Un programma straordinario per aumentare l’offerta di case a prezzi accessibili, recuperando alloggi pubblici inutilizzati, immobili non redditizi e aree degradate. È questo il cuore dello schema di decreto-legge sul “Piano Casa”, datata 30 aprile 2026, che punta a intervenire sull’emergenza abitativa con misure per edilizia residenziale pubblica, sociale e integrata.
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Il provvedimento prevede un programma nazionale di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia pubblica e sociale, con una dotazione di 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030. Le risorse saranno gestite attraverso il Ministero delle Infrastrutture e Invitalia, con avvisi pubblici rivolti ai soggetti attuatori, compresi gli ex Iacp.
Tra i destinatari indicati ci sono giovani, studenti universitari, lavoratori fuori sede, giovani coppie, genitori separati e anziani, anche attraverso formule di coabitazione solidale e intergenerazionale. Un ruolo centrale viene affidato a un Commissario straordinario, incaricato di coordinare gli interventi, censire gli immobili pubblici inutilizzati e accelerare le procedure autorizzative.
Il decreto introduce anche un fondo di garanzia per la morosità incolpevole negli alloggi di edilizia residenziale pubblica, con una dotazione iniziale di 22 milioni nel 2026 e 20 milioni nel 2027, e prevede procedure per il riscatto degli alloggi popolari da parte degli assegnatari non morosi e senza altra abitazione di proprietà.
Sul fronte dell’edilizia integrata, si apre alla partecipazione prevalente di capitali privati, ma impone che almeno il 70% dell’investimento sia destinato ad alloggi convenzionati. I canoni e i prezzi calmierati dovranno essere ridotti di almeno il 33% rispetto ai valori di mercato, con vincoli di destinazione per almeno 30 anni.
Il testo punta inoltre su rigenerazione urbana, recupero del patrimonio esistente e contenimento del consumo di suolo. Resta però da verificare l’impatto concreto delle misure, soprattutto sul fronte dei tempi di attuazione, del coordinamento con Regioni e Comuni e della capacità di attrarre investimenti privati senza ridurre la funzione sociale dell’intervento pubblico.

