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Politica

Di Renzo Modiano

Su un fatto sono tutti d'accordo: l'Italia è in piena recessione e vive uno dei momenti più drammatici della sua storia recente. Risparmiatemi lo strazio di elencare tutti i dati concordi che, spietatamente, ogni giorno, qualche Ente, o Istituzione, o Sindacato, o Associazione di categoria ci scarica addosso. Persino sulle terapie possibili e sulla loro urgenza c'è una rara vicinanza di opinioni, tanto grave è la situazione. Persino tra sindacati e Confindustria e tra Confcommercio e Associazioni di Consumatori c'è assonanza. Anche nella definizione della scala di priorità non si riscontrano drastiche divergenze.

 Però è in merito alle priorità che sorge una perplessità: se gli esperti stilassero un elenco delle cinquanta iniziative da prendere, decrescenti per efficacia, per fronteggiare la crisi…. neppure al cinquantunesimo gradino metterebbero l'introduzione della nomina diretta del Presidente della Repubblica. Esiste, infatti, un solo italiano convinto che la condizione in cui si trova oggi il Paese dipenda dal modo in cui sin qui si è eletto il Presidente della Repubblica? Certamente, NO. Allora perché questa spinta assillante del Pdl verso l'elezione diretta del Capo dello Stato? E' chiaro: ben altre sono le finalità di tale anacronistica pressione politica. Una sola: fare ottenere l'immunità per Berlusconi (di fatto definitiva). Visto che dal Parlamento l'investitura non l'avrà mai, tentiamo col plebiscito. Coi mezzi che ha, potrebbe assurgere a Unto del Signore. In apparenza un'inezia di modifica, con tutti i benefici che oggi spettano e qualcuno in più: cosa volete che interessi agli italiani, presi come sono da mille problemi, come si nomina il capo dello Stato? Non cosa da poco in realtà, perché quando si intacca il principio dell'eguaglianza dei cittadini e se ne crea Uno più Cittadino degli altri, si sa dove si inizia e non si sa dove si va a parare.

 Ragionare di adattamenti alla Costituzione non è peccato. La Carta non è giunta a noi dal Signore, portata da un sant'uomo, ergo è legittimo pensare di adattarla al mutare dei tempi. O.K. ma adattare non vuol dire stravolgere. Nelle intenzioni di chi oggi propone l'elezione diretta del Presidente c'è la chiara volontà di porre quest'ultimo in una posizione preminente sui tre poteri istituzionali: Legislativo, Esecutivo e Giudiziario. Oggi, in Italia, l'equilibrio tra i tre Poteri e il Presidente è perfetto. Come è perfetto l'equilibrio tra loro degli stessi tre poteri. Questa è verità che viene riconosciuta universalmente. Questo bilanciamento è l'insostituibile telaio della democrazia, ed è garantito dalla nostra Costituzione meglio che in tutte le altre. Meglio anche che in quella della repubblica Presidenziale per antonomasia, gli Stati Uniti, e in quella  semipresidenzialista in vigore in Francia. Piaccia o non piaccia, questa è Verità. Se gli USA non sono mai scivolati in derive autoritarie non è tanto grazie alla loro Costituzione, assai meno stringente della nostra in tal senso, ma di una prassi severa di controllo della Politica da parte della Società, e merito di una informazione libera e forte (si pensi al Watergate). Ma anche della convinzione diffusa tra tutti gli americani che chi sgarra, anche mentendo una sola volta, deve star fuori dalla politica.

Si vuol rendere il Paese più governabile e meno vulnerabili i Governi. Ottimo intento, ma occorre davvero sconvolgere le colonne portanti del Sistema Politico per ottenere ciò? Basterebbe l'adozione della sfiducia costruttiva Con quella, Scilipoti non sarebbe bastato a far cadere Prodi.

L'Italia è la dimostrazione che la pratica conta più della teoria: la nostra Carta è perfetta, ma gli italiani pensano all'opposto degli americani. Perciò siamo dove siamo. Da noi è arduo far rispettare le leggi, anche quelle chiare e inequivocabili e la Società non solo non sanziona chi mente una sola volta, ma neppure chi lo fa sistematicamente, anzi lo premia, perché ammira la furbizia. Se ciò è vero (è un luogo comune dirlo) noi dobbiamo essere particolarmente cauti nel metter mano alla Costituzione.

Nelle intenzioni di chi la propone, l'elezione diretta del Presidente della Repubblica ha senso solo e in quanto, l'eletto abbia poteri più ampi di quelli attualmente a lui riconosciuti. Si può fare questa affermazione senza tema di essere accusati di fare il processo alle intenzioni perchè l'assunto è trasparente. Allora, attenzione: in un territorio sismico com'è il nostro, modificare certi equilibri può causare un terremoto che farebbe saltare il sismografo. Di sicuro cambierebbe il rapporto tra Presidente della Repubblica e Governo e tra questo e Parlamento, a favore del primo. Ma sopra tutto - anche se di questo argomento si evita di parlare - si intende sconvolgere l'equilibrio tra Governo e Potere Giudiziario (Magistratura). Per esempio, facendo dipendere quest'ultima dal Ministero di Grazia e Giustizia (se non dell'Interno) come accade in altri Paesi che invidiano la nostra odierna reale indipendenza della Giustizia dalla Politica. E' questo l'obbiettivo finale della riforma costituzionale che qualcuno vuol far discendere a cascata dalla modifica dell'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Si vuol passare da una Repubblica Parlamentare, qual è la nostra attuale, a Repubblica Semipresidenziale. E sottomettere i giudici al Potere Esecutivo, com'è, di fatto, in America (Procuratori eleggibili) e in Francia (dipendenti dal Governo)

Comunque, nel momento attuale, nell'asfissia in cui l'Italia si dimena e da cui stenterà a liberarsi è urgente - e opportuno - ipotizzare lo sconvolgimento della nostra Carta fondamentale? Anche ammettendo (personalmente io ho forti dubbi in merito) che all'Italia gioverebbe metter mano alla Costituzione nella direzione del Presidenzialismo, a che pro farlo adesso, frettolosamente, con finalità oscure, partendo dalla coda piuttosto che dalla testa? Non si riesce ad eliminare le Province, Nessuno dice chiaramente quali saranno le competenze della Camera delle Regioni (ex Senato) che, conoscendo i nostri polli, è facile immaginare che bloccherà con una teoria infinita di ricorsi la promulgazione delle Leggi, molto di più di quanto accada oggi col bicameralismo perfetto. Dobbiamo partire allora dalla nomina del Presidente? Suvvia non scherziamo.

Eppure, il PDL con tutta la forza di cui dispone, preme in tal senso. E qui mi sfugge qualcosa perché i tempi per modificare la Costituzione sono obbligatoriamente lunghi, molto più lunghi del tempo che occorre perché i processi a Berlusconi in svolgimento giungano a termine. Se così è,  due sole ipotesi esistono: Berlusconi è assolto, e allora a cosa gli serve lo sciame sismico nella Costituzione? Berlusconi è condannato e interdetto dai pubblici uffici per anni e anni o per sempre…. E allora non sarà candidabile al Quirinale. O lo sarebbe ancora? Sarebbe originale la cosa!

Queste ovvietà Berlusconi non ha bisogno di sentirsele dire da me, allora qual è il suo disegno? ….Perché uno, siatene certi, lo ha.

"Gli avversari si battono nelle elezioni." Ripeterebbe ancora il PD?  

Calma, non è un incubo. Però ne abbiamo viste di cose simili nel corso di questi ultimi venti anni. Pensiamoci bene, erano leggi, appena, appena meno ridicole di quella appena ventilata.

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