Due vertici del campo largo, l’8 ed il 15 luglio. Lo annunciano sui sociali i leader di Pd, M5s, Avs: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli: “Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio. Ci vediamo presto!”. Scrivono i leader postando una foto che li ritrae insieme.
Il post pubblicato sui social
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A parlare di campo non largo, ma aperto anche l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate e fondatore del movimento ‘Più uno’, Ernesto e Maria Ruffini. “È evidente che Più Uno non si limiterà a una mera testimonianza politica. Vogliamo dare un contributo a un contenitore che chiunque insieme a noi può contribuire a formare. Con una premessa importante: deve essere in grado di allargare la proposta politica, altrimenti non vale la pena. Vogliamo trasformare il campo largo in un campo aperto“.
“Oggi – aggiunge – abbiamo comitati in tutte le province italiane. Io non mi riconosco in una politica di centro: sono di centrosinistra. In ogni caso bisogna aspettare di conoscere quale sarà la legge elettorale che accompagnerà gli italiani al voto per fare qualunque valutazione. Vincere le elezioni non è sufficiente: la vera questione è sapere dove si sta andando, qual è la visione? Non significa un elenco di provvedimenti bandiera in cui ciascuna forza politica si ritrova per richiamare una sorta di identità politica comune, che però non forma alcuna visione di paese”.
“In questi quattro anni e mezzo di governo – prosegue Ruffini – si può imputare al centrodestra di aver realizzato ben poco, al di là di una buona narrazione, ma negli stessi quattro anni e mezzo c’è stata un’opposizione che, arrivati al giugno 2026, si riduce a immaginare l’esigenza di un tavolo attorno al quale sedersi, ma che, a partire dalla politica estera, non sa offrire alcuna idea alternativa di paese”. “La domanda – aggiunge parlando della patrimoniale – da cui partire non è se sia giusto chiedere di più a chi ha di più. La Costituzione ha già risposto con capacità contributiva e progressività. La domanda è se il nostro sistema fiscale rispetti davvero quel principio. Oggi l’aliquota marginale massima del 43 per cento scatta già oltre i 50 mila euro e il sistema non distingue più tra chi guadagna 50 mila e chi guadagna 500 mila o 50 milioni. È ragionevole? A cosa dovrebbe servire l’eventuale gettito?”, conclude Ruffini.

