene riferito, di alcuni stretti collaboratori che, seppur 'falchi', avevano fiutato la trappola - ha deciso pressoche' in solitaria di stravolgere la linea dettata fino a nemmeno un'ora prima, e prendere la parola in Aula per annunciare il si' del Pdl alla fiducia, e' apparso chiaro che la battaglia era persa.

L'ex premier, questa mattina, aveva iniziato a nutrire qualche timore: ieri, a tarda sera, Angelino Alfano nei brevi 15 minuti di faccia a faccia aveva tentato di far capire al leader che l'ipotesi scissione non era una boutade: facciamo sul serio, se vai avanti sulla sfiducia ce ne andiamo. Berlusconi, nel suo intimo - viene spiegato - considerava l'iniziativa degli 'scissionisti' come un inutile teatrino, che si sarebbe ridotto in un buco nell'acqua, con pochi transfughi destinati a fare la stessa fine dell'ex alleato Fini. Ad incidere sulla scelta di stravolgere nuovamente le carte in tavola e fare una decisa inversione a U, viene spiegato, anche la ferma presa di posizione di Letta, sotto il 'cappello' del Colle: l'esperienza con Berlusconi e' finita, non lo voglio piu' in maggioranza.

Non che il Cavaliere ritenga di potersi assicurare un lasciapassare per il futuro continuando a sostenere il premier, del quale non si fida piu'. Ma la prospettiva di ritrovarsi isolato in Parlamento, escluso dal governo e per di piu' in minoranza nel suo partito sono dei rischi che, al momento, Berlusconi non puo' permettersi. Cio' non toglie che, smaltita la rabbia e la delusione per quelli che, nonostante la svolta della giornata, continua a definire 'traditori', l'ex premier torni a imbracciare la baionetta e dichiarare guerra. Nel Pdl l'ala filo-governativa teme nuove bordate in vista della Giunta, dopodomani. Ma, almeno al momento, la manifestazione convocata in contemporanea a piazza Farnese e' stata messa in stand by. Non erano sfuggite, al Cav, le voci di una diserzione massiccia da parte degli stessi parlamentari pidiellini. Insomma, Berlusconi sa di non avere il coltello dalla parte del manico, e starebbe valutando sul serio di mettere in atto la strategia dell'abbraccio mortale col suo ex delfino: ti do' la guida del partito - convinto che la vera partita si giochera' piu' in la' - metto in sordina i 'falchi' e preparo il colpo di grazia. Questo, viene spiegato, l'intento del Cavaliere a caldo, dopo aver incassato la prima sconfitta interna. Dal canto suo, Alfano prepara le prossime mosse: intanto 'congela' lo strappo e la nascita di nuovi gruppi, pronto a chiedere il conto al Cavaliere. Guida indiscussa del partito, isolamento dei 'falchi' e garanzia di un sostegno di legislatura al governo. Basta diktat e colpi di mano. Non solo. Nelle 'condizioni' c'e' anche quella di non tornare a minacciare la crisi per le sue vicende giudiziarie. Richieste che, per molti nel Pdl, sono troppo alte da digerire e Berlusconi non cedera' lo scettro cosi' facilmente.

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