Il ministro dell’Interno richiama l’attenzione sui percorsi di radicalizzazione tra i più giovani e rivendica il lavoro di prevenzione fatto da polizia e intelligence. Dal suo arrivo al Viminale sono stati espulsi 250 stranieri considerati pericolosi per la sicurezza nazionale.
Il ministro difende anche le nuove procedure accelerate per asilo e rimpatri
“A un anno, o poco più, dalla scadenza della legislatura più che essere orgoglioso di qualcosa in particolare sono contento di aver avuto l’opportunità di far parte di un governo stabile e solido che durerà fino alla fine del mandato. Abbiamo avuto la possibilità di fare programmazione. E’ un privilegio che non hanno avuto altri miei predecessori”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi traccia un bilancio dei suoi quattro anni al Viminale in un’intervista al vice direttore del Messagero Barbara Jerkov che si è svolta ieri ad un evento a Villa Miani e riportata oggi sul quotidiano.
Parlando di migranti e rimpatri, il ministro ha spiegato che il decreto varato la scorsa settimana “è il completamento in chiave nazionale di un quadro regolatorio rivoluzionario adottato di recente in Europa con il contributo primario dell’Italia”.
La chiave di volta, secondo Piantedosi, è aver creato le basi della riforma della gestione dei processi del riconoscimento del diritto di asilo. “L’obiettivo di questa norma è di agire in maniera più veloce. Si chiamano procedure accelerate di frontiera, che I’Italia ha voluto adottare ben sapendo di essere un paese di primo ingresso, per fare in modo che tutto quello che ora avviene in 4 anni possa avvenire in 12 settimane. È una grande scommessa su cui stiamo investendo, è un lascito ai governi futuri per gestire questo fenomeno epocale”.
Sul rischio terrorismo, il titolare del Viminale ha sottolineato la necessità di “essere vigili. Abbiamo sempre più seconde generazioni di stranieri – ha detto Piantedosi – Dal 2020 una ventina di minorenni sono ristretti in carcere perché colti in processi di radicalizzazione islamica. Le nostre forze di polizia, scambiandosi informazioni con l’intelligence, meglio di chiunque al mondo sono capaci di individuare questi soggetti, di fare prevenzione. Dall’inizio del mio mandato abbiamo espulso 250 stranieri considerati pericolosi per la sicurezza nazionale. È un fenomeno sfidante che ci impone un’attenzione crescente, ma rispetto al quale arriviamo con una professionalità sedimentata negli anni e rafforzata da ciò che questo governo ha fatto”.

